Perché il viaggio di Leone XIV sui passi di Sant'Agostino è già storico
di Anna Pozzi
Si è definito “figlio di Agostino” e sarà il primo Papa a recarsi nella terra che diede i natali al santo di Ippona, dal 13 al 15 aprile

Si è definito “figlio di Agostino” e sarà il primo Papa a recarsi nella terra che diede i natali al santo di Ippona. E Annaba – come viene chiamata oggi quest’antichissima città fondata dai fenici – sarà, insieme ad Algeri, una tappa fondamentale di questo storico viaggio che papa Leone XIV compirà in Algeria dal 13 al 15 aprile. Sant’Agostino, dunque, come filo conduttore di una visita che pone al centro il tema dell’incontro e della fraternità, e che avrà come motto le prime parole pronunciate dal Papa dalla loggia di San Pietro: «La pace sia con voi», tradotte nell’arabo Es-Salam Aleykum e nella lingua berbera amazigh.
«Viene per incontrare il popolo algerino e i suoi leader. Viene per incoraggiare la nostra Chiesa nella sua missione di presenza fraterna in mezzo a una popolazione a maggioranza musulmana. Viene per ricordarci la benedizione di avere un fratello maggiore comune nato in questa terra nella persona di sant’Agostino, la cui figura può guidare il nostro cammino comune», scrivono i quattro vescovi dell’Algeria: «Viene – aggiungono – come apostolo di pace», in un Paese dove la presenza cristiana si riduce a poche migliaia di persone in mezzo a una popolazione di circa 48 milioni di musulmani. «L’Algeria si trova lungo una linea di frattura», soleva dire il vescovo di Orano Pierre Claverie, ucciso il primo agosto 1996: tra Nord e Sud, tra Est e Ovest, fra mondo cristiano e mondo musulmano. «L’Algeria – dice oggi l’arcivescovo di Algeri, il cardinale Jean-Paul Vesco – è anche al crocevia di tutte queste realtà. Così come lo è la nostra Chiesa, che è molto piccola, ma vi sono rappresentate una quarantina di nazionalità diverse». Una Chiesa che attende con gioia e speranza questa visita, «importante non solo per noi, ma per l’Algeria tutta. Un bel segno, perché sappiamo che il Santo Padre desidera davvero incontrare questo Paese. E un bell’incoraggiamento per noi che ci sentiamo inviati a questo popolo e che vogliamo essere una presenza che si inscrive in questa società», aggiunge il porporato, che aveva invitato il Papa il giorno stesso della sua elezione, quell’8 maggio in cui cade la memoria liturgica dei 19 martiri beati d’Algeria. Anche questo un segno di sorprendente e simbolica vicinanza. Ne è seguito, nel giro di breve tempo, l’invito delle autorità algerine, come pure l’incontro cordiale con il presidente Abdelmadjid Tebboune, il 24 luglio 2025, in cui si sono volute sottolineare le buone relazioni bilaterali, il dialogo interreligioso e la collaborazione culturale, con particolare riguardo per la figura di sant’Agostino.
Prima di diventare Papa, Prevost era già stato due volte in questo Paese. La prima nel 2001, da priore generale dell’Ordine agostiniano per una conferenza sul santo, e nel 2013 in occasione dell’inaugurazione della Basilica di Sant’Agostino ad Annaba, ristrutturata anche con fondi dello Stato. «Ora ritorna da Papa non per un pellegrinaggio personale sulle tracce di Agostino, ma per incontrare il popolo algerino e per sostenere la nostra Chiesa – sottolinea il vescovo di Costantina-Ippona, Michel Guillaud –. È importante sottolineare anche la dimensione universale di Agostino che era un “uomo-ponte” e continua a esserlo: tra passato e presente, tra cristiani e musulmani, tra culture differenti. C’è una dimensione di unificazione che emerge da questa figura: non l’uno contro l’altro, ma l’uno con l’altro». «Noi Chiesa cattolica d’Algeria – continua il vescovo – non siamo qui per convertire, ma per sostenere i cristiani e per vivere legami fraterni con i musulmani. È una presenza fatta innanzitutto di testimonianza che non si gioca più sulle opere come in passato, ma quasi esclusivamente nelle relazioni».
Dopo gli incontri con le autorità e con la piccola comunità cattolica ad Algeri, papa Leone XIV si trasferirà il 14 aprile ad Annaba, dove lo attendono per la celebrazione della Messa nella Basilica retta da una comunità di tre agostiniani di origine keniana, sud sudanese e nigeriana. Poi dovrebbe fare visita agli anziani della casa di riposo delle Piccole Sorelle dei poveri e recarsi tra le rovine di Ippona, di cui Agostino fu vescovo per oltre trent’anni, sino alla morte nel 430.
«La visita del Papa ci mostra l’attenzione della Chiesa universale verso la nostra piccola Chiesa locale», fa notare il vescovo di Orano, Davide Carraro, missionario del Pime. «Lo sentiamo molto vicino. Nel suo primo discorso, come pure nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, ha riformulato una frase di Christian de Chergé, il priore del monastero di Tibhirine ucciso con altri sei monaci trappisti trent’anni fa, nel maggio 1996: “Disarmali e disarmaci”. Ne ha colto chiaramente l’ispirazione e il contenuto spirituale, trasformandola nell’espressione “una pace disarmata e disarmante”. Anche qui in Algeria, ci lasciamo guidare da queste parole e da questo spirito».
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