lunedì 8 ottobre 2018
La Corte ha ascoltato i difensori che hanno presentato appello per la donna, accusata di blasfemia e condannata a morte. La decisione forse entro il mese. I giudici: discrepanze con le accuse
Una foto datata 8 novembre 2010: Asia Bibi in tribunale (Ansa)

Una foto datata 8 novembre 2010: Asia Bibi in tribunale (Ansa)

Asia Bibi rimane dietro le sbarre: la Corte suprema pachistana ha ascoltato l'appello della difesa contro l'esecuzione capitale, ma si è presa tempo per decidere senza annunciare una data per la sentenza. L'udienza - durata due ore e 45 minuti ininterrotti, dinanzi ai tre giudici, il presidente Saqib Nisar, insieme ad Asif Saeed Khosa e il Mazhar Alam Miankhel - ha evidenziato diverse discrepanze nella versione dell'accusa e le testimonianze raccolte in questi anni.

La donna è la prima cattolica a essere condannata a morte in Pakistan secondo gli articoli del Codice penale noti nel macabro complesso come “legge antiblasfemia”. L'accusa è arrivata nel 2009 e nel 2010 un tribunale l'ha condannata alla pena capitale. Nel 2014, l'Alta Corte di Lahore ha confermato la sua condanna a morte. Tuttavia, la Corte Suprema nel luglio 2015 ha sospeso l'esecuzione.

L'avvocato di Asia Bibi, Saiful Mulook, che è musulmano, ha detto che l'inchiesta è stata viziata. La sentenza dovrebbe arrivare entro il mese di ottobre.

I cristiani in Pakistan hanno atteso in preghiera la conclusione dell'udienza. "Molte persone stanno pregando per la sua liberazione in Pakistan e in tutto il mondo", riferisce all'Agenzia Fides p. James Channan, domenicano che a Lahore gestisce il "Peace Center", impegnato per il dialogo islamo-cristiano. "È nostra ferma speranza che, grazie alla incessante preghiera - afferma - possa essere rilasciata". E conclude: "Oggi ricordiamo nella preghiera anche coloro che sono stati uccisi a causa del sostegno dato ad Asia Bibi: l'ex governatore della provincia del Punjab, il musulmano Salman Taseer, e il leader cattolico Shahbaz Bhatti, ministro federale per gli Affari delle minoranze. Speriamo che il loro sacrificio non sia stato vano".

Se il giudizio fosse di conferma della condanna, l’ultima possibilità sarebbe di appellarsi alla clemenza del presidente pachistano Iraf Alvi, in carica solo dal 9 settembre.

Asia Bibi, moglie e madre di cinque figli, in carcere da quasi 4mila giorni, si trova in isolamento dalla condanna in prima istanza l’11 novembre 2010, a oltre un anno dall’arresto. Una misura restrittiva che ne salvaguarda anche l’incolumità davanti a possibili aggressioni e alle taglie (fino a 500mila rupie pachistane), poste su di essa dagli estremisti islamici.

Gli islamisti pachistani infatti hanno minacciato "pericolose conseguenze" se Asia Bibi sarà assolta. "Se non sarà fatta giustizia e la condanna di Asia sarà trattata con indulgenza o con leggerezza o cercherà di fuggire in un altro Paese, ci saranno conseguenze pericolose", si legge in una nota del partito politico radicale pachistano Tehreek-e-Labbaik (Tlp) che nelle ultime elezioni ha difeso con forza l'applicazione della legge sulla blasfemia. Il Tlp ha detto che il governo pachistano non dovrebbe cedere alla pressione delle ong, "nemiche del Paese" o dell'Unione europea e dovrebbe confermare la condanna alla pena di morte.

La necessità di espatrio, in caso di sentenza a lei favorevole, è sottolineata anche dal marito Ashiq Masih che, in visita nei giorni scorsi nel Regno Unito con il sostegno di Aiuto alla Chiesa che soffre, ha dichiarato in un’intervista che Asia Bibi, da lui incontrata a inizio mese nella prigione di Multan, è ancora in buona salute, contrariamente alle voci di sintomi di demenza. La donna «sta passando il suo tempo pregando con una fortissima fede e legge quotidianamente la Bibbia», ha aggiunto Masih, ricordando che il primo ottobre la moglie ha ricevuto la Comunione in cella.

IL COMMENTO DI FULVIO SCAGLIONE: Per Asia Bibi e per la giustizia


© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: