Nel nord-est della Nigeria la Messa domenicale è un incubo: rapiti oltre 160 cristiani
Bande armate hanno assaltato tre chiese, di cui una cattolica. nello Stato di Kaduna

Nel nord-est della Nigeria la Messa della domenica è diventata un incubo per moltissimi fedeli inermi, e un rischio enorme per la vita di religiosi e praticanti. Non si arresta, nonostante gli avvertimenti e il recente attacco armato americano, l’ondata di rapimenti di massa e violenze ai danni dei cristiani. L’ultima aggressione – un rapimento di massa in tre diverse chiese dello stato di Kaduna, nel centro-nord del Paese – risale a domenica scorsa. Almeno 163 persone sono state prelevate con la forza durante la celebrazione eucaristica, poco prima di mezzogiorno, e costrette a seguire gli aggressori.
«Un gran numero di uomini armati hanno bloccato gli ingressi alle chiese e costretto gli altri fedeli a rifugiarsi nella boscaglia», racconta all’Afp il reverendo Joseph Hayab, presidente dell’Associazione Cristiana della Nigeria del nord. Alcune fonti parlavano di due attacchi (tra cui uno alla Chiesa dei Cherubini e Serafini, movimento religioso cristiano africano). Ma ulteriori testimonianze confermano che le chiese aggredite sono tre, e una di queste è cattolica.
«Inizialmente i terroristi hanno prelevato 172 persone, nove sono riuscite a liberarsi e a fuggire», conferma Hayab. Le forze dell’ordine nigeriane parlano di «armi sofisticate»: l’uso di fucili, esplosivi e munizioni complesse di nuova generazione preoccupa non poco il governo, che affronta un’emergenza senza soluzione. «Viviamo con la paura addosso. Hanno bruciato le nostre chiese e le abitazioni. Alcuni di noi hanno perso tutto», raccontano i contadini di religione cristiana alla stampa locale. Scuole e luoghi di culto restano tra i target privilegiati di banditi e terroristi islamisti: ma nel mirino finiscono sempre più spesso anche moschee e fedeli islamici. «Costanti conflitti etnici, politici e religiosi per la terra e per modificare il sistema di alleanze» alterano la vita delle persone, aveva dichiarato tempo fa il vescovo Wilfred Chikpa Anagbe della diocesi di Makurdi, nello Stato di Benue. Almeno sei gruppi uniti a banditismo locale e violenza affiliata a ciò che resta di Boko Haram sconvolge la vita della gente.
Alla notizia di questo ennesimo rapimento fa seguito anche quella di un rilascio: dopo due mesi di prigionia è stato liberato padre Bobbo Paschal, parroco di Santo Stefano, nell’area del governo locale Kushe Gudgu Kagarko, sempre a Kaduna. Il sacerdote era stato rapito nelle prime ore del 17 novembre. Durante l’assalto i banditi avevano ucciso suo fratello. Inizialmente alcuni canali social avevano diffuso la notizia falsa della morte del sacerdote, poi smentita ufficialmente dall’arcidiocesi di Kaduna. Difficile comprendere fino in fondo la matrice di questi drammi: un mix calibrato di comune banditismo, richiesta di riscatti e affermazione di potere personale. Il dibattito resta comunque estremamente polarizzato: l’ipotesi estrema di un vero e proprio “genocidio dei cristiani” si contrappone all’idea che la Nigeria sia ostaggio di predatori interessati alle risorse e alla terra. Ma c’è anche una dimensione di consenso popolare, laddove lo Stato è assente e la povertà morde di più. Per attrarre più seguaci e guadagnare consensi – rivela il sito di al -Jazeera – il gruppo armato Lakurawa ad esempio, distribuisce denaro, attrezzi agricoli e fertilizzanti e semi.
La Nigeria appare un paese diviso tra un Sud cristiano, tutto sommato tranquillo, una zona centrale sempre più target dei rapitori, e un nord carnaio, insicuro e infestato di gruppi dalle diverse denominazioni.
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