lunedì 18 novembre 2019
La polizia ha eseguito decine di arresti fuori dall'Hotel Icon, su Science Museum Road, nelle vicinanze del PolyU, il politecnico di Hung Hom trasformato in roccaforte dai manifestanti pro-democrazia
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A Hong Kong si vivono ore di altissima tensione. Dopo una notte di stallo, con centinaia di manifestanti (si parla addirittura di 1.000) pro-democrazia asserragliati nel campus universitario del Politecnico, a lanciare molotov contro la polizia e gli agenti che hanno risposto con lacrimogeni e cariche, tra le 4 e le 5 del mattino gli agenti hanno optato per il blitz. Subito dopo si sono sentite delle esplosioni all'interno della struttura. E dopo ore di assedio, centinaia di giovani sono stati arrestati.

Alla fine della giornata si contano 166 feriti: una donna si trova in condizioni definite serie, mentre altre 44 sono in condizioni stabili. 69 sono state già dimesse. Da venerdì sono state 154 le persone arrestate.

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Diverse decine di manifestanti vestiti di nero e con mascherina sono tornati in mattinata a bloccare Nathan Road all'altezza del Mira Mall. I negozi sulla Park Lane e le aree limitrofe, secondo i media locali, restano chiusi. Il blitz su Nathan Road è scattato malgrado l'invito ad allontanarsi da parte della polizia locale. E mentre al Politecnico l'assedio è in una situazione di stallo, si è aperto un nuovo fronte di protesta.

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La polizia ha eseguito decine di arresti fuori dall'Hotel Icon, su Science Museum Road, nelle vicinanze del PolyU, il politecnico di Hung Hom trasformato in roccaforte dai manifestanti pro-democrazia. Poco prima le 7:00 locali (mezzanotte in Italia), il rettore dell'ateneo Teng Jin-Guang ha reso noto di aver raggiunto una tregua con la polizia a patto che gli studenti fermassero gli attacchi. La polizia ha lanciato un appello agli studenti affinché depongano le armi: "Arrendetevi". Tutti, ha detto un portavoce della polizia, saranno arrestati perché "sospettati di rivolta". Parole durissime arrivano da Pechino: "Nessuno deve sottovalutare la determinazione della Cina a difendere la sua sovranità e la stabilità di Hong Kong".

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Intanto l'Alta Corte di Hong Kong ha dichiarato l'incostituzionalità del divieto dell'uso delle maschere introdotto lo scorso mese dalla governatrice Carrie Lam facendo leva sulla legislazione di emergenza, una norma che aveva suscitato violentissime polemiche. La sentenza dell' Alta Corte, riferisce il network pubblico Rthk, stabilisce la "incompatibilità con la Basic Law", la Costituzione locale, ed è maturata a seguito del ricorso promosso da 24 parlamentari pan-democratici.

L'Alta Corte ha sancito che il divieto dell'uso delle maschere nelle manifestazioni pubbliche, con la previsione del carcere fino a sei mesi in caso di trasgressione, sia incostituzionale perché è una restrizione dei diritti fondamentali delle persone spinta oltre il necessario. In altri termini, "eccede quello che è ragionevolmente necessario da ottenere puntando all'applicazione della legge, alle indagini e alla punizione dei dimostranti violenti". La normativa, varata in base ai poteri d'emergenza di una ordinanza del 1922, in pieno periodo coloniale, puntava nei piani del governo a scoraggiare l'adesione di massa alle manifestazioni pro-democrazia che stanno scuotendo l'ex colonia da giugno.

La polizia aveva anche il potere di ordinare o di togliere direttamente le maschere in qualsiasi momento e luogo. Sui social media, una volta diffusasi la notizia, sono apparsi foto e video di persone che consegnano le maschere a chi che si preparano ai sit-in di protesta in Central.


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