domenica 8 maggio 2016
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RIAD Ali al-Naimi, “storico” ministro del Petrolio saudita, è stato destituito dall’incarico all’interno di un più ampio rimpasto di governo. Al posto di al-Naimi, che ricopriva il ruolo dal 1995, è stato nominato l’ex ministro della Sanità e presidente della compagnia petrolifera Aramco, Khaled al-Faleh, cui è stato affidato il portafoglio allargato di Energia, Industria e Risorse minerarie. Il cambiamento avviene in un momento in cui il Paese cerca di emancipare la propria economia dall’oro nero, il cui prezzo è in caduta libera. E si gioca la partita tra Riad e Teheran che ha come posta in gioco non solo l’influenza politica nella regione, ma anche il prezzo del petrolio, calato di circa il 60 per cento dai massimi del giugno 2014. Ieri, il vice ministro del Petrolio iraniano ha annunciato che le esportazioni petrolifere del suo Paese sono salite a 2,1 milioni di barili al giorno, ovvero solo 100mila barili in meno rispetto ai livelli pre-sanzioni. Roknoddin Javadi ha sottolineato che «l’obiettivo del Paese è raggiungere 2,2 milioni di barili al giorno». Tale obiettivo, aveva precisato nelle scorse settimane il vice ministro, dovrebbe essere raggiunto entro giugno. Ad aprile non è stato possibile raggiungere un accordo sul congelamento della produzione tra Paesi membri e non dell’Opec. L’Arabia Saudita non vuole limitare la produzione ai livelli dello scorso gennaio se l’Iran non fa altrettanto. Ma Teheran vuole invece tornare a estrarre greggio a pieno regime sfruttando la rimozione delle sanzioni occidentali. ( C.E.) © RIPRODUZIONE RISERVATA
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