sabato 3 dicembre 2016
Il blocco economico - fondato da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay - ha deciso l'esclusione: mancano degli standard democratici e commerciali. E Maduro, già nel mirino di Trump, grida al «golpe»
Il venezuelano Nicolás Maduro a Cuba per i funeali di Fide Castro con il collega boliviano Evo Morales (LaPresse)

Il venezuelano Nicolás Maduro a Cuba per i funeali di Fide Castro con il collega boliviano Evo Morales (LaPresse) - LaPresse

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Non solo non sarà presidente di turno del Mercato comune del Sud (Mercosur). Il Venezuela non è più parte attiva dell’organismo. Il Paese ha perso il diritto di voto – ma non quello di partecipare alle riunioni – per mancato adeguamento della propria legislazione interna agli standard dell’organizzazione. Una questione pendente dal 2012 che, però, è precipitata con il blocco, a ottobre, del referendum chiesto dall’opposizione per destituire il leader Nicolás Maduro.

Dopo un estenuante braccio di ferro è arrivata la lettera di sospensione. Un atto che ha mandato su tutte le furie Caracas. Il ministro degli Esteri, Delcy Rodríguez, ha subito tuonato al “golpe” da parte di governi “ostili”. Di sicuro, alla presa di posizione, ha contribuito il passaggio di consegne in Argentina e Brasile. Se Cristina Fernández Kirchner e Dilma Rousseff erano più morbide, i loro successori – i conservatori Mauricio Macri e Michel Temer - sono poco inclini a tollerare le “intemperanze” venezuelane.

La politica statunitense

Al di là degli effetti pratici, la sospensione rappresenta il crescente isolamento di Caracas all’interno del contesto latinoamericano. Una situazione che potrebbe peggiorare nei prossimi mesi con il cambio di vertice alla Casa Bianca. Barack Obama, a differenza del predecessore Bush, ha cercato di mantenere un atteggiamento di cautela verso Maduro. Una politica che Donald Trump non sembra propenso a continuare. Il rischio è che, però, un aumento della pressione internazionale produca un ulteriore irrigidimento del governo venezuelano. Proprio ora che, anche grazie all’intenso lavoro della Chiesa, esecutivo e opposizione hanno avviato una difficile trattativa.

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