I nuovi centri di detenzione per migranti ricordano la Guerra mondiale, denunciano i vescovi Usa

di Elena Molinari, New York
Il piano di allestire 20 grandi centri con 92.600 posti letto entro il 30 novembre solleva le preoccupazioni della Conferenza episcopale americana: «Ricordano i campi di internamento della Seconda Guerra Mondiale
February 22, 2026
I nuovi centri di detenzione per migranti ricordano la Guerra mondiale, denunciano i vescovi Usa
Il cardinale di Chicago Blase Cupich nella messa del Mercoledì delle Ceneri in onore degli immigrati a Melrose Park, Illinois, U.S., 18 febbraio 2026. REUTERS/Heather Schlitz
Profonde preoccupazioni per un piano senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti, che interroga la coscienza del Paese. Il presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale americana ha lanciato, sul sito ufficiale dei vescovi Usa, un allarme durissimo contro il progetto dell’Amministrazione Trump di espandere massicciamente la detenzione degli immigrati attraverso la creazione di grandi strutture, veri e propri “magazzini” capaci di internare migliaia di persone. «Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi capannoni dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano — ha detto il vescovo Brendan Cahill di Victoria, in Texas —. Qualunque sia il loro status migratorio, queste persone sono esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio. Siamo davanti a un punto di svolta morale per il nostro Paese». Secondo documenti interni del dipartimento per la Sicurezza Interna, l’Immigration and Customs Enforcement (Ice) punta ad acquistare almeno 20 magazzini in tutto il Paese per creare 92.600 posti letto entro il 30 novembre. Almeno otto strutture, già individuate o acquisite in Stati come Georgia, Texas, Pennsylvania e Maryland, sarebbero dei “mega-centri” in grado di detenere tra le 7mila e le 10mila persone ciascuno. Altri siti sono allo studio in Missouri, New Jersey, New Hampshire, North Carolina, Tennessee e Utah.
Il progetto costerà 38,3 miliardi di dollari, finanziati attraverso la «Grande, bellissima legge», la misura di bilancio voluta dalla Casa Bianca. Una cifra che, sottolinea la Conferenza episcopale, equivale a quasi cinquanta volte il bilancio annuale dell’intero sistema giudiziario per l’immigrazione. Secondo un rapporto del 2025 della Conferenza e del gruppo World Relief, sei immigrati detenuti dal governo su dieci sono cattolici, e i cristiani rappresentano l’80 per cento delle persone a rischio di detenzione e deportazione. Quasi un cattolico su cinque negli Stati Uniti vive inoltre una «condizione di vulnerabilità diretta o indiretta» rispetto alle politiche di deportazione.
«Non esiste un precedente storico per strutture di questa scala, se non i campi di internamento dei cittadini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale», ricorda Cahill. Tra il 1942 e il 1946 oltre 125mila persone, molte delle quali con cittadinanza americana, furono incarcerate in campi remoti; almeno 1.600 morirono durante la detenzione. I vescovi denunciano anche le condizioni già presenti nei centri Ice: scarsa igiene, carenza di cure mediche, limitazioni all’assistenza legale e pastorale, oltre a episodi di violenza. Attualmente, secondo i dati della Syracuse University, tre quarti dei detenuti non hanno alcuna condanna penale. Già lo scorso novembre i vescovi Usa si opposero con forza alla deportazione di massa indiscriminata lanciata da Washington e espressero preoccupazione per le condizioni esistenti nei centri di detenzione, sottolineando in particolare la mancanza di accesso all’assistenza pastorale per i detenuti. In molte occasioni si sono anche opposti all’ampliamento della detenzione familiare. Nel 2024 sono morte 32 persone in custodia dell’Ice, il numero più alto degli ultimi vent’anni; altre sei sono decedute nei primi mesi del 2026.
«Il governo federale non ha una storia positiva quando si tratta di detenere grandi numeri di persone, soprattutto famiglie», ha avvertito il presule. Richiamandosi alla dottrina sociale della Chiesa, i vescovi Usa chiedono al Congresso e all’Amministrazione di «abbandonare l’uso improprio dei fondi pubblici» per cercare soluzioni che non trasformino la detenzione di massa in una nuova normalità. Una situazione che, nelle parole del vescovo, non riguarda solo i migranti, ma tocca «l’anima stessa dell’America».

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