sabato 15 novembre 2014
Lo documenta un reportage-denuncia della Bbc. Nell'istituto vivono 65 minori, accuditi da uno staff di 6 persone. (Foto d'archivio)
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Jenny, 9 anni, affetta da autismo, passa il suo tempo a guardare nel vuoto oscillando avanti e indietro. Fotis, 20 anni, con sindrome di Down, vive in uno spazio leggermente più grande, e quando vede qualcuno che non conosce gli chiede, immancabilmente, "Andiamo a fare un viaggio?". Ma viaggi o anche passeggiate per Jenny e per Fotis non sono in programma: la bimba e l'adolescente sono accomunati da una vita da reclusi in un istituto statale per minori disabili in Grecia, dove i 65 "ospiti" vivono giorno e notte in gabbie di legno, accuditi per le loro necessità elementari e fisiologiche da uno "staff" di sei infermieri addetti in tutto, e dove per il resto del tempo vengono abbandonati a loro stessi.In un lungo reportage della Bbc l'istituto degli orrori di Lechaina, nel sud della Grecia, prende quasi vita: uno spaccato di degrado, di violazione dei diritti più elementari che si allarga sulla Grecia di oggi, in crisi e senza soldi, dove le istituzioni pubbliche sono abbandonate, come i poveri disabili che le famiglie hanno rinnegato e la cui prospettiva - rileva un ex addetto, interpellato dalla Bbc - è di rimanere ingabbiati nella monotonia di giorni sempre uguali e di "uscire solo quando moriranno".I sei addetti (al netto di un medico, che si presenta solo saltuariamente), per la maggior parte del tempo, controllano la situazione con telecamere puntate sulle gabbie da una parete di schermi nella saletta del personale, al piano di sotto. "I bambini ormai sono abituati alle loro gabbie. Le gradiscono", sostiene incredibilmente la nuova direttrice dell'istituto, Gina Tsoukala, ricordando che le gabbie in legno sono "personalizzate" sulle esigenze dei singoli "ospiti". Secondo un medico, George Gotis, "molti di questi bambini con gravissime disabilità hanno vissuto molto più della loro aspettativa di vita media", anche perché le "costose gabbie sono state costruite per proteggerli ed evitare che si facciano del male", viste le tendenze autolesioniste di molti dei reclusi.Condizioni che appaiono già molto migliori di quelle denunciate solo 4-5 anni fa da un gruppo di volontari orripilati. I quali avevano raccontato quanto avevano visto - i pazienti spesso legati a lettini in gabbie anguste e pesantemente sedati - a politici locali, ad Atene, all'Unione europea e a diverse organizzazioni per i diritti umani, riscuotendo però scarso interesse. Un rapporto indignato e dettagliato fu stilato nel 2010 da un garante per i diritti dei minori. Da allora due ragazzi sono morti per carenza di attenzione o anche di sorveglianza - un quindicenne soffocato da qualcosa che aveva ingerito e un sedicenne nel cui stomaco è stata ritrovata un'intricata matassa di pezzi di stoffa, cordino, cerotti e garze.Da allora qualcosa è anche migliorato, assicurano i gestori: le gabbie sono diventate più grandi e sono "personalizzate". Ma per il personale, ridotto all'osso, i turni sono massacranti: un supervisore per ogni piano, cioè per almeno 20 ospiti alla volta.Nella gabbia i bambini vengono medicati, imboccati a pranzo e cena attraverso le sbarre, viene cambiato loro il pannolone, tutto da una persona sola. Una stanza, grazie a una colletta, è stata trasformata in una "sala giochi" dalle pareti imbottite, dove però i ragazzi - racconta lo staff alla Bbc - restano spesso immobili, sorvegliati a distanza da un infermiere. Nessuna assistenza psicologica, nessun conforto umano, tantomeno dalla famiglie, in una Grecia non solo in grave crisi economica e sociale, ma dove la disabilità è spesso ancora un disonore per le famiglie.E così accade che le madri non sappiano nemmeno dell'esistenza di un figlio rinchiuso in un istituto come quello di Lechaina: i padri, d'accordo con lo staff ospedaliero, spesso fingono con la madre che il bambino handicappato non sia sopravissuto al parto.
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