mercoledì 14 febbraio 2018
Il capo di Stato è stato travolto dalle accuse di corruzione. In manette un esponente della potente famiglia Gupta, legata ad alcuni scandali relativi allo stesso capo dello Stato
Il presidente sudafricano Jacob Zuma (Ansa)

Il presidente sudafricano Jacob Zuma (Ansa)

Da giovedì 15 febbraio il Sudafrica avrà un nuovo presidente. Alla vigilia del voto di sfiducia in Parlamento nei suoi confronti, il presidente Jacob Zuma ha deciso di dare le dimissioni.

«Non ho paura di affrontare il parere dell’Assemblea. Ma non dev’essere sparso sangue in mio nome. Per questo, ho deciso di lasciare», ha detto il leader accusato di corruzione nella tarda serata di ieri, in diretta televisiva. Del resto, i segnali apparivano tutt’altro che favorevoli. A presentare la mozione era stato lo stesso partito del presidente, l’African national congress (Anc). Paul Mashatile, alto dirigente dell’Anc, aveva spiegato che lo scopo del voto è rimuovere Zuma per consentire al vicepresidente Cyril Ramaphosa, da dicembre capo della formazione che fu di Nelson Mandela, di prendere il suo posto.

La decisione di Zuma è arrivata a sorpresa. Nelle ore precedenti, il leader aveva provato a restare in sella e difendersi. Ieri, rompendo il silenzio osservato negli ultimi giorni, il presidente sudafricano aveva sostenuto che il suo partito gli stava riservando un trattamento «ingiusto».

Il mandato del 75enne Zuma sarebbe finito tra 14 mesi e le prossime elezioni sono in agenda per aprile 2019. Il capo dello Stato, a quanto era emerso, aveva chiesto di restare in sella almeno altri tre-sei mesi. Ma il suo destino politico era segnato.

La giornata di oggi, in Sudafrica, è stata convulsa. Il partito di governo sudafricano, l'African national congress (Anc), si è preparato a un voto di sfiducia in Parlamento nei confronti del presidente Jacob Zuma proprio per questo giovedì. Paul Mashatile, alto dirigente dell'Anc, ha detto che l'obiettivo è rimuovere Zuma per consentire al vicepresidente Cyril Ramaphosa, da dicembre leader del partito che fu di Nelson Mandela, di prendere il suo posto.

Mashatile ha affermato che Zuma ha una scadenza per rispondere entro oggi alla richiesta di dimissioni avanzata dall'Anc: "Non possiamo far aspettare più a lungo il Sudafrica", ha detto il dirigente riferendosi all'uscita di scena del presidente sotto accusa per corruzione e abusi. Il mandato del 75enne Zuma finisce tra 14 mesi e le prossime elezioni sono in agenda per aprile 2019. Zuma non appariva propenso a ritirarsi immediatamente dalla presidenza e pensava di chiedere una scadenza da tre a sei mesi. Ma poi ha deciso di dimettersi.


Stamane, peraltro, con una tempistica che non appare casuale l'unità criminale della polizia sudafricana ha annunciato l'arresto di un esponente della controversa famiglia Gupta, oltre a perquisizioni in diverse proprietà dei potenti imprenditori indiani strettamente legati ad alcuni dei maggiori scandali relativi allo stesso Zuma. Un comunicato a firma della Hawks (Unità criminale d'urgenza del Sudafrica) riferisce che "i raid in corso da questa mattina sono collegati all'inchiesta sulla fattoria Vrede". Si tratta di un progetto di costruzione di una vasta proprietà agricola a Estina, nei pressi di Vrede, nel Free State, che sulla carta avrebbe dovuto aiutare agricoltori neri in difficoltà.

In realtà dall'inchiesta è emerso che i Gupta avrebbero intascato milioni di dollari dallo Stato per realizzare l'infrastruttura. Agenti di polizia hanno perquisito in particolare il mega complesso blindato dei Gupta, nel quartiere dello zoo di Johannesburg. Uno dei tre fratelli è finito in manette assieme ad altre due persone.

Secondo gli inquirenti, i Gupta - che negano ogni addebito - avrebbero sfruttato la loro vicinanza a Zuma per aggiudicarsi contratti governativi multimilionari, accedere a informazioni riservate e perfino influenzare nomine ministeriali. I presunti rapporti tra i Gupta e Zuma hanno contribuito ad aumentare la pressione sul presidente affinché rassegni le dimissioni.

Con Zuma al potere (ma anche prima con Mbeki), l’Anc non è riuscito a fare del "black empowerment", il trasferimento dei poteri ai neri, una vera politica di emancipazione per milioni di diseredati. A beneficiarne sono stati in pochi, e le nuove generazioni di neri ricchi vivono fianco a fianco ai ricchi bianchi, blindati nei loro residence controllati da guardie armate. La sera frequentano gli stessi locali, vanno in vacanza negli stessi posti. I poveri sono invece confinati negli insediamenti informali, le township, prive di accesso a servizi di base: la fa da padrone la violenza, e scuole e sanità continuano ad avere standard minimi. Zuma pagherà anche per questo.

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