sabato 18 ottobre 2014
​Il presidente Usa: possibili altri casi isolati. Intanto l'Oms ammette che c'è stata una sottovalutazione dell'epidemia: 4500 morti accertate ma potrebbero essere 12mila. Sta meglio l'infermiera spagnola, allarme in Sierra Leone.
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B​arack Obama ha lanciato agli americani un messaggio rassicurante sull'ebola, dopo l'allarme suscitato dai primi due casi di contagio nel Paese. Il presidente Usa ha avvertito che la lotta al virus sarà lunga e si potrebbero registrare "altri casi isolati", ma ha invitato gli americani a non cedere all'isteria e ha assicurato che la nazione è "preparata" per evitare un'epidemia sul territorio. Il presidente americano è comunque tornato a respingere l'idea dello stop ai voli dall'Africa occidentale perché "cercare di isolare un'intera regione del mondo" potrebbe addirittura far peggiorare la situazione. Obama ha dedicato alla crisi dell'ebola il suo discorso radiofonico del sabato. "Non possiamo isolarci dall'Africa occidentale", ha detto, spiegando che questo renderebbe più difficile il movimento degli operatori sanitari e anche quello dei beni, oltre a spingere le persone a uscire in modo clandestino dal Paese rendendo più difficili i controlli. Obama ha anche cercato di circoscrivere il problema, ricordando agli americani che nel Paese, su 300 milioni di abitanti, sono stati diagnosticati solo tre casi. "Quel che stiamo vedendo in America non è un focolaio, nè tantomeno un'epidemia di ebola". L'ebola è "una malattia grave, ma anche difficile da contrarre": "non dobbiamo cedere all'isteria o alla paura". Intanto l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha promesso un'approfondita analisi interna sul perché non sia riuscita a fermare dall'inizio l'epidemia di ebola. È la reazione alla pubblicazione avvenuta ieri di un documento interno, che doveva rimanere riservato, in cui l'organizzazione delle Nazioni Unite sembra ammettere di avere fatto pasticci nelle prime fasi. In un comunicato l'Oms afferma oggi di non voler fare commenti sul materiale trapelato, ma rileva che il documento è solo una prima bozza di una analisi in corso sulla risposta data dalla crisi. "Non possiamo dirottare le nostre limitate risorse dalla risposta (alla crisi) all'analisi dettagliata della nostra risposta passata. Quell'analisi arriverà, ma solo quando la crisi sarà superata". Dalla bozza trapelata, su cui l'Oms ufficialmente ribadisce di non voler fornire alcun commento, emergerebbe che l'organizzazione non sarebbe riuscita a fermare l'epidemia per una serie di fattori, dall'incompetenza dello staff alla mancanza di informazioni. L'Oms è stata molto criticata per la sua lenta risposta e per le sue (almeno iniziali) rassicurazioni, che ignorarono i ripetuti allerta lanciati da Medici senza Frontiere, l'Ong che conduceva tra le prime la sua battaglia sul terreno. L'ebola ha ucciso almeno 4.546 persone tra Liberia, Sierra Leone e Guinea, secondo i dati forniti dall'Oms venerdì; tuttavia siccome almeno metà dei casi non vengono neanche registrati e il tasso di mortalità è almeno al 70 per cento, l'Oms ritiene che il bilancio vero si attesti probabilmente ad oltre 12mila. E non c'è alcuna segnale che l'epidemia stia rallentando, epidemia confermata per la prima volta a maggio, ma che l'Oms dichiarò emergenza sanitaria pubblica internazionale solo l'8 agosto. Intanto Teresa Romero, l'infermiera spagnola infetta dal virus dell'Ebola, è in via di guarigione. Secondo El Pais online, che cita Luis Enjanes, un virologo membro del comitato scientifico nominato dal governo. I due ultimi test effettuati hanno "evidenziato valori quasi negativi" del virus, ed un terzo test è in programma per domani. "Se i risultati saranno gli stessi - precisa il quotidiano - significherà che la donna sarà di fatto guarita dall'infezione". Nuovo allarme invece in Sierra Leone. "L'andamento dell'epidemia da Ebola si sta modificando e il virus si sta spostando ora verso le aree urbane, ovvero verso Ovest, inclusa la capitale Freetown". Ad affermarlo è Giovanni Putoto, medico specializzato in malattie tropicali impegnato nel Paese nel presidio sanitario di Pujehun per la ong Medici con l'Africa Cuamm. Ciò "è molto preoccupante - avverte - perchè con la maggiore concentrazione di popolazione aumentano i contatti diretti e la facilità di trasmissione del virus".
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