Il Coro Anffas illumina di gioia l'Ariston

E Achille Lauro commuove con la sua "Perdutamente" dedicata alla strage di Crans Montana e al giovane Achille Barosi morto nel rogo
February 26, 2026
Il Coro Anffas illumina di gioia l'Ariston
Carlo Conti e ara Pausini con il coro ANFFASS all'Ariston. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Meno brani in gara, più  movimento e più sostanza. La seconda serata del Festival di Sanremo trova uno dei suoi momenti più significativi quando sul palco del Teatro Ariston salgono le ragazze e i ragazzi del coro dell’ANFFAS della Spezia. Magliette rosse, una scritta semplice: “Siamo come te”. Un messaggio diretto, senza enfasi, che riassume il senso della loro presenza.
A presentarli è Carlo Conti, che lascia spazio alla musica. Il coro intona Si può dare di più, il brano vincitore del Festival di Sanremo 1987 firmato da Gianni Morandi, Enrico Ruggeri e Umberto Tozzi. Una scelta coerente: è una canzone popolare, conosciuta, che parla di responsabilità condivisa e di impegno.
Con loro canta Laura Pausini, che si inserisce nell’esecuzione con discrezione. Non è un cameo, ma un accompagnamento. Alla fine dell’esibizione, Pausini e Conti si avvicinano ai ragazzi per un breve scambio. “Questa è la dimostrazione che i sogni si possono realizzare”, dice la cantante. L’Ariston applaude a lungo. Poi la foto di gruppo, a chiudere un momento che ha portato sul palco una realtà spesso raccontata solo ai margini.
La presenza del coro di Special Festival – il progetto nato a La Spezia all’interno di Anffas – non è improvvisata. È il risultato di un percorso avviato nei mesi scorsi e passato anche da un incontro istituzionale a Montecitorio, grazie ai vicepresidenti della Camera Sergio Costa e Giorgio Mulè. In quella sede, Simone Bianchi, insieme ai ragazzi, aveva rivolto pubblicamente a Conti l’invito a partecipare al Festival. L’invito è stato accolto.
Lo Special Festival nasce da un’idea di Alessia Bonati, coordinatrice di Anffas La Spezia, condivisa con il Premio Lunezia, e si è sviluppato sotto la direzione artistica di Beppe Stanco. È una gara canora che mette in coppia un Artista Speciale con disabilità intellettiva e un interprete noto della musica italiana. Insieme portano sul palco brani celebri, davanti a una giuria. Negli anni hanno partecipato, tra gli altri, Roby Facchinetti, Mario Biondi, Marco Masini, Fausto Leali, Paolo Vallesi, Alexia. La quarta edizione è stata vinta da Giovanni Signorato con i Nomadi. La quinta si terrà il 29 novembre al Teatro Civico della Spezia, in prossimità della Giornata internazionale delle persone con disabilità del 3 dicembre.
Il progetto è sostenuto, tra gli altri, da Anffas Nazionale, Anffas Liguria, Special Olympics Italia, Regione Liguria e Comune della Spezia. Una rete che conferma come l’inclusione non sia solo una parola, ma un lavoro strutturato e continuativo.
La seconda serata del Festival si era aperta con la prima sfida tra le Nuove Proposte, che ha definito i finalisti Angelica Bove e Nicolò Filippucci. Tra i quindici Big in gara, resta forte il messaggio di Ermal Meta, che richiama la tragedia di Gaza: “I bambini dovrebbero fare rumore, non silenzio”, ha detto lasciando il palco.
Spazio anche all’intrattenimento, dalle gag di Lillo e Pilar Fogliati agli incontri con le atlete olimpiche Francesca Lollobrigida e Elisa Vittozzi, e con gli atleti paralimpici fra cui Giacomo Bertagnolli. Momenti diversi, ma legati da un filo comune: il racconto di un Paese che attraverso lo sport e la musica prova a valorizzare tutte le sue energie.
Appassionato anche il duetto tra Achille Lauro e Laura Pausini sulle note di 16 marzo, mentre particolarmente toccante è il momento in cui l’artista romano intona Perdutamente, interpretato insieme al soprano Valentina Gargano e a un coro di venti elementi, dedicato alle vittime di Crans Montana. Il brano era stato il grido di dolore della mamma di Achille Barosi, studente milanese ucciso a 16 anni dal rogo di Capodanno. "Achille Lauro – ha spiegato in mattinata il direttore artistico - avrebbe dovuto proporre il brano dell'anno scorso Incoscienti giovani. Ma quando abbiamo visto quella mamma cantare il brano di Achille davanti alla bara del figlio, ci siamo detti: dobbiamo cambiare, fare quella canzone lì, e Achille ha subito accettato. Perché queste tragedie non succedano più". Dopo una interpretazione magistrale, finita tra le lacrime, un commosso Achille Lauro aggiunge: "Se questa cosa possa avere confortato anche solo una persona, per noi era un dovere". Il Festival di Sanremo ha senso anche, e soprattutto, per momenti come questi.

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