A che punto è la riforma della legge elettorale

L’idea della maggioranza è di abolire i collegi uninominali e introdurre un proporzionale con premio. Sulle preferenze braccio di ferro Meloni-alleati
February 26, 2026
Schede elettorali aperte verdi con i simboli dei vari partiti
Schede elettorali / ANSA
Per la maggioranza è questione di giorni perché il testo della nuova legge elettorale veda la luce. Ma trattative e scontri sono tutt’altro che finiti sulle bozze che girano e che contengono l’ossatura del nuovo sistema proporzionale, con premio di maggioranza alla coalizione che raggiunge il 40 per cento (qui sta uno dei grandi nodi), sbarramento al 3 per cento e listini di coalizione al posto dei collegi uninominali (e su questo è ancora in atto il confronto tra i partiti di centrodestra). La proposta gira tra tutti i gruppi parlamentari, e anche quelli di minoranza avrebbero avuto confronti con gli sherpa, ma delle opposizioni l’unico a non voler vedere le carte è il Pd, che si è tirato fuori, in attesa del risultato del referendum.
L’opinione diffusa tra dem, 5 stelle, Avs e centristi, è che la maggioranza la stia «buttando in caciara» per mettere la sordina al voto del 22 e 23 marzo. Perciò i partiti di Governo vorrebbero accelerare sul nuovo fronte, senza attendere l’esito della partita sulla giustizia. Sta di fatto che nella stessa coalizione le posizioni sono ancora distanti. E la premier Giorgia Meloni non ha intenzione di cedere su tutta la linea al pressing congiunto dei suoi due vice Matteo Salvini e Antonio Tajani che la avrebbero stoppata sulle preferenze. Specie dopo avere quasi rinunciato a mettere - come ancora vorrebbe la leader di FdI - il nome del candidato premier sulla scheda elettorale. In questa ottica si legge anche il rilancio del premierato (proprio nella serata di ieri durante la presentazione del libro di Italo Bocchino sulla premier) dell’altra Meloni, Arianna, a garanzia di «stabilità» per «l’Italia del futuro». Un modo per riportare la palla nelle mani della leader della coalizione.
Quello che è stato definito del nuovo sistema di voto, dunque, sono le linee di massima. Ora si lavora sui singoli punti. La presidente del Consiglio aveva accantonato la «madre di tutte le riforme», ovvero la riforma costituzionale della forma di governo, e aveva ripiegato sulla sostituzione del Rosatellum pur di trovare un modo per assicurare la scadenza naturale degli esecutivi. Ma le variabili da tenere presente non sono poche. A partire dalle più recenti indicazioni arrivate dalla Corte costituzionale. E allora si ragiona sul premio di coalizione, che scatterebbe per chi raggiunge il 40 per cento, ma sembra tramontare per ora l’ipotesi di introdurre il ballottaggio (inviso alla Lega, che lo vuol togliere anche per le elezioni comunali) se le coalizioni non raggiungono la soglia considerata indispensabile in termini di rappresentatività dalla Consulta. In questo caso i seggi potrebbero essere assegnati col proporzionale. Non ci sono certezze neppure sul premio che porterebbe al 55 per cento la coalizione più forte. L’ipotesi di assegnare un tetto fisso (70 seggi alla Camera e 35 al Senato) rischia di far “saltare il banco”, superando il 55 per cento, che già sarebbe una garanzia forte per un esecutivo, con la possibilità di raggiungere un massimo del 60 per cento, mettendo a rischio la rappresentatività nell’elezione del capo dello Stato, per le quali le opposizioni non avrebbero più voce in capitolo. Punto, anche questo, su cui potrebbe intervenire la Consulta.
Sulle preferenze, allo stato prevale la volontà di Salvini e Tajani di farne a meno. «L’idea è quella di abolire i collegi uninominali alla Camera, lasciando le circoscrizioni con i plurinominali», secondo il leader di FI. Ma per Meloni le preferenze mostrerebbero la volontà di restituire voce agli elettori, già ampiamente disamorati. Altrimenti, senza nemmeno i collegi uninominali, ci si recherebbe alle urne solo per ratificare le scelte dei vertici dei partiti. Perciò FdI sarebbe pronto a ripresentare la proposta - qualora non venisse condivisa dagli alleati - anche come emendamento. Insomma, tante incertezze ancora, in un testo che per ora dovrebbe contenere solo i punti “pacifici”. Tra i quali sembra essere la scelta di mantenere al 3 per cento la soglia di accesso, con il recupero del migliore perdente.

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