sabato 21 settembre 2019
Lunedì il Climate Action Summit, con i delegati di 63 Paesi. Parlerà anche l'attivista svedese Greta (assente Trump), che sabato a New York è stata l'anima dell'incontro dei giovani per il clima
Greta con i dimostranti a New York (Lapresse)

Greta con i dimostranti a New York (Lapresse)

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«Noi giovani siamo inarrestabili». Compita ma per niente intimorita, a dispetto dei suoi 16 anni, Greta Thunberg, ha espugnato l’Onu con il “Youth climate summit”. E da quel palcoscenico mondiale ha lanciato il suoi messaggio: è ora di agire, è giunto il tempo della responsabilità. «Milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto giovani, hanno marciato e chiesto vere azioni sul clima. Abbiamo mostrato che siamo uniti», ha detto la ragazzina svedese diventata il volto del movimento ambientalista. «Spero sia un successo, voglio ringraziare il segretario generale per aver organizzato questo evento e aver invitato così tanti giovani attivisti», ha proseguito, anticipando che parlerà anche nella sala dell’Assemblea Generale, lunedì, per il Climate Action Summit.

Sembra proprio che la staffetta sia passata a chi è venuto al mondo in questo millennio. Accanto a Greta, nello storico incontro al Palazzo di Vetro di New York, erano presenti nuove leve da tutto il mondo, compresa la rappresentante italiana dei “Friday for Future” Federica Gasbarro. Una vera e propria “onda” di volti nuovi e di incredibile energia incanalata in una giornata densa di idee, ma soprattutto di determinazione a prendere in mano la difficile sfida di spingere le potenze mondiali ad agire legislativamente.

Il grande sciopero per il clima a New York (Lepresse)

Il grande sciopero per il clima a New York (Lepresse)

Lunedì, ad incontrarsi all’Onu per l’atteso “Climate action summit” saranno i delegati “adulti” di 63 Paesi – tra cui il ministro italiano dell’ambiente, Sergio Costa – per implementare le promesse per combattere il surriscaldamento mondiale fatte a Parigi nel 2015. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, non ha fatto segreto che «si sta perdendo la lotta contro il cambiamento climatico», ma si è detto «entusiasta per la leadership e il dinamismo del movimento dei giovani per l’azione sul clima». Nel ringraziare le nuove leve, Guterres ha infatti ammesso che «due anni fa, all’inizio del suo mandato» era «molto scoraggiato», ma di aver capito che la leadership e lo slancio portato dai giovani ha iniziato ad avere impatto. «C’è un cambiamento, anche se non ci siamo ancora perché il cambiamento climatico corre più veloce di noi. E ci sono tante cose che dovrebbero accadere e ancora non accadono», ha sottolineato. «Ma c’è un cambiamento – ha continuato Guterres – e questo in gran parte è dovuto al coraggio con cui voi giovani avete portato avanti questo movimento, arrivando a far sì che milioni di persone nel mondo dicano chiaramente che vogliono questo cambiamento e che i leader siano responsabili».

Il Summit dei giovani si è dimostrato una piattaforma vivace nella quale nuovi attivisti, imprenditori e innovatori hanno discusso e avanzato proposte concrete – dal ricilaggio di materiale plastico attraverso l’utilizzo di stampanti 3D, all’immagazzinamento di dati nel Dna delle piante. Ai alvori hanno partecipato anche atleti olimpici per discutere la qualità di aria e acqua, i due elementi principali per la vita, e alcuni leader mondiali che hanno hanno risposto direttamente alle questioni avanzate dai partecipanti. Il segretario generale dell’Onu si è già augurato di assistere, lunedì, «a una serie di piani significative per ridurre le emissioni entro il prossimo decennio e raggiungere la neutralità entro il 2050», ma sarà difficile arrivare all’obiettivo senza l’impegno degli Stati Uniti che, sotto la guida del presidente Donald Trump, ha abbandonato l’accordo di Parigi.

L’inquilino della Casa Bianca – unico leader mondiale insieme al presidente brasiliano Jair Bolsonaro a mettere in dubbio il cambiamento climatico – non parteciperà nemmeno all’incontro dell’Onu ma, in una manovra chiaramente intesa a giustificarne l’assenza, all’ultimo momento ha organizzato di trovarsi, contemporaneamente al Summit sul clima, al Palazzo di Vetro per presentare un discorso sulla libertà religiosa.

I GRANDI TEMI

1 Ambiente
Il segretario generale dell’Onu ha messo il clima in primo piano convocando un vertice, con lo slogan “Una corsa che possiamo vincere. Una corsa che dobbiamo vincere”. Vi ha invitato 63 Paesi disposti a mobilitarsi.
2 Sviluppo
I leader mondiali si riuniranno per discutere di cooperazione tra pubblico e privato e le tecnologie per assicurare uno sviluppo sostenibile e alleviare la povertà. In primo piano la proposta di una sanità gratuita globale.
3 Iran
Le tensioni fra Stati Uniti e Teheran saranno al centro delle discussioni nei corridoi del Palazzo di Vetro. Si teme che l’escalation di minacce sfoci in un conflitto aperto nella regione.
4 Dazi
I dazi imposti da Usa e Cina sulle rispettive importazioni hanno generato preoccupazioni di una recessione a livello globale. Un accordo fra le due principali potenze economiche sarà all’ordine del giorno.
5 Immigrazione
Mentre Trump continua a rendere gli Stati Uniti meno ospitali per coloro che sperano di trovarvi rifugio, Colombia e Brasile chiederanno aiuto all’Onu per gestire i milioni di persone fuggiti dal Venezuela. E la Turchia proporrà di rinviare 3 milioni di siriani nel loro Paese.

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