Ora acceleriamo sulla transizione primo passo: rimuovere gli ostacoli

La guerra dimostra ancora una volta quanto sia importante l'indipendenza energetica per l'Italia
March 6, 2026
Ora acceleriamo sulla transizione primo passo: rimuovere gli ostacoli
La guerra con l’Iran ha già avuto un impatto immediato sui mercati energetici, spingendo al rialzo sia il petrolio sia il gas. Il prezzo del greggio è aumentato per il timore di interruzioni nelle forniture dal Medio Oriente, mentre in Europa il gas ha registrato rialzi ancora più marcati a causa dell’incertezza sulle rotte del Gnl. Il punto critico è lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale: anche solo il rischio di blocchi o attacchi alle petroliere genera forti tensioni sui prezzi. Se il conflitto dovesse protrarsi, l’aumento dei costi energetici potrebbe tradursi in bollette più alte, carburanti più cari e nuove pressioni inflazionistiche sull’economia europea. Come già accaduto qualche anno fa con la crisi del gas i primi a pagare sarebbero i ceti più poveri perché un’impennata dei prezzi dell’energia si ripercuote immediatamente sui prodotti alimentari e cibo ed energia pesano nei carrelli della spesa dei meno ricchi molto di più.
Questa guerra dimostra ancora una volta (se ce ne fosse stato bisogno) quanto sia importante l’indipendenza energetica per il nostro paese. Il bagno di sangue (economicamente parlando) non è la transizione ecologica ma il suo contrario (ovvero la lentezza nel fare il nostro cammino verso l’indipendenza energetica).
L’indipendenza energetica non era certo possibile a fine anni ’70 quando la decisione dell’Opec di ridurre l’offerta di petrolio ci fece precipitare in un’epoca di inflazione a due cifre (anche per errori di politica economica). Poi abbiamo vissuto molto più di recente l’impennata dei prezzi del gas ed oggi il conflitto con l’Iran spinge di nuovo in alto prezzi di petrolio e gas. Insomma la dipendenza dalle fonti fossili ci ha esposto storicamente e ci espone ai capricci dei paesi arabi produttori di petrolio, di Putin (gas), di Trump (gas liquido) ed è dunque continua fonte di tensioni e preoccupazioni.
Al di là dell’urgente questione del clima la transizione ecologica oggi non solo è urgente ed improcrastinabile per motivi geopolitici ma è anche economicamente conveniente.
I progressi dei nostri vicini e lontani (Cina, Paesi scandinavi, Spagna, Portogallo in primis ma non solo) e i dati impressionanti sui nuovi impianti di produzione di energia nel mondo (più del 90 percento da fonti rinnovabili) nonché le tendenze al ribasso dei prezzi di produzione e degli accumuli prefigurano un futuro (che dobbiamo al più presto raggiungere) di produzione diffusa e partecipata di energia. Un futuro che aiuterà senz’altro la pace perché la produzione di energia non sarà più concentrata e nelle mani di pochi e non si fanno guerre per assicurarsi l’approvvigionamento dal pannello del vicino. Il vento e il sole sono gratis e non arrivano via tubo non creando dunque alcuna dipendenza nell’erogazione momento per momento dell’energia. Le infrastrutture necessarie per trasformarli in energia sono largamente disponibili e producibili.
In questi anni di ritardi l’Italia si è dissanguata per sussidiare l’acquisto della fonte di energia più rara spendendo circa 90–100 miliardi di euro tra il 2021 e il 2023 per misure contro il caro energia (famiglie e imprese). Le principali misure sono state: taglio Iva sul gas, azzeramento degli oneri di sistema, bonus bollette e crediti d’imposta alle imprese energivore. Queste misure sono state introdotte perché le bollette erano esplose: il costo del gas per le famiglie era aumentato di circa +57% rispetto all’anno precedente. Insomma è come se continuassimo a spendere miliardi in antidolorifici invece di curare la malattia.
Per dare un’accelerata, non ci stanchiamo di ripeterlo, bastano poche mosse. Potenziare la commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale per accelerare la pipeline dei tantissimi progetti sviluppati da privati ed imprese nel paese. Mettere a terra lo sconto in bolletta per dare linfa ed accelerazione alle comunità energetiche nate in tutto il paese. Potenziare energy release e quindi gli anticipi alle imprese che si rendono autonome con la produzione di energia da rinnovabili. E ancora, come suggerito nella recente audizione di Adiconsum in Senato, sviluppare gli accumuli – domestici, collettivi e utility-scale – con defiscalizzazioni, incentivi e sostegno alla filiera industriale e al riciclo e rendere operativo il Vehicle-to-Grid, con regole chiare, incentivi per auto e wallbox bidirezionali e remunerazione dei servizi alla rete.
L’altra bella notizia è che la transizione ecologica non richiede grandi soldi pubblici ma semplicemente rimuovere gli ostacoli alle energie della società civile che già muove in questa direzione. Non rimuovere questi ostacoli ma crearne dei nuovi, soprattutto in un momento difficile come questo, sarebbe veramente diabolico.

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