«Paga le tasse»: così la prostituzione si trasforma in "lavoro"?
La Guardia di Finanza multa una donna di Massa Carrara, in base ai nuovi codici Ateco del 2025 che considerano la vendita del corpo come una "normale" attività economica. Ma non è davvero così

E così, è successo, come era facilmente prevedibile. Esattamente un anno dopo - era il primo aprile 2025 - l'ingresso nei codici Ateco che classificano e disciplinano le attività economiche ai fini statistici, amministrativi e fiscali, dei "servizi sessuali", ecco la prima maxi multa a una "escort", comminata dalla Guardia di Finanza a Massa Carrara. La signora in questione, hanno ricostruito le Fiamme Gialle, ha guadagnato 200mila euro in pochi anni, grazie alla sua attività promossa anche sulle piattaforme online. I finanzieri sono arrivati alla donna nel modo più classico: incrociando i redditi ufficialmente dichiarati con il tenore di vita, cioè i movimenti di denaro, i dati bancari, i flussi di spesa. Il volume d'affari è stato confermato dalla stessa donna, che ora dovrà versare imposte per 100mila euro «sia ai fini dell'Iva che dell'Irpef». Detta così, l'operazione della Guardia di Finanza è da applauso: gli evasori vanno stanati e costretti a pagare il dovuto al Fisco. Tutto giusto, tanto più che per una parte considerevole dell'opinione pubblica e anche dello spettro politico la prostituzione è un'attività come le altre, e poiché in Italia non è proibita, sarebbe corretto che chi la esercita come mestiere paghi il dovuto allo Stato.
Nell'aprile 2025, quando appunto i codici Ateco furono aggiornati per adeguarsi all'Europa, Avvenire aveva avanzato più di una perplessità. La prima: nelle fattispecie indicate ci sono anche "organizzazione di eventi di prostituzione o gestione di locali di prostituzione", e questo è senz'altro vietato dalla legge. Secondo: la nuova classificazione rende "presentabile" e più che legittima un attività che presenta molte aree grigie e che, perfino in caso di "libera scelta", pone una pesantissima ipoteca sulla parità di genere, come scrisse la Corte Costituzionale nel 2019.
Se è vero, come molti osservatori avevano detto, corroborati dai distinguo dell'Istat, che una classificazione statistica non cambia le leggi, bisogna però ammettere che una "regolarizzazione fiscale" della prostituzione cambia la percezione del fenomeno, soprattutto di quella indoor, al chiuso. Un ritorno indiretto alla case chiuse, quelle che con grande tenacia e forza di volontà e lungimiranza la senatrice Lina Merlin volle abolire con la sua Legge del 1958. Non a caso la Guardia di finanza nel suo comunicato, spiegando perché la prostituzione, se esercitata in modo abituale e professionale, entra nel perimetro della tassazione ordinaria, dice che il suo intervento produce dunque una "legalizzazione morale" di questo principio. È facile prevedere però che tale "legittimazione morale", che per le Fiamme Gialle è "solo" economica e fiscale, si trasformi in un batter d'occhio in una "normalizzazione" tale e quale della prostituzione, andando nella direzione della legalizzazione a 360 gradi del cosiddetto "sex work", il lavoro sessuale. Ma che lavoro è quello che prevede che a essere messo in vendita è il corpo femminile? Davvero possiamo paragonare il mercimonio (parola antica, ma non ne esiste un'altra) dell'intimità di una donna, a un impiego come un altro?
Il caso di Massa Carrara arriva proprio mentre al Quirinale si ricordavano i 30 anni dell'approvazione della legge numero 66 del 1996 contro la violenza sessuale. Un accostamento azzardato? Ebbene, sappiamo che la prostituzione per molte autrici femministe è "Stupro a pagamento" (dal libro di Rachel Moran, una specie di pietra miliare del modello nordico che prevede la deterrenza rivolta ai clienti e strategie di reinserimento sociale per le prostitute). Non solo: sotto la fattispecie di prostituzione "indoor" ci sono immensi iceberg di sfruttamento e di vera e propria riduzione in schiavitù, come dimostra il sequestro proprio oggi di due "centri massaggi" a Desenzano del Garda. Basterà che questi centri si mettano in regola, che paghino le tasse, per legittimare la messa in vendita dei corpi? E quando arriveranno i primi contratti di lavoro subordinato, con orari e prezzi per le varie prestazioni, andrà tutto bene? Domande aperte.
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