venerdì 23 settembre 2011
Mai così freddi i rapporti tra Palazzo Chigi e il presidente degli industriali, che lancia un ultimatum all’esecutivo: accolga le nostre idee o andremo avanti da soli. «È inutile dire che siamo messi meglio di altri, perché non è vero. Paese a rischio, bisogna muoversi subito».
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Salvare l’Italia. A tutti i costi. Anche a quello di rompere definitivamente con il governo di centrodestra. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, non molla la presa. E anzi, per rispondere a chi, nel Pdl, l’ha accusata di muovere critiche senza proporre alternative, ha fatto sapere che, insieme con altre associazioni imprenditoriali, presenterà al governo «un manifesto delle imprese in cinque punti». Per «salvare l’Italia». Ieri la battagliera Emma era a Firenze, dove ha partecipato all’assemblea degli industriali toscani. E ha continuato a battere sul tasto dell’inadeguatezza della manovra e a emettere dolenti note per il governo e per chi lo presiede: un presidente del Consiglio che si definiva, solo pochi anni fa, imprenditore prestato alla politica e riceveva nelle riunioni degli industriali ovazioni da stadio. Invece sembra passato un secolo. Berlusconi non ha mandato affatto giù le parole della Marcegaglia di appena pochi giorni fa, quando ha detto che l’Italia è diventato «lo zimbello d’Europa». E ora si trova davanti a un nuovo attacco. «Vogliamo una vera discontinuità – sono state le parole di ieri di Marcegaglia  – la vogliamo velocemente. Abbiamo deciso che non tolleriamo più una situazione di stallo, in cui non si decidono le grandi cose perché si ha paura di scontentare un partito, un alleato o un pezzettino di elettorato. Stiamo giocandoci il Paese, quanto costruito in passato e costruiremo nel futuro».  E poi: «Non si può continuare a dire che abbiamo superato la crisi meglio di altri» perché «non è vero: non cresciamo e abbiamo una scarsa credibilità sui mercati finanziari». Alla fine arriva a Palazzo Chigi un vero e proprio ultimatum: «Presenteremo al governo un documento, insieme con le altre associazioni di imprese, un manifesto delle imprese per salvare l’Italia, per cambiare le aspettative e tornare a crescere. Se il governo è disponibile a parlare con noi sulle grandi riforme siamo pronti, se il governo vuole andare avanti sulle piccole cose noi non siamo interessati, noi scindiamo le nostre responsabilità perché vogliamo un cambiamento vero. È inutile perdere tempo». Marcegaglia ha ribadito il suo giudizio negativo sulla manovra economica: «Non c’è niente che riduca la spesa dello Stato». E, senza nominarlo, ha criticato la filosofia del ministro dell’Economia Tremonti dei tagli lineari: «Non servono tagli lineari, ma bisogna guardare alle singole cose, costo per costo». I punti del manifesto sono stati più o meno anticipati dal presidente di Confindustria. Al primo punto, gli imprenditori mettono la riforma della previdenza, che ««non deve penalizzare i giovani». «Non è possibile –  ha ribadito Marcegaglia – che un Paese con i problemi che abbiamo noi, mandi gente in pensione a 58 anni, con assegni molto alti, mentre domani i giovani ci andranno a 70 anni se non di più, con assegni pari alla metà di adesso. Questo non è possibile». Al secondo punto, Confindustria chiede di «ridurre l’intervento in economia», anche attraverso un abbassamento delle tasse che gravano sul lavoro: «Dobbiamo abbassare il cuneo contributivo fiscale, a partire proprio dai giovani», ha detto, ricordando di aver dato «la disponibilità a ragionare su una piccola patrimoniale», pur di abbassare le tasse su altri settori. .Al terzo Marcegaglia chiede una valorizzazione dell’ingente patrimonio pubblico, compresa la vendita, in modo da tagliare il debito e liberare risorse da destinare alla crescita. Al quarto, Confindustria chiede al governo di accelerare le liberalizzazioni: «Nell’ultima manovra sono stati citati alcuni capitoli sulle liberalizzazioni, ma se andiamo a vedere cosa c’è, non c’è niente». Infine, un rilancio vero del piano delle infrastrutture.

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