Olga, Lucia e Bernardetta: un arresto dodici anni dopo l’assassinio di tre missionarie in Burundi
Clamorosa svolta a Parma nelle indagini sul triplice efferato delitto nella casa delle Saveriane della capitale Bujumbura: la Procura ferma un burundese collaboratore del capo della polizia segreta che nel 2014 ordinò l’uccisione delle suore

“Verità per Olga, Lucia e Bernardetta”, le tre missionarie saveriane brutalmente uccise, tra il 7 e l’8 settembre del 2014, nella loro casa nel quartiere Kamenge di Bujumbura. Richiesta fatta a più voci e ripetutamente, e che oggi inizia a trovare una prima risposta. È stata infatti emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Guillaume Harushimana, 50enne originario del Burundi, gravemente indiziato per la partecipazione al loro efferato omicidio nella casa delle religiose dentro il quartiere Kamenge della capitale Bujumbura.
L’indagine, corposa e sviluppata in più fasi, è stata dettagliata dal procuratore della Repubblica di Parma, Alfonso D’Avino, nel corso di una conferenza stampa che ha tra l’altro chiarito che ad Harushimana, stretto collaboratore del generale Adolphe Nshimirimana, alto ufficiale delle polizia segreta del Burundi, e mandante del triplice assassinio, si contesta il ruolo di co-organizzatore logistico del triplice omicidio di suor Olga Raschietti, 83 anni, suor Lucia Pulici 75, e suor Bernardetta Boggian, 79. «La sua posizione – dicono gli investigatori – verrà vagliata dall’autorità giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza».
Secondo gli inquirenti le suore sono state uccise per aver espresso il rifiuto di collaborare per l'aiuto alle milizie burundesi in Congo. Il 50enne avrebbe svolto sopralluoghi, prestato garanzie sulla disponibilità di denaro destinate agli esecutori, avrebbe recuperato la chiave per entrare nell'abitazione delle suore, avrebbe acquisito camici da chierichetti da far indossare agli assassini per non far sorgere sospetti sulla loro presenza all'interno della missione.
Sia la Famiglia delle Missionarie di Maria che la Diocesi, dove le Saveriane hanno la casa madre, espresso vivo ringraziamento alla Procura della Repubblica e al Comando provinciale dei Carabinieri. In particolare, la Chiesa di Parma sottolinea che «la vita di queste Sorelle, spesa per il bene delle persone, dei poveri, delle donne, il loro incondizionato amore per l’Africa, frutto della vocazione missionaria, richiedono verità e giustizia. Princìpi, questi, capaci di dare speranza a chi opera per il bene; consolazione e forza a chi piange le vittime, e la crescita delle popolazioni alle quali le nostre sorelle avevano votato la loro esistenza».
Invocazione di verità e di giustizia, affidata anche all’intercessione di san Guido Maria Conforti (fondatore della famiglia saveriana) e alla stessa preghiera di Olga, Lucia e Bernardetta, come scrivono le missionarie, per affidare loro «la delicata situazione nella Regione dei Grandi Laghi e la sofferenza di quelle popolazioni, di cui hanno condiviso la vita, perché si aprano cammini di vera pace».
L'indagine sul caso delle tre suore italiane massacrate in Burundi nel 2014 era ripartita con l’apertura di un fascicolo da parte della Procura dopo la presentazione a Parma, il 27 settembre 2024, del libro “Nel cuore dei misteri”, della giornalista Giusy Baioni, giornalista free lance che collabora con la stampa missionaria, esperta della regione dei Grandi Laghi.
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