Al via il Festival di Sanremo nel nome della Repubblica

Ospite Gianna Pratesi, 105 anni, che votò nel 1946. Conti si commuove per il brano di Meta su Gaza pensando alle "tombe dei bambini morti per le follie degli uomini"
February 25, 2026
Al via il Festival di Sanremo nel nome della Repubblica
Sanremo, 76° Festival della canzone italiana. Carlo Conti, Gianna Pratesi con il figlio/Ansa
Carlo Conti lo aveva annunciato: “Sarà un festival baudiano”. E il Pippo Nazionale, scomparso l’anno scorso, ha aperto con la sua inconfondibile voce la 76ma edizione del Festival di Sanremo sulle note della celebre sigla “Perché Sanremo è Sanremo”.
Anche l’entrata della co conduttrice Laura Pausini, elegantissima in velluto nero, viene annunciata dal suo Pigmalione Baudo. Uno dei momenti toccanti della serata come la standing ovation per lo scomparso maestro Peppe Vessicchio. Conti vuol dare un senso istituzionale a questo suo ultimo Festival, lo ha detto, portare serenità e unità, perché “tutti cantano Sanremo”.
Festeggiando anche gli 80 anni della nostra Repubblica (anche se la grafica alle spalle sbaglia e scrive “Repupplica”) e del voto alle donne in Italia, con un’ospite d’onore speciale, la signora Gianna Pratesi, 106 anni il 16 marzo prossimo portati in modo gagliardo. "Se Sanremo ha 76 anni, la nostra Repubblica ne ha 80. Fatelo un applauso per gli uomini e alle donne che hanno perso la vita, i nostri nonni, i nostri bisnonni, i nostri genitori, che hanno perso la vita per noi, per la nostra libertà, per darci questa Repubblica che ci permette di essere liberi” dice Conti. "Ma lei ha votato per la monarchia o per la Repubblica?", chiede Carlo Conti nel corso della chiacchierata con la vivace ultracentenaria. "Eravamo sicuri a casa mia, tutti di sinistra...", risponde la signora Pratesi fra le risate del pubblico. E quando Conti la incalza sulla domanda iniziale, monarchia o Repubblica?, la signora risponde sicura: "No, no, Repubblica!".
La serata scorre serrata fino nel cuore della notte per dare modo ai 30 Big in gara di presentarsi guidati da Carlo Conti maestro di cerimonie. C’è giusto lo spazio per qualche diversivo. Un Tiziano Ferro in stato di grazia che, emozionato, dona una lezione di canto a tanti presenti, un elegantissimo Kabir Bedi che ancora oggi da dei punti al pur aitante Cam Yaman in un confronto Sandokan versus Sandokan e un Max Pezzali sempreverde dalla nave sponsor.
La gara scorre tra abiti eleganti, brani che cantano di amore, amicizia, famiglia, insicurezze, fra ritmi latini, melodia e country. Si balla subito in apertura con Ditonellapiaga che ci porta in discoteca con la sua “Che fastidio!” e non è da meno Dargen D’Amico che ironizza sull’intelligenza artificiale in “AI AI”, mentre l’amore e la famiglia trionfano nel romanticismo di Tommaso Paradiso, nell’amore coniugale contro le tempeste di Raf e nell’esplosiva “Per sempre sì” di Sal Da Vinci che conquista l’Ariston. E se a giocarsi il podio sono la grinta della coppia Masini-Fedez e la loro “Male necessario” e la gran voce di Serena Brancale che canta la nostalgia per la madre scomparsa in “Qui con me” la canzone che tocca i cuori ed ha più senso in questo Festival è “Stella stellina” di Ermal Meta. Il brano è una delicata ninna nanna mediorientale ispirata alla tragedia di Gaza, ma dedicata a tutti i bambini vittime delle guerre. Ermal ha voluto far cucire sui suoi abiti i nomi di bambine palestinesi, ogni sera un nome diverso come scrive sui social: “La protagonista di Stella Stellina è una bambina senza nome, ma forse ha tutti i nomi. Aysha, Amal, Layla, Nour, Hind, che importa, forse niente forse tutto. Figlie di nessuno, figlie di tutti”
Consegnando i fiori a Ermal Carlo Conti si commuove. “Che i fiori siano solo per Sanremo e non sulle tombe dei bambini morti per le follie degli uomini". Il Festival qui acquista tutto il suo senso.

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