martedì 20 agosto 2013
​Eredità dell'Impero britannico, tiene legati tra loro popoli dei cinque continenti. Ben 54 i Paesi membri (le Nazioni), di cui 15 (i Reami) riconoscono la regina come sovrana, rappresentata da un governatore.
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Che cos’hanno in comune il Ca­nada e la Papua Nuova Guinea, le Bahamas e l’Australia? Territori ai quattro angoli del mondo, con storie, religioni, culture diverse, ma tutti lega­ti da un sovrano, che riconoscono come loro capo di Stato. Oggi quella corona la indossa la regina Elisabetta II, ma in fu­turo sul trono ci sarà il suo bisnipote: il piccolo George Alexander Louis, nato lo scorso 22 luglio. È il terzo in linea di suc­cessione, prima di lui il nonno Carlo, principe di Galles, e il padre William, du­ca di Cambridge. Il royal baby, come la stampa lo ha ribattezzato, sarà un gior­no re e il suo regno toccherà tre conti­nenti, ragione per cui si sono illumina­ti di blue, in suo onore, i monumenti simbolo di città agli antipodi, come To­ronto o Auckland e anche le Cascate del Niagara. È il 'mondo' del Com­monwealth (letteralmente: benessere comune), un universo affascinante ma anche complesso, che nel 2009 ha fe­steggiato i primi 60 anni della sua at­tuale struttura.Distinzione Si è soliti identificare l’organizzazione come l’unione delle ex colonie del­l’impero britannico, in realtà va fatta una distinzione fondamentale. Il pic­colo George Alexander Louis sarà so­vrano dei cosiddetti Reami del Com­monwealth, un ristretto gruppo all’in­terno del più noto Commonwealth delle Nazioni. Loro progenitore è il Commonwealth Britannico, nato nel 1926 con l’obiettivo di creare una rete economico-culturale tra i diversi paesi che componevano l’impero di Lon­dra. Con la fine della Seconda guerra mondiale e l’avvio della decolonizza­zione, è cominciato il re-styling del­l’organizzazione, che dal 1949 si chia­ma Commonwealth delle Nazioni.Oggi è composto da 54 paesi: tutte ex colonie britanniche tranne il Mozam­bico, che nel 1995 ha deciso di aderir­vi, e dal 2009 il Ruanda, ultima nazio­ne a entrarvi. All’interno del Commonwealth delle Nazioni – e qui sta la differenza ai più sconosciuta – si distinguono due gruppi: paesi dotati di un proprio ca­po di Stato e paesi che hanno deciso di rimanere fedeli alla Corona britan­nica e riconoscono la regina Elisabetta II – e in futuro Carlo, poi William e in­fine il piccolo George Alexander Louis – come loro sovrano, vale a dire come loro capo di Stato. Questo ristretto gruppo prende il nome di Reami del Commonwealth e riunisce quindici nazioni indipendenti ripartite su due continenti: dieci in America (Canada; Belize; Bahamas; Barbados; Giamaica; Grenada; Saint Lucia; Antigua e Bar­buda; Saint Kitts e Nevis; Saint Vincent e Grenadine) e cinque in Oceania (Au­stralia; Nuova Zelanda; Papua Nuova Guinea; Tuvalu; Isole Salomone). Sedi­cesimo reame è il Regno Unito. Si trat­ta di realtà completamente diverse tra loro anche sul piano giuridico-costitu­zionale, basti pensare che Giamaica e Bahamas hanno ancora in vigore la pena di morte. Ciascun reame ha una propria politica interna, estera, econo­mica e militare. Eppure di questi quin­dici paesi Elisabetta II è regina, motivo per cui in ogni capitale è presente un governatore scelto dalla sovrana, che non interviene nel dibattito politico ma ricopre soltanto pochi incarichi di rappresentanza. Nelle federazioni co­me il Canada o l’Australia è presente un governatore per ciascuno Stato.Il Commonwealth delle Nazioni, inve­ce, è presieduto da Elisabetta II e que­sto nonostante all’interno dell’orga­nizzazione vi siano altre sei monar­chie: in Asia Brunei e Malaysia, in Afri­ca Lesotho e Swaziland, in Oceania Samoa e Tonga. Quella della sovrana britannica, però, è una carica simboli­ca, mentre al livello esecutivo il vero 'capo' è il segretario generale, che dal 2008 è il diplomatico indiano Kamale­sh Sharma. Movimento repubblicano e successione al trono La fedeltà dei reami alla Corona bri­tannica, però, si è scontrata nell’arco di oltre sessant’anni con movimenti repubblicani anche molto forti, in al­cuni casi sfociati con il referendum. È successo in Australia, con la consulta­zione popolare del 1999, che però è stata rigettata. In tutti i reami è pre­sente un movimento che sogna di ab­bandonare Elisabetta II per avere al suo posto un presidente della Repub­blica e tradizionalmente è il Partito la­burista locale a farvi da contenitore politico. Ma non è così semplice, per­ché serve un lungo iter parlamentare per arrivare a una legge che cambi l’assetto costituzionale del paese. L’ul­timo strappo risale al 1992: l’isola di Mauritius è diventata una Repubblica, scegliendo co­munque di rimanere all’in­terno del Commonwealth delle Nazioni.Il meccanismo è affascinan­te ma anche complesso. Al­tro esempio dello stretto le­game esistente nei Reami del Commonwealth è la tan­to agognata legge di modifi­ca per la successione al tro­no, entrata in vigore proprio in vista della nascita del royal baby, per consentire al primogenito di William e Kate Middleton di salire al trono, anche nel caso fosse stata una femmina. Le no­vità del Succession to the Crown Act 2013 riguardano l’equiparazione tra i sessi per accedere alla corona (prima c’era la primogenitu­ra maschile) e la possibilità per il sovrano, che è anche 'governatore supremo' del­la Chiesa d’Inghilterra, di a­vere il coniuge di confessio­ne cattolica. Espulsioni e sospensioni Al livello più generale, però, il Commonwealth delle Na­zioni si è rivelato una for­mula vincente, capace di creare una rete di rapporti privilegiata tra nazioni di­stanti geograficamente e culturalmen­te. Negli ultimi tempi grande attenzio­ne è stata dedicata ai giovani e a buon ragione. I 54 paesi, insieme, riunisco­no oltre due miliardi di persone (la so­la India più di uno), la metà dei quali ha meno di trent’anni. Nel 2009 l’orga­nizzazione – come oggi la conosciamo – ha tagliato il traguardo del sessante­simo anniversario, celebrato con una mostra a Buckingham Palace: Queen & Commonwealth: The Royal Tour. Ma in più di sei decenni non sono manca­ti momenti di tensione. Il Sudafrica venne espulso nel 1961 a causa dell’A­partheid e vi è rientrato soltanto nel 1994. Ci sono poi le sospensioni. At­tualmente l’unico paese sospeso sono le Isole Fiji (dal settembre 2009), a causa del colpo di Stato militare che ha avuto luogo sull’arcipelago del Pa­cifico.
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