Nell'enclave sudanese di El Fasher le prove di una strage di disabili
L'accusa di Human Rights Watch: «Abusati e uccisi in modo deliberato». L'Onu: «Chiari segni di genocidio»

Sudan sempre più sprofondato nell’orrore di un conflitto infinito. Secondo Volker Turk, commissariato dell’Onu per i Diritti umani, le uccisioni di civili nella guerra tra esercito e paramilitari delle Forze di supporto rapido (Rsf) sono più che raddoppiate nel 2025 rispetto all’anno precedente. Turk, al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ha puntato il dito contro entrambe le parti in guerra che finora hanno rifiutato qualsiasi forma di tregua umanitaria incolpando, inoltre, gli sponsor stranieri che finanziano quello che è stato definito da lui come un «conflitto high-tech». Il riferimento è agli Emirati Arabi, per la comunità internazionale sostenitori dei paramilitari. Secondo Turk è aumentata anche la violenza di tipo sessuale, con oltre 500 vittime documentate nel 2025. I corpi delle donne e delle ragazze sudanesi sono stati utilizzati come arma per terrorizzare la comunità. Sempre per l’Onu, le violenze commesse alla fine di ottobre dalle forze di supporto rapido nella capitale del Nord Darfur El Fasher portano «i chiari segni del genocidio».
Sempre ad El Fasher, le Rsf hanno commesso un eccidio di persone con disabilità. È un rapporto di Human Rights Watch ad accusarli di aver preso di mira, abusato e ucciso diversi disabili durante e dopo la presa della città, caduta il 26 ottobre del 2025. Come i nazisti, i paramilitari di lontana discendenza araba si sono accaniti sulle persone proprio a causa delle loro disabilità, accusando i menomati di essere combattenti feriti e deridendo gli altri. Emina Cerimovic, direttrice per i diritti delle persone con disabilità dell’organizzazione, ha confermato di aver ascoltato testimonianze di 22 persone sopravvissute e di otto attivisti che hanno visto fuggitivi privi di un arto presi di mira e assassinati sommariamente. Altri sono stati picchiati, abusati o molestati a causa della loro disabilità.
Torniamo a El Fasher, presa dopo un assedio durato 18 mesi. Mentre i civili cercavano di scappare, le Rsf li attaccavano uccidendo migliaia di persone. Le persone con disabilità in fuga venivano prese di mira con abusi, estorsioni ed esecuzioni. I paramilitari decidevano in base anche al colore della pelle e all’accento se i civili fossero membri o sostenitori delle forze armate sudanesi. Vita o morte. Secondo le testimonianze dei superstiti hanno usato mitragliatrici e fucili d’assalto per uccidere decine di disabili fisici. Un’infermiera di 29 anni ha dichiarato di aver visto i combattenti dell’Rsf assassinare un giovane con sindrome di Down che i combattenti hanno definito pazzo, un bambino cieco e una ragazza che non poteva camminare. Le donne che li accompagnavano sono state rapite per venire stuprate e chiedere il riscatto.
Gli attivisti sudanesi hanno documentato ulteriori casi in cui i combattenti delle Rsf hanno ucciso persone con disabilità. Zainab Salih, ex presidente dell’associazione delle persone disabili nel sud del Darfur, ha detto di aver parlato con un padre il cui figlio di 14 anni disabile fisico è stato ucciso mentre cercavano di fuggire il 26 ottobre. Prima di giustiziarlo i combattenti gli hanno preso la sedia a rotelle. Altra tragedia nella tragedia, le persone con disabilità o ferite lasciate indietro dalle famiglie che non riuscivano a trasportali. Human Rights Watch ha chiesto l’intervento dell’Onu per prevenire questi crimini di guerra e contro l’umanità e ha chiesto pubblicamente ai sostenitori della Rsf, in particolare agli Emirati di cessare il supporto.
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