Il food delivery non fa utili nemmeno sottopagando i rider

Le grandi aziende del settore in Europa continuano ad avere i conti in rosso: il problema è strutturale e sta nei bassi margini dell'attività di consegna
February 27, 2026
Rider per le strade di Napoli
Un rider Deliveroo in attesa di chiamata a Napoli. A sinistra un suo collega della Glovo 25 febbraio 2026. ANSA/ CIRO FUSCO (generica, food, domicilio, delivery)/ ANSA
Quelli che decenni fa facevano i “portapizze” o i garzoni delle drogherie possono confermarlo: non si diventa ricchi ritirando cibo e pasti da chi li vende per portarli a casa di chi vuole mangiarli. Era un’attività povera ai tempi della old economy e tale è rimasta anche nell’era della platform o gig economy. Il business è avaro per gli ultimi della catena, come le cronache della quotidianità dei rider ci ricordano, ma anche per i supermanager del settore. Loro non amano ammetterlo, per non fare scappare banche e fondi di investimento, ma l’attività del food delivery resta un affare in perdita, dove gli utili non si vedono quasi mai.
Qualche spia delle difficoltà del settore l’abbiamo vista negli ultimi anni. C’è stato il caso della startup tedesca Gorillas, logo aggressivo e investimenti importanti: ha avuto una crescita esplosiva nei mesi del Covid-19, ma non ha retto alla fine dei contingentamenti legati alla pandemia. Nel 2022 l’ha comprata, per 1,2 miliardi, la turca Getir, che era arrivata con prepotenza anche in Italia. Sembrava averla salvata, invece l’ha trascinata con sé nel baratro: abbandonati uno dopo l’altro tutti i mercati europei, Getir è passata in un baleno dallo stato di “unicorno”, cioè startup non quotata con valutazione sopra il miliardo, a piccolo operatore attivo solo in Turchia.
Gli altri stanno meglio, ma non troppo. Uber Eats ha retto in Italia per sette anni per poi concludere, nel luglio del 2023, che qui non c’erano «opportunità di crescita sostenibile a lungo termine». Delivery Hero, la società tedesca che controlla Glovo, ha segnato perdite cumulate di 8,7 miliardi di euro tra il 2020 e il 2024. L’ultimo bilancio, il migliore della sua storia, si è chiuso con un passivo di oltre 880 milioni. Nello stesso periodo, Just Eat, acquisita lo scorso anno dal gruppo Prosus, ha accumulato perdite per oltre 10,3 miliardi (l’ultimo bilancio si è chiuso con un passivo di 1,6 miliardi). L’unica ad avere centrato l’obiettivo del profitto, tra queste, è Deliveroo (comprata dall’americana DoorDash), che ha chiuso il 2024 con un utile di poco meno di 3 milioni di sterline, dopo avere perso quasi 860 milioni nei quattro anni precedenti.
Per tutte il problema è più o meno lo stesso. I margini di guadagno di questo tipo di attività sono bassi: a tanti clienti piace ordinare pasti da mangiare a casa, ma per averli non sono disposti a spendere molto di più di quando spenderebbero andando a mangiare fuori. Quindi la consegna deve costare poco. Ed è proprio la consegna l’attività del food delivery. Per questo le aziende si sono impegnate nel trovare soluzioni anche legalmente ardite per ridurre il costo di quest’attività, scaricando gran parte del risparmio sui rider, che raramente riescono ad avere un reddito di sussistenza da questa attività.
La bicicletta e la borsa di un rider parcheggiate davanti a un supermercato a Milano - Fotogramma 
La bicicletta e la borsa di un rider parcheggiate davanti a un supermercato a Milano - Fotogramma 
La parabola del settore è abbastanza chiara. Le imprese continuano a funzionare come delle startup: promettono che il loro business a un certo punto diventerà redditizio, chiedono soldi agli investitori per continuare a lavorare e (soprattutto) crescere con l’obiettivo di diventare abbastanza grandi da diventare redditizi con le economie di scala. Diventare molto più forti dei concorrenti nel mercato locale, in questo settore, è decisivo: solitamente in un’area c’è spazio per due operatori, il terzo finisce per arrendersi e quindi chiude o viene comprato. Crescere però significa investire in pubblicità, marketing, promozioni: si vende anche strutturalmente sottocosto. Il sistema funziona, almeno finché i finanziatori ci sono. Da quando l’era dei tassi a zero è finita, però, raccogliere capitale è più difficile e quindi anche le parole d’ordine dei supermanager sono cambiate. Tutti, da Will Shu di Deliveroo a Niklas Östberg di Delivery Hero fino a Jitse Groen di Just Eat negli incontri con gli analisti parlano sempre più dell’impegno sulla redditività e generazione di cassa, della disciplina nell’allocazione del capitale, e sempre meno di crescita a tutti i costi.
“Inevitabili, vulnerabili, non profittevoli” è il titolo di uno studio sulle piattaforme di food delivery in Europa firmato da Kurt Vandaele, ricercatore dello European Trade Union Institute, il centro studi della confederazione dei sindacati europei. Vandaele le paragona al mito di Icaro: peccano di superbia con progetti di business spettacolari, finché le proteste dei lavoratori e gli interventi legislativi per tutelare i più deboli non finiscono per bruciare loro le ali. Non è chiaro che cosa dovrebbe succedere perché queste aziende possano diventare redditizie, ma è evidente che il costo del lavoro è uno dei grandi ostacoli tra il settore e la redditività. Non a caso negli Stati Uniti, dove le regole sono meno rigide, società come Doordash e Uber Eats stanno sperimentando con convinzione i robot per le consegne, a partire da contesti controllati, come campus, quartieri con marciapiedi ampi, corte distanze. Ci sono problemi imprevisti, come i passanti che vedono muoversi sul marciapiede il robot con un pasto e tentano di rubarglielo, oppure rovesciano l’apparecchio e lo vandalizzano. Già poco empatica con i fattorini umani, la gente – almeno in America – si sta rivelando ancora più spietata con quelli robotici. I supermanager del food delivery rischiano di doversi trovare altre scorciatoie verso la redditività. Questa ansia di contenimento della spesa ovviamente porta nuovi rischi sui rider, probabilmente i lavoratori più deboli di un mondo occidentale che ancora non si è arreso all’idea che i pasti gratis non esistono, ma anche le consegne gratuite sono solo un inganno.

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