martedì 10 gennaio 2017
Il ministro della Giustizia designato ritiene contraria alla Costituzione la legge sull'aborto. "Ma la rispetterò".
Il senatore Jeff Sessions

Il senatore Jeff Sessions

Amministrazione Trump sotto esame da oggi al Senato, dove sono cominciate le audizioni nelle commissioni competenti per la conferma degli uomini scelti dal presidente eletto. Il primo a parlare è stato il senatore dell'Alabama Jeff Sessions, designato “attorney general” (ministro della Giustizia), una delle scelte più controverse per i suoi commenti razzisti che nel 1986 bloccarono la sua nomina a giudice federale da parte dell'allora presidente Ronald Reagan. La conferma di Sessions non sembra a rischio (sono necessari 51 voti, i repubblicani ne hanno 52 e almeno un dem ha preannunciato che lo sosterrà) ma i democratici ne hanno approfittato per metterlo sotto torchio e chiarire le sue posizioni sui diritti civili e molti punti dell'agenda di Trump.


Nel suo discorso di apertura, il senatore dell'Alabama si è così difeso: "Sono stato accusato nel 1986 di non aver protetto il diritto di voto degli afroamericani e anche di aver nutrito simpatie per il Ku Klux Klan. Queste sono accuse false". Poi, ha tracciato alcuni punti della sua agenda. "Se sarò confermato, perseguiremo sistematicamente i criminali che usano le armi e coloro che violano ripetutamente i nostri confini". “Il dipartimento di Giustizia non deve mai venir meno nel proteggere i diritti civili di ogni americano, in particolare dei più vulnerabili". Mentre Sessions parlava, alcuni dimostranti protestavano con slogan come: "No Trump, no KKK, no all'America fascista".

Rispondendo poi ad una domanda sulla controversa sentenza del 1973 che ha riconosciuto la possibilità per le donne di abortire (Roe contro Wade), Sessions ha risposto che quella decisione della Corte suprema “viola la Costituzione”, ma si è impegnato a rispettare e seguire la legge, così come le norme che consentono i matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Il senatore si è poi detto pronto a "dire no al presidente se eccederà" nel suo mandato. Inoltre, in caso di indagini su Hillary Clinton, che potrebbero essere aperte in merito alla fondazione di famiglia e all'uso di un server privato di posta elettronica quando era segretario di Stato, Sessions sarebbe pronto a "ricusarsi". I suoi commenti molto duri, in campagna elettorale, su Clinton potrebbero mettere infatti mettere in dubbio la sua imparzialità. Trump ha più volte minacciato l'apertura di nuove indagini approfondite sull'ex rivale alle presidenziali.

Dopo Sessions, sarà la volta del generale a riposo John Kelly, scelto per guidare l'Homeland Security (il Dipartimento per la Sicurezza interna). Le audizioni proseguiranno nei prossimi giorni.

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