martedì 9 luglio 2019
Lo riferisce l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati. Avevano iniziato uno sciopero della fame, terrorizzati dall'eventualità di nuovi raid aerei dopo quello del 3 luglio con 53 vittime
Migranti fuori dal centro di detenzione di Tajoura: si rifiutavano di entrare per paura delle bombe (Ansa)

Migranti fuori dal centro di detenzione di Tajoura: si rifiutavano di entrare per paura delle bombe (Ansa)

COMMENTA E CONDIVIDI

In Libia nei giorni scorsi era già stato anticipato e ora il governo del premier Fayez al-Sarraj ha dato parziale seguito a quanto prospettato da un suo ministro. Sono stati liberati 350 migranti che erano rinchiusi nel centro di detenzione di Tajoura, quello colpito la settimana scorsa dai raid dell'aviazione del generale Khalifa Haftar, che ha causato 53 morti. La liberazione dei sopravvissuti viene segnalata da un tweet della sezione libica dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: "Ringraziamo il ministero dell'Interno libico - si legge in un tweet dell'Unhcr - per il rilascio odierno dei rifugiati e migranti dal centro di detenzione di Tajoura. 350 persone erano ancora a rischio e ora sono libere. L'Unhcr fornirà assistenza".

"Non sono più intrappolati in una prigione - aggiunge Charlie Yaxley, portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati - che li metteva direttamente in pericolo".

Il centro di detenzione di Tajoura dopo i raid aerei (Ansa)

Il centro di detenzione di Tajoura dopo i raid aerei (Ansa)

I migranti che si trovavano ancora all'interno del centro, situato in un sobborgo a est di Tripoli, avevano iniziato uno sciopero della fame per chiedere di essere portati fuori dalla Libia, chiedendo all'Onu di avere garanzie di non finire nuovamente sotto attacco, come era stato dichiarato dal portavoce del centro di detenzione, Mahmoud Taweer. Dal momento del raid, si sono rifiutati di dormire all'interno della struttura, ma hanno anche detto di non voler essere trasferiti in un altro centro di detenzione dal momento che temono che questo possa rallentare il loro viaggio verso un altro Paese.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI