Famiglia nel bosco, la decisione choc dei giudici: i bimbi separati dalla madre (e trasferiti)

Nuova svolta nel caso di Palmoli: nel giorno in cui dovevano iniziare le perizie psicologiche sui tre piccoli, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento della mamma dalla casa famiglia e lo spostamento dei figli in un’altra struttura. La Garante dell'Infanzia: «Sospendere subito l'intervento»
March 6, 2026
Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Catherine Louise Birmingham
Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Catherine Louise Birmingham
L’ordinanza è arrivata nel giorno in cui dovevano iniziare le perizie psicologiche sui bambini. E ha cambiato improvvisamente il quadro di una vicenda che, da oltre tre mesi, solleva interrogativi sempre più insistenti. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento di Catherine Birmingham dalla casa famiglia di Vasto dove viveva insieme ai suoi tre figli – una di 8 anni e due gemelli di 6 – dopo che il 20 novembre 2025 i minori erano stati sottratti alla coppia che abitava nel bosco di Palmoli, nel Chietino. Contestualmente è stato deciso il trasferimento dei bambini in un’altra struttura protetta e la separazione dalla madre. La decisione, lo si diceva all’inizio, è stata resa nota proprio mentre era in programma l’avvio della perizia psicologica sui tre minori disposta dai giudici: test che avrebbero dovuto essere somministrati nella stessa casa famiglia dalla consulente tecnica d’ufficio, la psichiatra Simona Ceccoli, alla presenza del consulente della difesa, lo psichiatra Tonino Cantelmi, e che dovrebbe stabilire lo stato psicologico dei piccoli in una relazione da trasmettere alle parti entro 60 giorni.
L’improvvisa ordinanza di trasferimento rischia però ora di incidere anche sull’andamento delle stesse perizie, in cui non è difficile immaginare quale potrà essere lo stato emotivo dei bambini. «C’è un’ordinanza di un tribunale che ha una sensibilità talmente alta – ha commentato con evidente ironia l’avvocato della famiglia, Marco Femminella – che, in pieno svolgimento della consulenza, ha deciso di allontanare i bambini e separare la madre». «È una decisione che ci terrorizza» il commento molto più esplicito di Marina Aiello, una delle psicologhe che compone il team dei periti della famiglia: «Si tratta di un’escalation di gravità enorme e assurda». Non si è fatta attendere la reazione della Garante dell’infanzia e dell’adolescenza Marina Terragni, che con una nota diramata poco dopo la notizia arrivata dall’Aquila si è detta «allarmata» e ha chiesto che la decisione venga immediatamente sospesa: «Qualche settimana fa una perizia indipendente realizzata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti – sottolinea Terragni – aveva già segnalato lo stato di disagio e sofferenza dei minori e indicato come fosse “indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”». Un auspicio scientificamente fondato, secondo la Garante, che non ha trovato ascolto. «Ci si starebbe anzi muovendo nella direzione opposta, infliggendo ai minori l’ulteriore trauma di essere separati, oltre che dal padre, anche dalla madre». Terragni ha poi annunciato di essere intenzionata a incontrare i piccoli: «Ho scritto a tal proposito al Tribunale. Mi farò accompagnare da consulenti indipendenti».
La decisione dei giudici d’altronde ha infiammato immediatamente anche il dibattito politico, a ogni livello. La Lega, che parla di una «fretta immotivata» nel separare madre e figli prima della conclusione delle consulenze psicologiche, ha annunciato la richiesta di un’ispezione urgente del ministero della Giustizia. Per Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’adolescenza, che ha avviato un ciclo di audizioni sul tema dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare siamo davanti a «un accanimento diventa parossistico: la nuova ordinanza del Tribunale dei minori dell'Aquila nega ai bambini anche la possibilità di vedere la madre e impone loro lo stress di un nuovo trasferimento. Questa vicenda ha ormai assunto tutti i contorni di un'assurda disfida fra i coniugi Trevallion e il Tribunale, nella quale le uniche vittime certe saranno i tre figli, alla faccia del tanto evocato superiore interesse dei minori». Una preoccupazione condivisa anche dal Moige, il Movimento italiano genitori. Contrariate anche le autorità locali, dal presidente della Regione Marco Marsilio alla Garante dell’Infanzia dell’Abruzzo Alessandra De Febis, che ieri s’è recata subito alla casa famiglia di Vasto.
La vicenda, per altro, è già segnata da infinite polemiche e contestazioni procedurali. Nei giorni scorsi era emerso un altro elemento destinato ad alimentare le perplessità della difesa: al centro della contestazione alcuni post pubblicati sui social dalla psicologa Valentina Garrapetta, collaboratrice della stessa consulente tecnica Ceccoli incaricata di svolgere le perizie sulla famiglia. Cinque messaggi pubblicati tra il 23 e il 30 novembre – quindi pochi giorni dopo l’allontanamento dei bambini – sono stati segnalati dai consulenti di parte, Cantelmi e Aiello, che hanno presentato un’istanza di ricusazione. In uno dei post si legge: «La fiaba esotica della famiglia del bosco è finita così: con un casolare gratis, immerso nel verde, offerto come se fosse un premio». In un altro intervento la stessa psicologa scriveva: «Il tribunale e gli assistenti sociali stanno portando avanti da mesi un delicatissimo e prezioso compito, lasciateci lavorare in pace. Cialtroni». Secondo la difesa della famiglia non si tratta soltanto di esternazioni private, ma di prese di posizione pubbliche che rischiano di incrinare il principio di terzietà in un procedimento che riguarda la vita di tre minori. Aiello e Cantelmi contestano d’altonde dall’inizio anche la metodologia utilizzata nelle perizie sulla capacità genitoriale della coppia, ritenendo i test scelti non adeguati a indagare pienamente le competenze educative dei genitori e fondati su strumenti considerati superati, con un ampio margine di discrezionalità interpretativa (in particolare l’attenzione si concentra sull’uso dei cosiddetti test grafici).
Proprio Cantelmi, parlando ieri davanti alla struttura di Vasto, è tornato a denunciare quella che definisce una «evidente ostinazione» nel continuare ad attribuire alla madre la causa dei problemi dei bambini e ha parlato di una situazione «surreale». «Come cittadino sono sgomento e indignato, come professionista sono incredulo – ha detto –. Sottoporre a un nuovo trauma questi bambini è clamoroso». A quasi quattro mesi dall’allontanamento, il quadro resta dunque segnato da decisioni giudiziarie che continuano a modificare l’assetto familiare. Con un dato che rimane, almeno finora, incontestato negli atti e che è necessario ribadire: nel caso della famiglia che viveva nel bosco non sono mai emersi episodi di violenza o di maltrattamento nei confronti dei tre bambini. Proprio per questo ogni nuova decisione — soprattutto quando comporta ulteriori separazioni — continua a suscitare interrogativi e a mantenere alta l’attenzione su una vicenda che riguarda prima di tutto la vita di tre minori.

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