martedì 20 novembre 2012
​È l'inedita fotografia scattata dal portale Ilgustofascuola.it, che ha interrogato gli studenti delle scuole italiane in gastronomia, stili di vita e cultura alimentare. 
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Moda, divertimento o abitudine dettata da una società che cambia, la passione per cucina e fornelli conquista fasce di età sempre più basse. Tanto che, tra i sogni nel cassetto dei giovanissimi italiani, il desiderio di diventare da grande un cuoco famoso accomuna due ragazzi su dieci, affiancandosi ai “soliti” calciatore, astronauta o ballerina. Lo rivela una ricerca del portale ilgustofascuola.it, nato da una collaborazione Federalimentare-Miur, che ha sondato la cultura nutrizionale dei teenager italiani intervistando 1.000 studenti tra i 10 e i 17 anni e 100 insegnanti alla vigilia di “Apertamente 2012”, appuntamento che dal 17 al 26 novembre apre alle scuole le porte dell’industria alimentare. Secondo l’indagine, nove ragazzi su dieci (88,3%) vorrebbero imparare a cucinare un pasto o una merenda per gli adulti e per gli amici. E uno su due (48,7%) già lo fa, vuoi dando una mano ai genitori tra le pentole, o, addirittura, preparando il pranzo per mamme e papà che, complice il lavoro, hanno sempre meno tempo da passare ai fornelli. Sembrerebbe che la tendenza a rivolgere direttamente ai bambini corsi di cucina, libri, riviste e videogiochi con al centro la gastronomia, lanciata anni fa dal film Disney Ratatouille, stia dando i suoi frutti: il 70% dei teenager guarda i programmi tv dedicati alla cucina e ben tre su dieci sono gli appassionati che non perdono una puntata. Non stupisce, allora, che la professione di cuoco sia diventata l'ispirazione di ben due ragazzi su dieci.L'EDUCAZIONE ALIMENTARE SI SCOPRE IN FAMIGLIA E A SCUOLA  Ma lo studio rivela che la passione per la gastronomia ha radici più profonde. E che l'educazione alimentare è già una realtà per la maggior parte dei ragazzi delle scuole medie e superiori, di cui si fanno carico in parte la famiglia, in parte la scuola. Il 79% dei giovani dichiara infatti che ha già parlato con i genitori dell’importanza di mangiare in maniera equilibrata e cosa fare per rimanere in forma e non essere sovrappeso. Gli argomenti più caldi affrontati tra le mura domestiche sono la centralità dello sport e del movimento per mantenersi in forma (25,8%), l'importanza di non saltare i pasti (23%) e l'effetto dell'alcol sull’organismo (19,4%). Ma si parla di cibo e alimentazione anche a scuola: L'87% dei teenager italiani ne ha parlato, almeno una volta, in classe con gli insegnanti. E queste tematiche catturano l’interesse di ben 9 ragazzi su 10 (90,4%) complessivamente, tra quanti vorrebbero saperne di più e chi, pur dichiarandosi interessato, ritiene che a scuola se ne parli già abbastanza (27,1%).  L'attenzione dei giovani su cibo e alimentazione ha un profilo decisamente adulto: i temi che più appassionano quando ci si confronta a scuola sull'educazione alimentare sono, per uno studente su quattro, scoprire come vengono preparati e confezionati i cibi che arrivano in tavola e, per il 20% degli intervistati, come si fa a capire quali diete facciano ingrassare e quali di meno.  La conferma di una passione dei giovanissimi per la cultura alimentare arriva anche dai 100 insegnanti intervistati dal portale Ilgustofascuola.it. Quasi un prof su due (46,2%) afferma che i ragazzi fanno molte domande. Analoga percentuale (53,8%) specifica però che bisogna trovare spunti sempre originali per interessare la classe.  Interrogati sul livello di preparazione degli alunni, un insegnante su due ritiene che la maggior parte degli studenti ha già delle nozioni in materia di educazione alimentare, certificando, in un certo senso, il buon lavoro fatto dalle famiglie. Ma un altrettanto significativo 41,5% percepisce che gli alunni non hanno ancora avuto un adeguato “imprinting” su questi argomenti. FEDERALIMENTARE: EDUCAZIONE ALIMENTARE PER 1,6 MILIONI DI STUDENTI ITALIANI Filippo Ferrua Magliani, presidente di Federalimentare: “I dati di questa ricerca confermano che la via dell'educazione e dell'informazione al consumatore, che l'industria alimentare sta seguendo da anni, è la strada giusta. L'iniziativa 'Il Gusto fa Scuola', in collaborazione con il Miur, è l'ultimo tassello di questo percorso e punta a raggiungere 1,6 milioni di studenti e le loro famiglie. Il progetto si sta sviluppando  con la formazione di 900 insegnanti i quali, a loro volta, dovranno trasferire ai ragazzi le basi dell'educazione alimentare, materia che riteniamo fondamentale per combattere il sovrappeso e l'obesità.” APERTAMENTE 2012, GLI STUDENTI ALLA SCOPERTA DELLA PRODUZIONE ALIMENTARE ITALIANAMa l'insegnamento dell'educazione alimentare avrà, a breve, un'importante componente “pratica”:    MIUR-Federalimentare, con il sostegno di Conai, Consorzio nazionale imballaggi, lanciano infatti Apertamente 2012, che, dal 17 al 26 novembre, apre a 10mila studenti le porte di oltre 50 aziende alimentari su tutto il territorio italiano, per far toccare con mano ai ragazzi il gusto, la sicurezza e la qualità nutrizionale dei prodotti alimentari italiani. L’iniziativa,  patrocinata dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ha, secondo la ricerca del portale “Ilgustofascuola.it, già incontrato il plauso degli studenti italiani: il 94,2% degli alunni ha espresso il desiderio di visitare un'azienda per scoprire come nasce e viene preparato il cibo. E idue giovani su dieci che già sono stati con la scuola in uno stabilimento produttivo desiderano ripetere l’esperienza.  L'organizzazione di iniziative didattiche nelle aziende alimentari italiane è, peraltro, già radicata. Uno studio Format Research/Federalimentare rivela che circa un terzo delle aziende alimentari italiane (32,0%) è stato coinvolto in attività didattiche di educazione alimentare e quasi la metà di queste, il 45,5%, - ha comunque accolto studenti all’interno delle proprie aziende per le stesse finalità. Gli studenti accolti nelle aziende alimentari sono compresi in prevalenza nella fascia di età tra gli 11 e i 13 anni (40,0% dei casi) e fra i 14 e i 18 anni (44,3%), ma le iniziative didattiche hanno coinvolto anche bambini più piccoli dai 6 ai 10 anni (15,7%). CONAI, sponsor unico dell’iniziativa, è un consorzio privato senza fini di lucro costituito dalle imprese produttrici ed utilizzatrici di imballaggi con la finalità di perseguire gli obiettivi di recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio previsti dalla normativa italiana. Oggi in Italia, 3 imballaggi su 4 vengono recuperati, erano 1 su 3 nel 1998.Partendo proprio dall’importanza del ruolo del packaging nel settore alimentare e non solo, CONAI ha ideato un progetto per diffondere nelle scuole la cultura del riciclo dei materiali di imballaggio e sviluppare una coscienza ambientale: si chiama “Riciclo TVB” ed è rivolto studenti e agli insegnanti delle scuole secondarie di primo grado e del biennio delle scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia. Il percorso di formazione, totalmente su internet tramite il sito web www.riciclotvb.it coinvolge studenti e docenti in un viaggio alla scoperta dei segreti degli imballaggi in acciaio, alluminio, carta, plastica, legno e vetro che, se riciclati in modo corretto, possono tornare a vivere sotto forma di tanti oggetti di uso quotidiano.
 
IL PROTOCOLLO FEDERALIMENTARE- MIURL’iniziativa è uno dei punti qualificanti del protocollo sottoscritto dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, e il Presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua Magliani, lo scorso 25 luglio e rientra tra le azioni di educazione alimentare previste dall’accordo. L’industria alimentare italiana ha finanziato per oltre un milione di euro due cicli di corsi rivolti ai referenti regionali e provinciali e ai docenti delle scuole secondarie di primo grado tenuto da storici dell’alimentazione, dirigenti scolastici, dietologi, tecnologi, esperti di diritto alimentare – coinvolgendo circa 900 docenti nel primo ciclo svoltosi lo scorso gennaio e altrettanti in quello che si terrà il prossimo gennaio - l’implementazione di strumenti digitali e tecnologici a supporto della didattica – in primis il sito www.ilgustofascuola.it – e la partecipazione di migliaia di studenti alla quinta edizione di Apertamente – il gusto fa scuola.GLI IMPEGNI VOLONTARI DELL’INDUSTRIA ALIMENTARE PER I GIOVANIIl sistema dell’industria alimentare italiana ha ribadito inoltre nell’accordo gli impegni assunti nei riguardi di bambini e ragazzi, i cui costi medi annui nel triennio 2009-2011 sono stati pari a circa 300 milioni di euro. In particolare:
Riformulazione dei prodotti: riduzione o eliminazione di acidi grassi trans, zuccheri, grassi saturi e sale tramite attività di ricerca, ricettazione e ingredientistica con l’introduzione di 4.200 prodotti nuovi o riformulati e il riporzionamento di 3.600 prodotti;Rinuncia ai distributori automatici di prodotti dolciari e bevande analcoliche nelle scuole primarie e secondarie di primo grado;Promozione dell’attività fisica tramite corsi di formazione, materiale didattico, visite aziendali, campagne di prevenzione dell’obesità;Prevenzione dei comportamenti a rischio tramite campagne di sensibilizzazione sull’abuso di alcol e la guida sicura. L’accordo prevede anche una maggiore interazione tra mondo scolastico e universitario e l’industria alimentare, attraverso il sostegno alle convenzioni con le associazioni di categoria e le imprese, interventi formativi del personale scolastico con un costante scambio di esperienze con il sistema produttivo, progetti di alternanza scuola-lavoro e lo sviluppo di ricerche e iniziative comuni sull’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica.MIUR E FEDERALIMENTARE INSIEME PER LA RICERCAIl protocollo prevede infine una forte interazione tra industria e mondo della ricerca, con una serie di attività a carico del sistema associativo e delle aziende, che ha già portato a un primo importante risultato nella ricerca tecnologica in campo agroalimentare. Federalimentare ha coordinato insieme a Aster (Consorzio tra Regione Emilia Romagna, Università, Enti di ricerca, e Associazioni Imprenditoriali) la partecipazione del sistema italiano delle imprese alimentari al cofinanziamento per circa 24 milioni di euro dei 4 progetti su nutrizione, sicurezza, sostenibilità e produzione del bando del Miur Cluster Agrifood Nazionale. Sono 77 i soggetti, tra imprese, distretti tecnologici, Università ed enti di ricerca, parchi scientifici e tecnologici che partecipano al Cluster attivamente. Il valore complessivo dei progetti presentati è pari a 47,5 milioni di euro.
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