venerdì 12 maggio 2023
Kiev rinvia ancora le operazioni e chiede i caccia. Nuova uscita del presidente ucraino che sarà a Berlino e Aquisgrana. Domani potrebbe rivedere anche Meloni
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Armi a non finire, ma al presidente Zelensky non bastano mai: «Potremmo contrattaccare anche ora, ma ci servono altri blindati. Serve altro tempo», dice. «Senza nuove forniture rischieremmo perdite enormi». A che gioco sta giocando Kiev? Una settimana fa, il segretario generale della Nato era radioso: «il 98% di quanto promesso dagli occidentali è in mano agli ucraini». Da febbraio 2022, gli alleati hanno pompato questa guerra con più di 30 miliardi di dollari di armi, cifre che fanno impallidire molti bilanci militari europei. E i britannici stanno facendo saltare un tabù dietro l’altro. Sanno bene che le controffensive partono sempre con raid preliminari. E allora che fanno? Girano a Kiev missili da crociera da un milione di dollari.

Li chiamano Storm Shadow. Servono a colpire da distanze enormi posti comando, radar, bunker e navi. Gli aeroporti russi in Crimea saranno le prime vittime, come il ponte di Kerch, cordone ombelicale dell’Armata Rossa fra il Mare d’Azov e gli oblast di Kherson e Zaporizjia, probabili perni della controffensiva ucraina. Gli Storm hanno un coefficiente escalatorio enorme, tanto è vero che Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, non le ha mandate a dire: «Reagiremo con ogni mezzo a questa nuova minaccia». La difesa britannica non precisa il numero di missili, né il modello. Forse lo Storm arrivato in Ucraina e quello nella variante per l’export da 250 chilometri di gittata anziché 1.500 I britannici si ghermiscono: «Abbiamo assicurazioni che i nostri missili non attaccheranno bersagli nella Russia profonda». Un modo per nascondere la mano dopo aver scagliato il sasso. Con la sua mossa, Londra punterebbe però più in alto: spera forse di convincere Washington a rompere gli indugi e a fornire i missili Atacms, richiesti da Kiev e altrettanto preziosi per indebolire i russi?

Dietro il dono inglese potrebbe esserci anche il tentativo di convincere Parigi a fare altrettanto con i suoi Scalp, nome francese degli Storm. Se l’esca inglese frutterà, allora potrebbero non esserci più limiti nemmeno alla fornitura di cacciabombardieri. È quello a cui punterebbe Volodymyr Zelensky nel temporeggiare nei piani di attacco. La storia militare insegna che le offensive di terra sono impossibili senza il dominio aereo. I Mig polacchi e slovacchi non bastano. Non riescono a sfruttare al meglio i missili occidentali. Altro che controffensiva. Gli ucraini hanno problemi pure a terra: il rapporto di forze non pende incontestabilmente in loro favore. La guerra ha fagocitato le unità migliori. Le nuove, preparate dagli occidentali, non convincono. Non hanno esperienza e sono state messe su in fretta e furia. La battaglia di Bakhmut ha fatto il resto. Ammesso e non concesso che le armi occidentali possano aiutare, non spostano il destino di una guerra avviata verso un armistizio senza gloria. L’ombra della guerra Corea si stende già da tempo sull’Ucraina. All’impegno sul terreno, si aggiunge quello per incassare quanta più solidarietà possibile. In quest’ottica, il presidente ucraino prosegue il suo tour europeo che la settimana scorsa l’ha portato in Finlandia e nei Paesi Bassi, con tanto di discorso alla Corte penale internazionale. Domani sarà a Berlino per incontrare il cancelliere Olof Scholz e il presidente Frank-Walter Steinmeier. Domenica andrà, invece, ad Aquisgrana per ricevere il premio Carlo Magno. Un riconoscimento importante, assegnato al leader poiché «sotto la sua guida il popolo ucraino non difende solo la propria sovranità ma anche l’Europa e i suoi valori». Nel mezzo è possibile un viaggio lampo a Roma per un nuovo vertice con la premier Giorgia Meloni dopo quello del 21 febbraio a Kiev.

La tappa, secondo quanto affermano qualificate fonti internazionali, non è stata finora confermata ma nessuno si sente di escluderla anche alla luce della recente Conferenza sulla ricostruzione ospitata dall’Italia del 26 aprile a cui Zelensky aveva partecipato in video-collegamento. Sempre sabato – ma il condizionale è d’obbligo data l’assenza di conferme ufficiali –, il presidente potrebbe essere ricevuto da papa Francesco, secondo quanto detto da fonti vaticane.

Il leader, inoltre, cerca sponde anche in America Latina. Per questo ha proposto un vertice con i Paesi del Continente nel corso dell’incontro con l’ex ministro degli Esteri e consigliere del governo brasiliano, Celso Amorim. Zelensky ha, inoltre, invitato il presidente Luiz Inácio Luca da Silva a Kiev.

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