venerdì 10 novembre 2017
In testa alle professioni più ricercate ci sono quelle tecnico-scientifiche che rappresentano il 39% del fabbisogno, seguite dalle professioni dei servizi (21%) e impiegatizie (12%)
Un'impresa su cinque non trova giovani da assumere

Formazione e mondo del lavoro ancora distanti: oltre un quinto delle imprese non riesce a trovare i profili professionali di cui ha bisogno, soprattutto quelli tecnico scientifici. È l'allarme lanciato da Confindustria in occasione della XXIV Giornata nazionale Orientagiovani, organizzata da Viale dell'Astronomia e da Luiss, che ha visto a Roma 500 partecipanti, mentre altri 20mila hanno preso parte agli eventi delle associazioni industriali locali. Secondo gli imprenditori, il 40% della disoccupazione giovanile dipende dalle scelte scolastiche.

«Il lavoro è un dono, è l'elemento di difesa della dignità dell'uomo, una sfida - ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia -. Abbiamo bisogno di innovazione e parte da voi. I nativi digitali devono aiutarci a fare il grande salto scuola-formazione-lavoro, dobbiamo fare squadra perché l'impresa che cresce fa crescere il Paese e apre all'occupazione. Bisogna credere, noi pensiamo di diventare uno dei più grandi Paesi industriali del mondo. Siamo un Paese troppo concentrato sulle criticità e perde di vista le potenzialità che sono enormi».


«L'Italia - avverte viale dell'Astronomia - soffre di un forte mismatch tra le scelte formative dei giovani e i fabbisogni delle imprese», nonostante «un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 35%» e «una quota di giovani Neet (che non studiano nè lavorano) vicina al 25%». Il vicepresidente di Confindustria per il capitale umano, Giovanni Brugnoli, sottolinea che le imprese nei prossimi cinque anni avranno bisogno di «200mila superperiti da assumere in tutti i settori»: con il processo innescato da Industria 4.0 «serve una formazione che vada di pari passo con le tecnologie»

Secondo Confindustria, in testa alle professioni più ricercate dalle imprese ci sono quelle tecnico-scientifiche che rappresentano il 39% del fabbisogno, seguite dalle professioni dei servizi (21%), impiegatizie (12%), da operai specializzati e artigiani (10%).


Alternanza e formazione "on the job" sono validi strumenti per affrontare le crescenti difficoltà lavorative dei giovani. In tal senso, «la sinergia imprese-scuola» può aiutare «a combattere la piaga della disoccupazione giovanile», dice il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un messaggio inviato al presidente di Confindustria Boccia. E spiega come «l'interazione sempre più frequente tra gli istituti di formazione a tutti i livelli e le imprese, quali luoghi privilegiati di esperienza, valorizza creatività e conoscenza, e favorisce l'acquisizione di competenze diffuse e trasversali, necessarie per orientare le future scelte professionali». «Il programma di questa giornata di lavori - aggiunge il capo dello Stato - delinea un significativo percorso capace di canalizzare energie e capitale umano verso esperienze innovative, attivando un circuito virtuoso che può concorrere a combattere la piaga della disoccupazione giovanile».

«Ridare appeal al 'posto' in fabbrica - conclude Maria Cristina Piovesana, presidente di Unindustria Treviso - non è tanto l'interesse di una categoria, che con orgoglio rappresento a Unindustria Treviso, ma considerare, partendo da dati evidenti, come sia in un'industria e in servizi avanzati e competitivi, come quelli presenti nel nostro territorio (Treviso è l'ottava provincia industriale italiana per imprese e addetti e la sesta provincia manifatturiera), che vi sono opportunità di crescita personale e professionale come pure garanzie e tutele. Presentiamo questo messaggio, che deve essere sentito come proprio dalle famiglie, dalla scuola e dai giovani. Valorizzare i loro talenti, metterli alla prova nelle nostre aziende per ricevere il loro contributo innovativo, è la sfida che ci attende».




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