martedì 28 ottobre 2014
​Cifre in aumento: sono 76milioni nei Paesi sviluppati. Situazione preoccupante in Italia dove un bimbo su tre vive in condizioni economiche difficili e si registra il più alto tasso di giovani che non lavorano e non studiano.
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Nei Paesi sviluppati oltre 76 milioni di bambini vivono in povertà, 2,6 milioni in più rispetto al 2008. In Italia, un bambino su tre vive in povertà, con un aumento di oltre 600 mila bambini poveri: è il quadro che emerge dal nuovo rapporto Unicef "Innocenti report card 12 - Figli della recessione", che riguarda dati e analisi di 41 Paesi dell'Ocse e dell'Ue.    "Dal 2008 al 2012 - afferma il presidente di Unicef Italia, Giacomo Guerra - l'Italia registra una riduzione del reddito dei nuclei familiari, perdendo 8 anni di potenziali progressi economici. Il 16% dei bambini italiani è in condizioni di grave deprivazione materiale". Dal rapporto l'Italia si colloca al 33esimo posto sui 41 Paesi Ocse e Ue analizzati, per quanto riguarda la povertà infantile: tra il 2008 e il 2012 il tasso è aumentato di sei punti, attestandosi al 30,4%. L'Italia, inoltre, con il 22,2% ha il tasso più alto d'Europa di ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, i cosiddetti Neet, mentre la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è al 40%. Per quanto riguarda la percezione del cambiamento della propria vita per i singoli individui, l'Italia è nella metà superiore della classifica (24.mo posto).    Tra i punti principali analizzati nel rapporto a livello globale emerge che dal 2008, in 23 Paesi dei 41 esaminati, la povertà infantile è aumentata: in Irlanda, Croazia, Lettonia, Grecia e Islanda si è incrementata di oltre il 50%. Nello specifico Grecia, Lettonia e Spagna registrano una povertà infantile al di sopra del 36%, mentre negli Stati Uniti si attesta al 32%. Nel paese ellenico nel 2012 il reddito mediano dei nuclei familiari con bambini è ritornato ai livelli del 1998. Al contrario, in 18 paesi la povertà infantile è diminuita, talvolta in modo marcato: Australia, Cile, Finlandia, Norvegia, Polonia, Repubblica Slovacca sono sotto il 30%. "Molti paesi ricchi hanno fatto 'un grande passo indietrò in termini di reddito e le conseguenze avranno ripercussioni a lungo termine per i bambini e le loro comunità" denuncia Jeffrey ÒMalley, direttore Unicef divisione statistiche, ricerche e analisi. "Tutti i paesi hanno bisogno di forti reti di sicurezza sociale per la protezione dei bambini sia durante congiunture negative sia positive - continua ÒMalley - i Paesi ricchi dovrebbero fare da esempio impegnandosi esplicitamente per eliminare la povertà infantile, sviluppando politiche per controbilanciare la regressione e facendo del benessere infantile la prima priorità".
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