martedì 14 gennaio 2014
​Il governo di Lisbona ha affidato a Christiès una collezione dell'artista catalano, acquisita in seguito alla nazionalizzazione di una banca in difficoltà. Chi si oppone parla di svendita e di spoliazione della nazione.
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L'arte come una riserva aurea. Anzi no, come i gioielli di famiglia che si portano ai compro oro quando non si riesce ad arrivare più alla fine del mese. Il governo portoghese, come quello italiano, ha bisogno di fare cassa. Ecco allora che qualche ministro si è ricordato della collezione di Joan Mirò che era appartenuta al Banco Portugues de Negocios, finito in bancarotta per la crisi, nazionalizzato nel 2008 e poi venduto al Banco Bic Portugues. Così le 85 opere del grande artista catalano sono state affidate a Christiès perché siano messe all'asta. Lisbona spera di realizzare almeno 35,5 milioni di euro, questa la base d'asta. Ma nel Paese lusitano le polemiche sono alle stelle. Protestano i partiti dell'opposizione, ma anche esponenti della cultura. Un appello è stato lanciato sul web. Per molti in realtà si tratta di una svendita. Secondo alcune valutazioni, infatti, il valore delle opere di Mirò sarebbe ben più alto, tra gli 80 e i150 milioni. Inoltre, un altro argomento di chi è contrario alla vendita è che si tratterebbe di fatto di una seconda spoliazione del patrimonio nazionale, che appartiene a tutti i portoghesi, chiamati di recente, si ricorda, a pagare il conto della crisi del Banco Portugues de Negocios. Circa 1,8 milardi di euro. E se un'idea simile venisse anche a qualcuno in Italia?
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