Trump, il discorso più lungo per provare a convincere gli americani delusi

di Elena Molinari, New York
Attacchi ai democratici, minacce all'Iran e soprattutto difesa del lavoro fatto sull'economia, tema su cui il presidente americano sta perdendo terreno nei sondaggi. «Siamo più ricchi che mai». Proteste e urla dell'opposizione. Sui migranti ha provato a tenere il punto dopo i fatti di Minneapolis, mentre 18 vescovi e arcivescovi Usa hanno chiesto di fermare «la deportazione di massa»
February 25, 2026
Trump, il discorso più lungo per provare a convincere gli americani delusi
Il presidente americano Donald Trump durante il discorso pronunciato nella notte sullo stato dell'unione / Afp
Un discorso combattivo, divisivo e da record per durata. Il discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump è stato il più lungo mai tenuto da un presidente americano: un’ora e 45 minuti, fra insulti all’opposizione, urla dal pubblico dei parlamentari e diversi seggi lasciati vuoti dai democratici. Sullo sfondo, il tentativo del capo della Casa Bianca di superare lo scetticismo degli americani e convincere che il loro Paese è entrato in una nuova «età dell’oro».
«Questi sono pazzi… I democratici stanno distruggendo il nostro Paese, ma li abbiamo fermati appena in tempo», ha attaccato il presidente, suscitando le grida della deputata del Minnesota Ilhan Omar: «Hai ucciso degli americani». 
Il presidente ha esordito con una lunga difesa della propria agenda economica, insistendo su inflazione in calo, mercati azionari ai massimi e nuovi tagli fiscali. «La nostra nazione è tornata — ha detto - più grande, più forte e più ricca che mai», ha dichiarato tra gli applausi dei repubblicani. Un messaggio che guarda alle elezioni di midterm, con i sondaggi che indicano un consenso in calo e un crescente malcontento per il costo della vita: solo il 36% degli americani approva infatti la gestione dell’economia da parte di Trump. E i lavoratori di diversi Stati continuano a denunciare salari insufficienti e prezzi elevati per casa, sanità e alimentari.
Ma il presidente ha dato fondo a tutta la sua retorica per ricostruire i due pilastri della sua presidenza, che minacciano di sgretolarsi: oltre alla crescita economica, l’immigrazione. Il presidente Usa ha ribadito la necessità di deportazioni di massa e ha collegato la presenza di stranieri senza documenti. Trump ha evocato con dettagli cruenti casi di cronaca nera causati da immigrati illegali e lanciato una “guerra alle frodi”, soprattutto a quelle perpetrate dalle comunità immigrate. Prendendo come esempio la comunità somala del Minnesota (da lui in passato definita “spazzatura”), ha insistito sulla necessità di rafforzare i controlli e accusando i democratici di bloccare i fondi al Dipartimento per la Sicurezza interna e all’Ice.
Proprio ieri, poche ore prima del discorso, 18 vescovi e arcivescovi delle diocesi di confine del Sudovest e della California hanno ribadito la richiesta di una riforma dell’immigrazione, denunciando «la deportazione di massa indiscriminata» come lesiva della dignità umana e non nell’interesse nazionale.
Pur riconoscendo «il diritto e il dovere di una nazione sovrana di far rispettare le proprie leggi», i presuli hanno chiesto il ripristino delle garanzie costituzionali, la fine di arresti senza mandato e di pratiche intimidatorie, nonché la tutela dei “luoghi sensibili” come chiese, scuole e ospedali.
Trump ha poi difeso la sua linea sui dazi nonostante la recente bocciatura della Corte Suprema. «I dazi, pagati dai Paesi stranieri, sostituiranno l’imposta sul reddito», ha sostenuto, affermazione contestata da numerosi analisti che ricordano come il costo ricada sulle imprese americane importatrici.
Il capo della Casa Bianca ha dedicato almeno un quarto dell’intervento alla politica estera, sostenendo di aver risolto otto guerre e di star lavorando duramente per risolvere la nona, quella fra Ucraina e Russia. Molti dei presenti in Congresso indossavano spille con i colori della bandiera ucraina. La deputata democratica Rashida Tlaib ha però contestato il presidente ad alta voce: «È una bugia», ha gridato. Pur elencando nemici e minacce, Trump non ha mai citato esplicitamente gli alleati europei o asiatici.
Trump ha usato toni durissimi contro Teheran. «Non consentirò mai allo sponsor numero uno del terrorismo di avere un’arma nucleare — ha detto —. Non esiterò a fronteggiare le minacce all’America ovunque sia necessario. Per questo lo scorso anno abbiamo distrutto il programma nucleare iraniano». Pur dichiarando di preferire la diplomazia, ha promesso di «non esitare» a intervenire contro minacce agli Stati Uniti.

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