Stop alle deportazioni di immigrati: la voce dei vescovi dalle frontiere Usa

di Elena Molinari, New York
I pastori di 18 diocesi del Sud degli Stati Uniti hanno chiesto al Congresso di «riparare il sistema» di gestione degli immigrati: «Basta con controlli casuali, espulsioni accelerate, arresti senza mandato»
February 25, 2026
Stop alle deportazioni di immigrati: la voce dei vescovi dalle frontiere Usa
Un gruppo di migranti a Ciudad Juárez, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti / ANSA
Mentre la Casa Bianca difende la linea delle deportazioni di massa, la Chiesa cattolica statunitense alza nuovamente la voce. Poche ore prima del discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump 18 vescovi e arcivescovi – in gran parte delle diocesi di confine del sud-ovest e della California – hanno chiesto regole più chiare per i migranti e criticato con forza l’attuale stretta dell’Amministrazione. I presuli chiedono al Congresso di «riparare il sistema di immigrazione degli Stati Uniti», offrendo ai lavoratori senza documenti e alle loro famiglie «un percorso verso la cittadinanza» e migliorando l’accesso ai canali legali. Pur riconoscendo «il diritto e il dovere di una nazione sovrana di far rispettare le proprie leggi», hanno aggiunto che tali norme devono essere applicate «in modo da proteggere la dignità e i diritti della persona umana».
I vescovi dicono “no” alla «deportazione di massa indiscriminata», definita «dannosa e non nell’interesse della nazione». Quindi denunciano l’uso di «maschere, controlli casuali senza fondato sospetto, pattugliamenti mobili e abusi fisici», sollecitando il ripristino delle garanzie «sancite nella nostra Costituzione». Contestano in particolare l’uso di espulsioni accelerate, arresti senza mandato, fermi nei tribunali e discriminazione razziale. La presa di posizione arriva in un contesto di crescente scetticismo nell’opinione pubblica. Un sondaggio Pbs/Marist rileva che per il 65% degli americani l’Amministrazione è andata troppo in là nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione.
I vescovi esprimono preoccupazione anche per lo stallo del sistema d’asilo, «di fatto fermo» dall’inizio del secondo mandato di Trump, e invocano il ripristino del diritto di presentare domanda al confine. Negarlo, avvertono, espone i richiedenti a «abusi da parte di organizzazioni criminali». Non meno grave, secondo i presuli, il clima di paura che si è diffuso nelle comunità immigrate. «Membri della nostra comunità hanno deciso di non partecipare alla Messa o di non accedere ai sacramenti per timore dei controlli», scrivono, definendo la situazione «una questione di libertà religiosa» e chiedendo di tornare a considerare chiese, scuole e ospedali “luoghi sensibili” immuni alle retate.
L’appello si inserisce in una mobilitazione più ampia dell’episcopato. La scorsa settimana il vescovo Brendan Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale, ha denunciato il piano dell’Ice di creare una rete di grandi centri di detenzione, veri e propri “magazzini” capaci di ospitare fino a 92.600 persone. «Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi capannoni dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano», ha scritto, evocando come unico precedente storico i campi di internamento per i cittadini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale. Secondo un rapporto del 2025 citato dai vescovi, sei detenuti su dieci sono cattolici e i cristiani rappresentano l’80% delle persone a rischio di deportazione, mentre tre quarti dei trattenuti non hanno alcuna condanna penale. Già la scorsa estate il presidente dei vescovi Usa aveva espresso solidarietà alle comunità colpite dalle retate: «Il vostro timore risuona nei nostri cuori», aveva scritto Timothy Broglio. L’arcivescovo aveva denunciato arresti e rimpatri «arbitrari o senza adeguate garanzie» come segno di «una crisi sociale profonda». Nel nuovo appello, i vescovi invitano il governo ad affrontare anche le cause delle migrazioni e a investire nei Paesi d’origine. «Questa situazione non riguarda solo i migranti – ha sottolineato Cahill –. Tocca l’anima stessa dell’America».

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