lunedì 11 marzo 2019
A tre giorni dall'inizio del più grande blackout della storia, il Venezuela è in ginocchio senza mezzi di trasporto né provviste. Maduro: scuole chiuse. Guaidò chiede lo stato di emergenza
Operai dell'azienda elettrica portano un generatore all'ospedale pediatrico di Caracas (LaPresse)

Operai dell'azienda elettrica portano un generatore all'ospedale pediatrico di Caracas (LaPresse) - LaPresse

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«Ottanta bimbi morti nel reparto neonatale di un ospedale paralizzato dal blackout in Venezuela». È la notizia choc twittata dal senatore repubblicano statunitense Marco Rubio, smentita però dal presidente del Collegio dei medici dello Stato venezuelano di Zulia, Dianela Parra, nella cui capitale Maracaibo sarebbe avvenuta la strage di neonati denunciata da Rubio. Secondo José Manuel Olivares, deputato oppositore e medico, sono 21 finora i decessi segnalati in varie regioni del Paese. Il numero dei neonati non è noto.

Da Caracas il governo di Nicolas Maduro annuncia la decisione di chiudere scuole e uffici e il leader dell'opposizione Juan Guaidò quella di chiedere lo stato emergenza

Al quinto giorno dall'inizio del più grande blackout della storia, il Venezuela è in ginocchio, completamente bloccato, senza mezzi di trasporto né scorte alimentari. Ma le notizie più drammatiche arrivano dagli ospedali, che non possono utilizzare i macchinari salvavita. «Secondo alcune informazioni almeno 80 sono i morti nel reparto neonatale dell'ospedale universitario di Maracaibo, Zulia, da quando è iniziato il blackout giovedì», ha twittato domenica Rubio, postando la notizia della tv venezuelana VPItv. E aggiungendo: «Se ingenti aiuti non saranno consegnati presto, il timore è che ci sarà una catastrofe senza precedenti».

Timore condiviso da Guaidò che ha deciso di chiedere al Parlamento di dichiarare lo Stato di emergenza nazionale e ha fornito una serie di dati in grado di delineare plasticamente la drammatica situazione: il blackout continua a lasciare al buio completo 16 Stati del Venezuela, mentre altri sei hanno solo parzialmente l'energia elettrica. La totale assenza di elettricità è costato finora al settore privato 400 milioni di dollari.

Una situazione insostenibile, mentre il presidente Maduro e i suoi continuano a postare tweet rassicuranti. «Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le lezioni e le attività lavorative lunedì 11 marzo - ha scritto il ministro della Comunicazione Jorge Rodriguez - per sconfiggere, con la forza della verità e della vita il brutale attacco terroristico contro il popolo. Insieme vinceremo». E poco dopo Maduro ha postato su Twitter un video che lo riprende tranquillo e sicuro di sé mentre dà indicazioni ai governatori e li invita a mantenere la calma. «Continuiamo a lavorare per recuperare il sistema elettrico nazionale», scrive, assicurando che «la macabra strategia di portarci ad uno scontro fallirà. Vinceremo!».

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