martedì 20 marzo 2012
​Via le leggi simbolo. Dopo i tagli agli enti pubblici, il premier toglierà le recenti liberalizzazioni sull'aborto nelle prime 14 settimane. La crisi economica è il principale banco di prova per l'esecutivo: per il 29 maggio già indetto lo sciopero generale. Il Psoe: controriforma.
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Sta per compiere i suoi primi 100 giorni al governo. Mariano Rajoy – insediato il 21 dicembre – ha già smantellato buona parte del castello legislativo ereditato da José Luis Rodriguez Zapatero. Dal lavoro all’educazione, passando per l’interruzione di gravidanza, il premier di centrodestra ha scardinato un’ampia batteria di leggi, considerate quasi il simbo­lo del suo predecessore. Dopo un inizio estremamente lento e opaco (in tanti si chiedevano cosa avrebbe fatto Rajoy e soprattutto quando avrebbe comin­ciato), l’«uomo normale» e «prevedibile» che gli spagnoli hanno eletto lo scorso novembre ha avviato modifiche a tutto campo. Mentre l’opposizione socialista parla di «contro­riforma » – come sottolinea in un’analisi il quotidiano La Vanguardia – la destra si limi­ta a ricordare che era tutto nero su bianco nel programma eletto­rale: rispettiamo gli impegni assunti con gli spagnoli, dice il Parti­to popolare. Nell’ultimo Consiglio dei ministri sono state abolite 24 entità pubbliche, fra cui spicca la Società pubblica dell’affitto (Spa): un organismo che – secondo l’ex governo – avrebbe dovuto rendere più dinamico il settore. In realtà la Spa – creata nel 2005 – non ha mai funzionato e, al contrario, ha generato pesanti spese. In nome del risparmio e della razionalizzazione dei costi sociali, il centrodestra ha sforbiciato anche un altro popolare aiuto destinato da Zapatero a facilitare l’affitto per i più giovani: 210 euro, che Rajoy ha soppresso il 30 dicembre scorso. Chi pensava però che il nuovo esecutivo si sarebbe concentrato so­lo sull’economia – confidando sulle difficoltà di abolire leggi «pro­gressiste » già acquisite dalla società – si sbagliava. Uno degli an­nunci che ha fatto più scalpore è stato quello del ministro della Giu­stizia, Alberto Ruiz Gallardon: la riforma dell’aborto di Zapatero (liberalizzazione nelle prime 14 settimane) andrà in soffitta e si tornerà alle eccezioni de­penalizzate (violenza sessuale, malformazio­ne del feto, rischi per la madre). Quanto alle sedicenni – che da oltre un anno possono a­bortire senza l’autorizzazione dei genitori – dovranno nuovamente avere il permesso di madre e padre. L’altra 'perla' zapaterista – la disciplina scolastica di Educazione alla cittadinanza – sarà invece sostituita con una più banale (ma meno polemica) Educazione ci­vica: per il Pp, i socialisti avrebbero usato quella materia per una sorta di «indottrinamento» degli alunni in giovane età. Come dimostrano costantemente le cifre, la partita più difficile per Rajoy si giocherà sul campo dell’economia: fra un taglio e l’altro, il premier rischia di perdere consensi. Nessuna tregua. I sindaca­ti non hanno aspettato neppure i primi 100 giorni per l’annuncio: il 29 marzo, sciopero generale contro la riforma del lavoro. Sarà u­na primavera “caliente”.
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