venerdì 28 novembre 2008
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La galassia fondamentalista islamica in India si articola in decine di movimenti e gruppi sparsi in diversi Stati della federazione, dal Kashmir, nel Nord, all'Assam e il Manipur, nel Nordest. A livello nazionale opera il Movimento degli Studenti musulmani dell'India (Simi), fondato nel 1977 da Mohammad Ahmadullah Siddiqi in un'università dell'Uttar Pradesh. Il Simi, che si batte per l'instaurazione nella totalità dell'India di uno Stato islamico, è stato messo al bando dal governo federale il 27 settembre 2001 con l'accusa di "attività anti-nazionali" e legami con gruppi islamici radicali del Kashmir. Un'ala di questo movimento fuorilegge potrebbe essere il Fronte rivoluzionario islamico (Islami Inqilabi Mahaz) che ha rivendicato gli attentati terroristici dell'ottobre 2005 a Nuova Delhi. Il Simi è comunque sospettato di essere responsabile dell'attentato alla stazione ferroviaria di Varanasi, nel Gujarat, nell'aprile 2006, in cui hanno perso la vita 18 persone. Un'altra organizzazione islamica bandita in India dal 2000 è la Deendar Anjuman, nata inizialmente nel 1924 come confraternita sufi. Il governo federale l'ha infatti accusata di essere l'ispiratrice di una serie di attentati avvenuti in tre Stati del Sud: Andhra Pradesh, Karnataka, Goa e Maharashtra. Ma è nel Kashmir che si concentra il grosso delle organizzazioni jihadiste indiane. Molti leader storici del Kashmir, come Masood Azhar, appartengono alla scuola deobandi cui si richiamano tutti i capi taleban e molti kashmiri hanno ricevuto un addestramento militare in Afghanistan, prima e dopo l'occupazione sovietica. Molti gruppi kashmiri sono perciò accusati di essere delle semplici «filiali» di partiti afghani e pachistani, come le Tigri di Allah, legate al partito Hizb-e-Islami di Hekmatyar. Specializzato in operazioni di moralizzazione islamica, il movimento aveva imposto, ancor prima dei taleban, vari divieti: gioco del lotto, bar, cinema (esclusi i film pachistani), videocassette, alcol, trucco femminile. Non solo. Le Tigri hanno imposto alle imprese di cancellare la parola «indiano» dalla loro ragione sociale e invitato la gente a chiudere i conti aperti presso banche indiane e a utilizzare solo banconote pachistane. La nebulosa delle organizzazioni kashmiri è riunita in due coalizioni: All Party Hurriyat Conference (Conferenza dei partiti per la libertà) che raccoglie 26 movimenti, e la Muttahhida Jehad Council, (Consiglio unito per il Jihad) che ne conta una quindicina, molti dei quali composti da pochi affiliati. Tra i gruppi maggiori spicca il Partito dei mujâhidîn, fondato nel 1989, il quale ritiene che un Kashmir indipendente patirebbe la sorte poco gradevole degli stati periferici dell'India, come il Nepal e il Bhutan, e reclama perciò la sua fusione nel Pakistan. C'è poi il Movimento dei mujâhidîn, nato nel 1993, che raccoglie parecchi volontari afghani e pachistani e che figura dal 1997 sull'elenco dei movimenti terroristici pubblicato dal Dipartimento di Stato Usa. Questa formazione, guidata dal maulana Fazul Rahman Khalil, ai tempi dei taleban disponeva di campi di addestramento in Afghanistan, dove intratteneva stretti rapporti con al-Qaeda. C'è poi il Fronte di Liberazione di Jammu e Kashmir (Jklf) autore nel 1989 del sequestro della figlia del ministro dell'Interno indiano, un musulmano, che costrinse il governo indiano a scarcerare cinque suoi leader. Un gruppo agguerito è, infine, Lashkar-e-Toiba, ossia l'Esercito dei Puri, braccio armato di un'oganizzazione di ispirazione wahhabita e autore di alcuni degli attentati più sanguinosi. Molti analisti sono convinti che gli autori degli attentati di mercoledì provenissero dal Pakistan, dove i movimenti islamici certamente non mancano. Da tempo è attiva sulla scena politica la Muttahida Majlis-e-Amal, il Fronte di azione unita (Mma), un'alleanza di quattro potenti partiti islamici sotto la guida di Qazi Hussain Ahmad. Tra questi partiti figurano le due ali della Jamiat Ulema-e-Islam e inoltre la Jamiat Ulema-e-Pakistan: tutti e tre manifestano aperte simpatie per i taleban afghani. Ma accanto alla Mma sono comparsi negli ultimi anni i Taleban pachistani, guidati da Baitullah Mehsud, considerato da Islamabad come uno dei capi di al-Qaeda in Pakistan, e che dà del filo da torcere all'esercito pachistano in varie zone del Paese. Lo scorso giugno i taleban pachistani hanno rapito e ammazzato 22 membri di una tribù che aveva intavolato trattative di pace con il governo. Alcune delle vittime erano state uccise con colpi d'arma da fuoco, altre massacrate all'arma bianca.
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