sabato 29 novembre 2014
​La minoranza Pd annuncia che voterà il provvedimento, la prossima settimana la palla passa al Senato.
COMMENTA E CONDIVIDI
Legga di stabilità oggi pomeriggio la fiducia alla Camera. Il governo ha deciso di metterla, come previsto, chiedendo tre voti distinti sui tre articoli in cui la manovra è stata suddivisa. Il week end si preannuncia dunque di lavoro per l'aula, chiamata a confermare la fiducia al governo e domenica a votare il provvedimento in sé. A dispetto dell'iter travagliato del Jobs act, questa volta tutto dovrebbe filare liscio. La minoranza Pd che, al contrario di quanto accaduto con la riforma del lavoro, sulla manovra di bilancio non si è finora mai messa di traverso, non annuncia infatti alcuna battaglia nemmeno per l'aula, assicurando che voterà sì. La prossima settimana la palla passerà quindi al Senato, dove dovranno essere sciolti i nodi rimasti insoluti, dai tagli alle Regioni alla riallocazione del personale delle province. Non solo. Il compito di Palazzo Madama, ha spiegato il relatore in Commissione Bilancio di Montecitorio Mauro Guerra, sarà quello di intervenire per alleggerire l'aggravio della tassazione sulla rivalutazione di fondi pensioni e Tfr, sulle fondazioni, sulle casse previdenziali, con l'impegno del governo ad intervenire anche sui minimi e sull'Irap. Una correzione sul fronte delle partite Iva viene chiesta a gran voce da Ncd, così come da Forza Italia che insiste anche sul capitolo previdenza complementare. Al Senato potrebbe inoltre essere affrontata anche la sostituzione di Imu e Tasi con la local tax. Il condizionale è in questo caso però d'obbligo. Il Tesoro non si è ancora espresso ufficialmente sulla tempistica della nuova tassazione sulla casa che presenta non poche difficoltà, a partire dal destino dell'addizionale Irpef.    In attesa delle ulteriori modifiche, a difendere il lavoro fatto finora è stato il viceministro dell'Economia, Enrico Morando, intervenuto in Aula alla Camera per la discussione del ddl bilancio forte anche della promozione arrivata dall'Unione europea. Con la legge di stabilità si avvicina infatti l'obiettivo di arrivare entro il 2018 allo stesso livello di cuneo fiscale della Germania, paese manifatturiero con cui l'Italia si deve inevitabilmente confrontare. Il governo, ha quindi assicurato, sarà inoltre in grado di non far scattare le clausole di salvaguardia (aumento di accise e Iva) utilizzate come coperture di extrema ratio alle misure previste.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: