martedì 17 giugno 2014
Nel Nord conquistata Tal Afar. Obama invia 275 soldati. Oggi a Vienna colloqui Usa-Iran a margine del vertice su programma nucleare.
Il braccio destro di Saddam guida i sunniti
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In Iraq è ormai guerra civile, con l'avanzata jihadista che è arrivata a Baquba, a 60 chilometri da Baghdad, dove le forze di sicurezza hanno respinto un attacco dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis). La crisi coinvolge anche gli Stati Uniti: Barack Obama ha inviato 275 militari "con l'obiettivo di proteggere" lo staff diplomatico e "i cittadini americani". L'esercito iracheno ha annunciato di aver respinto i miliziani dell'Isis in tre quartieri di Baquba, Al Katun, Al Mefraq e Al Moalemin. In un attacco jihadista a un commissariato di polizia della città sono morti almeno 44 detenuti, secondo fonti della sicurezza uccisi dai sunniti. Secondo altre però sono state le stesse forze di sicurezza ad uccidere i prigionieri che tentavano di evadere approfittando dell'attacco. I miliziani sono riusciti comunque a occupare una caserma dell'esercito fuori Baquba e due villaggi nella zona e hanno attaccato postazioni dell'esercito anche a Qaim, lungo il confine con la Siria. Negli scontri in altre zone della provincia di Diyala sono morti almeno 28 jihadisti e due poliziotti. Intanto la battaglia di Tal Afar, città sciita nel nord strappata dagli jihadisti ai governativi, ha causato decine di morti, tra cui molti civili. Secondo il governo provinciale, tra 500 e i 770 ribelli, controllano, oltre alla città, anche parte delle aree circostanti mentre nella zona dell'aeroporto sono ancora presenti sacche di resistenza formate da militari e poliziotti iracheni, ai quali si sono uniti alcuni civili armati.Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon ha chiesto al premier Nuri al-Maliki di avviare un dialogo per tentare di fermare le violenze, mentre l'inviato Onu Nickolay Mladenov ha avvertito che la crisi "minaccia l'esistenza dell'Iraq" ed è "la più grande minaccia alla sovranità" del Paese da diversi anni.E la crisi continua ad avere impatto sulla capacità produttiva dalla quale "dipende larga parte della capacità di crescita della produzione Opec", sottolinea l'Agenzia Internazionale per l'Energia (Aie) nel suo bollettino mensile, ma l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi ha assicurato che si sta "controllando la situazione". "Non siamo da soli, siamo con altre società come Bp e Shell. Siamo nel sud del Paese, per il momento non si sono verificati incidenti e stiamo continuando a lavorare con molta attenzione alla sicurezza", ha spiegato.Della questione irachena si parlerà oggi a Vienna a margine del vertice sul controverso programma nucleare iraniano in corso tra Teheran e il "5+1" ovvero i cinque Paesi del Consiglio di sicurezza dell'Onu più la Germania.
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