sabato 18 gennaio 2014
Da ieri non se ne hanno  notizie, ritrovato il furgone sul quale si spostavano. Lavorano per una società che realizza strade. Conferma dalla Farnesina. La solidarietà del vescovo di Lamezia Terme, Antonio Cantafora.
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Due operai edili, Francesco Scalise e Luciano Gallo, sono scomparsi da ieri mentre erano in Libia, nella zona della località Terna della Cirenaica. I due operai, entrambi di origini calabresi, si trovano nel Paese nordafricano da quattro-cinque mesi per eseguire dei lavori con una società edile che si occupa di lavori stradali. Ieri mattina i due sono usciti con il loro furgone per eseguire dei lavori e non hanno fatto più rientro. I due operai sono residenti in due diversi comuni della provincia di Catanzaro.  Il furgone con gli attrezzi da lavoro utilizzati dai due operai edili scomparsi è stato trovato abbandonato. Il furgone era in una zona isolata. Il ritrovamento è stato effettuato da alcuni operai della General World, l'impresa edile per la quale lavorano i due scomparsi. I colleghi hanno cercato i loro due colleghi nella zona adiacente a quella del ritrovamento del furgone, ma al momento non hanno trovato alcuna traccia. I familiari degli operai stanno tentando da ieri di mettersi in contatto con loro, ma al momento ogni tentativo è risultato vano.La Farnesina ha confermato in tarda mattinata che i due italiani risultano "irreperibili". Il ministero degli Esteri, attraverso l'Unità di crisi e l'Ambasciata a Tripoli, "sta vagliando ogni ipotesi" sull'accaduto.

«Non ho parole per esprimere ciò che stiamo vivendo insieme alle famiglie di Francesco e Luciano - ha dichiarato il vescovo di Lamezia Terme, Luigi Antonio Cantafora, dopo avere saputo della scomparsa dei due operai -. È inaccettabile il fatto che due padri di famiglia, dedicati al lavoro, siano a rischio di vita in un paese stremato dalla guerra civile. Che ritornino a casa, liberi, salvi e restituiti all'affetto dei loro cari, questa è l'unica conclusione che attendiamo con ansia, per questa vicenda». «Purtroppo - aggiunge Cantafora - la Calabria continua ad essere una terra di emigrazione. Il dramma che stiamo vivendo, in attesa di notizie di Francesco e Luciano, dice la gravità della situazione sociale e lavorativa di questa regione che non dà pane ai suoi figli. Seguiamo con apprensione lo sviluppo della situazione, mentre la nostra Chiesa, che domani celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato non smette di pregare per questi suoi due figli».

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