Nicola Savino: «Il mio DopoFestival? Un elogio della leggerezza»

Il conduttore racconta il programma fatto di ritmo e improvvisazione: «In questi tempi la missione è alleggerire, ma con intelligenza». E gli ascolti lo premiano
February 26, 2026
Nicola Savino: «Il mio DopoFestival? Un elogio della leggerezza»
Nicola Savino al DopoFestival / Ansa
Il DopoFestival riaccende le luci del Teatro del Casinò di Sanremo, accompagnando il pubblico di Rai 1 nella vita notturna del Festival di Sanremo 2026. Da ieri notte sino al 27 febbraio, subito dopo la chiusura delle serate all’Ariston, Nicola Savino è tornato alla conduzione di un happening che vive di ritmo, improvvisazione e libertà. Un vero e proprio “dopo partita”, con al centro le impressioni a caldo dei cantanti in gara. E, mentre il Festival ha perso per strada una fetta di pubblico rispetto al 2025, Dopofestival (dall'1.32 all'1.59) è invece salito raccogliendo ben 2 milioni 200mila telespettatori con il 52.8% di share. Al fianco di Savino un cast fisso composto da Aurora Leone e Federico Basso, pronti a guardare il Festival di traverso e a intervenire sui momenti più discussi della serata con ironia e imprevedibilità. La musica resta centrale anche fuori dall’Ariston: il maestro Enrico Cremonesi porta sul palco competenza e ascolto, accompagnando i cantanti in gara in inedite performance live. Accanto a loro, giornalisti della carta stampata, della televisione, della radio e del web: voci diverse chiamate a commentare e discutere la serata da lTeatro del Casinò di Sanremo.
Savino, questo è il suo quarto “DopoFestival”. Come è questa edizione?
«Sono felicissimo. L’idea è preparare il meno possibile. Deve essere un vero dopo partita: si reagisce a caldo, ci si regola di conseguenza. Anche nella scelta della squadra ho seguito questo spirito, con consigli preziosi del direttore artistico. Molto viene improvvisato. La scaletta? Si scrive quasi mentre andiamo in onda».
Il Festival arriva in un periodo complicato. Che clima si respira?
«Proprio quando il periodo è complicato, la missione è alleggerire. Anche il DopoFestival si nutre di leggerezza, ma senza perdere il calore della notizia. Se succede qualcosa di sconveniente durante la serata, lo affrontiamo. Anzi, la polemica è un po’ il sale del DopoFestival. Il mio ultimo DopoFestival fu quello della famosa serata con Bugo e Morgan… e accadde tutto in diretta».
Quanto conta la serietà professionale dietro la leggerezza?
«Moltissimo. Dedico gran parte della giornata alla lettura dei giornali, cerco di essere informato sulle opinioni e su quello che accade. Leggo due o tre quotidiani di riferimento. Grazie alla radio – e al lavoro con Linus – resto al passo su nuovi cantanti, nuove serie, nuove tendenze. Essere brillanti richiede lavoro interiore: bisogna evitare di diventare adolescenti di sessant’anni. L’intrattenimento leggero è fatto di informazione, prontezza di riflessi e capacità di adattarsi immediatamente».
Che Festival musicale è questo Sanremo?
«La mia prima impressione è che sia un Festival un po’ più sentimentale del solito. Una “balorda nostalgia”, ma non dei tempi che furono: una malinconia bella. Ci sono canzoni romantiche, ma anche molti sapori diversi. È uno spaccato musicale ricco».
A che punto siamo della musica italiana?
«Sono un grande fan della musica italiana. Generazionalmente non sono cresciuto con il rap, ma ho visto nascere questo genere e lo capisco. Non storco il naso davanti all’autotune. Non credo che prima fosse meglio: è sempre meglio quando la musica sa raccontare il presente. Oggi il mercato è florido: basta guardare le classifiche streaming, dominate da artisti italiani. Abbiamo conquistato il nostro mercato. Siamo passati dal supporto fisico alla musica liquida, da una fase in cui nessuno pagava allo streaming che oggi sostiene davvero l’industria».
Intelligenza artificiale: opportunità o rischio?
«Sono un fautore del presente e del futuro: va utilizzata. Ogni volta che arriva uno strumento nuovo siamo immaturi nel gestirlo. È successo con tante innovazioni. Poi impariamo a regolamentarle. Anche l’intelligenza artificiale va compresa e usata con responsabilità».
Lei ha una figlia ventenne: che gusti musicali ha?
«Ama il rap italiano. Mi aiuta a capire gusti e linguaggi nuovi. È un confronto continuo e prezioso».
La sua è una conduzione rassicurante. È una scelta?
«Se è percepita così, ne sono lieto. Quando parlo con colleghi come Carlo Conti o Antonella Clerici, condividiamo un’idea di spettacolo non urlato. Non c’è bisogno di essere feroci. Il mondo dello spettacolo non è una giungla: siamo persone normali, con famiglia e figli. Facciamo una tv in cui ci si può rispecchiare».
Ha attraversato momenti difficili nella sua vita?
«Certo. I lutti, la perdita dei genitori: passaggi che ti mettono a nudo e ti obbligano a ripartire da zero. Il tempo è un medico, ma non spiega tutto. Sono momenti di metamorfosi, di passaggio all’età adulta. E poi c’è il “nido vuoto”: vedere una figlia che cresce e prende la sua strada. Sono cose della vita, un’etica che nessuno ti insegna davvero. E che, in fondo, anche le canzoni di Sanremo raccontano».

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