L’habitat di Milano Cortina, dove si annullano le differenze

La competizione è alla base dell’evento, così come l’idea di adattamento: in scena fino al 15 marzo ci sarà un’altra idea di futuro, in cui lo sport trascina con sé scienza e tecnologia
March 6, 2026
L’habitat di Milano Cortina, dove si annullano le differenze
L'accensione della fiamma paralimpica a Stoke Mandeville / Ansa
Non cominciano “dopo” le Olimpiadi, come una coda gentile o un omaggio riparatore. Anzi, tutt’altro: la competizione è alla base dell’evento, così come l’idea di adattamento. Le Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 – dal 6 al 15 marzo – sono piuttosto un’altra idea di futuro: un laboratorio in cui lo sport, spinto al limite, trascina con sé medicina, ingegneria dei materiali, biomeccanica, data analysis. È qui che l’atleta non è mai definito dalla disabilità, ma dal gesto tecnico: l’angolo di spigolo per lo sci, la traiettoria, la gestione della fatica, il coraggio di ripetere un movimento perfetto dentro un corpo che ha imparato nuove geometrie e nuove percezioni del corpo nello spazio. Lo ha ricordato anche il presidente della Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò: «Non si possono organizzare le migliori Olimpiadi immaginabili, e così dicono che abbiamo fatto, senza organizzare anche delle grandi Paralimpiadi».
La cerimonia d’apertura sarà questo venerdì, il 6 marzo, nella storica cornice dell’Arena di Verona, mentre le gare si svolgeranno nei tre cluster di Milano, Cortina d’Ampezzo e Val di Fiemme. È un’idea di Giochi “diffusi” che, anche simbolicamente, racconta un’Italia doppia: quella del grande teatro e quella dell’alta quota, la città e la montagna. E non è un dettaglio: nelle discipline paralimpiche invernali la geografia è parte della prestazione, perché temperatura, neve, visibilità e fondo cambiano la gara quanto un avversario.
Le specialità sono sei: parasci alpino, parabiathlon, parasci di fondo, parahockey su ghiaccio, parasnowboard e curling in carrozzina. Dentro questi nomi c’è una tecnologia concreta e spesso invisibile. Nello sci, per esempio, i monosci e i sit-ski non sono “ausili”: sono mezzi sportivi ad altissima precisione, dove contano rigidità dei materiali, assorbimento, risposta elastica, settaggi millimetrici. Gli atleti con disabilità visiva costruiscono la loro prova su un rapporto quasi musicale con la guida: la velocità non è mai solo potenza, è fiducia, sincronizzazione, gestione dell’istante. E anche qui la scienza entra in scena: sensori, video analisi, modelli di carico, strategie di prevenzione degli infortuni, perché la longevità atletica non è più un destino ma un progetto. Sono un grande laboratorio dove si sperimentano anche soluzioni che poi un giorno saranno a disposizione di tutti. Come sono una promozione per un’idea sempre inclusiva dello stare insieme.
Questo approccio è emerso con forza anche nell’evento di Torre Allianz a Milano del 23 febbraio, dove Giovanni Malagò e il presidente dell’Ipc Andrew Parsons hanno presentato l’avvio delle Paralimpiadi sottolineando continuità e centralità sportiva: «Le Olimpiadi sono state meravigliose… le Paralimpiadi saranno ancora meglio», ha ribadito Parsons. Non è retorica: è una dichiarazione di statuto. Qui non si celebra la resilienza come categoria morale, ma la performance come fatto tecnico. «Il percorso del Movimento Paralimpico, a livello internazionale e nazionale, è stato straordinario - ha detto ancora Malagò -. I Giochi di Milano Cortina non ne sono semplicemente la celebrazione: ne sono il motore. Con oltre 600 atleti pronti a gareggiare tra Milano e le nostre montagne, le Paralimpiadi offriranno al pubblico storie, gesti e performance in grado di ispirare profondamente». Non solo, Malagò assieme a Parsons e all’amministratore delegato di Allianz Italia Giacomo Campora hanno anche ripercorso i vent’anni di impegno del colosso assicurativo per lo sport paralimpico, sottolineando nuovamente la continuità tra Olimpiadi e Paralimpiadi e l’importanza di chi sostiene questi eventi, nella convinzione che tutti gli atleti siano uguali, uomini e donne di sport per cui conta e va valorizzato il gesto sportivo. Un italiano su due, infatti, segue con interesse sia i Giochi Olimpici sia i Giochi Paralimpici e 76% degli italiani riconosce nei due eventi la stessa matrice sportiva e valoriale. Una percezione particolarmente marcata tra i più giovani, dove oltre l’80% della Generazione Z in Italia identifica in entrambi la capacità di unire le persone attraverso lo sport, evidenzia una ricerca fatta Swg commissionata da Coca-Cola. Sempre la ricerca di Swg afferma che otto italiani su dieci ritengono che ospitare un evento come i Giochi Paralimpici Invernali rappresenti un’opportunità concreta per portare al centro del dibattito pubblico il tema dell’inclusione sociale: per l’87% degli italiani, i valori Paralimpici sono sempre più centrali per abbattere barriere fisiche e culturali, dall’accessibilità degli spazi e dei servizi al contributo all’educazione delle nuove generazioni.
Eppure, proprio perché sono Giochi veri, sono anche Giochi politici. Il punto più divisivo è la decisione dell’Ipc di consentire a Russia e Bielorussia di competere sotto bandiera e inno, scelta che ha generato proteste e un “contro-cerimoniale” fatto di assenze: l’Ucraina ha annunciato che boicotterà l’apertura e altri Paesi europei hanno comunicato che non parteciperanno alla cerimonia. Le quote assegnate dicono che ci sono sei posti per la Russia (tra alpino, fondo e snowboard) e quattro per la Bielorussia (nel fondo). È una crepa che passa dentro l’idea stessa di sport come terreno neutrale. E costringe gli organizzatori – e noi spettatori – a una domanda scomoda: quanta neutralità può permettersi lo sport quando la storia torna a bussare alla porta con la forza delle armi? A rendere ancora più fragile il mito antico della tregua olimpica – l’ekecheiria di Olimpia, ovvero la sospensione delle ostilità perché il corpo dell’atleta fosse inviolabile – ci sono anche le tensioni in Medio Oriente. Nelle ultime ore, mentre si parla di scontri e escalation, fonti giornalistiche americane hanno ricordato che Iran e Israele avrebbero ciascuno qualificato un singolo atleta per questi Giochi, con dubbi sul loro effettivo viaggio, anche se l’israeliana Sheina Vaspi è arrivata a Cortina. E lo stesso vale per gli stessi Stati Uniti che sono in questo momento paese belligerante. Non è solo cronaca: è la dimostrazione che la geopolitica oggi non “entra” nello sport, ci vive già dentro.
E tuttavia, se c’è un luogo in cui l’idea di futuro può tornare a essere concreta, sono proprio queste Paralimpiadi. Perché raccontano l’umano non come deficit, ma come adattamento intelligente. La disabilità non è romanticizzata, né negata: è trasformata in un diverso rapporto tra corpo e tecnica. La prestazione diventa il punto in cui biologia e cultura si stringono la mano grazie alla scienza e alla tecnologia. Ed è per questo che Milano Cortina 2026 non può essere letta in chiave “compassionevole”: sarebbe una forma di negazione della realtà. Qui il vero messaggio è più duro e più moderno: lo sport, quando è sport davvero, non chiede indulgenza. Chiede sguardo.
Da venerdì, quindi, tra Verona, Milano, Cortina e Val di Fiemme, la scena non sarà quella di atleti “speciali”, ma di atleti e basta. Con il loro vocabolario fatto di secondi, traiettorie, errori, correzioni. E con una domanda finale che vale per tutti: se il futuro è il tempo in cui impariamo a essere più precisi, più responsabili, più umani, allora forse le Paralimpiadi sono il luogo in cui quel futuro smette di essere slogan e diventa evidenza, diventa quotidianità.

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