venerdì 17 aprile 2015
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Difficile pensare a una pura coincidenza. Più probabile che l’annuncio quasi contemporaneo delle due mosse di Exor, la cassaforte degli Agnelli, e della Fca, il gruppo automobilistico italo-americano, sia (ben) studiato e soprattutto voluto. Da un lato, infatti, si vara una mega-operazione finanziaria che impegnerà tutte le risorse della holding – col rischio di inaridire le fonti di finanziamento per la crescita dell’automotive – e si sposta ulteriormente l’asse delle società verso gli Usa. Dall’altro lato, si riequilibra confermando in Italia la presenza degli stabilimenti e dei relativi investimenti nell’auto. E, vera novità, si inaugura un sistema di partecipazione dei lavoratori ai risultati economici con un bonus di proporzioni mai viste in casa Fiat (ad eccezione del gioiello Ferrari). Marchionne arriva perfino a dire che «sono finiti i tempi della sterile contrapposizione tra capitale e lavoro». I lavoratori e il sindacato – ad eccezione della Fiom – votando sì ai referendum sulla trasformazione del gruppo, hanno dimostrato di averlo compreso per primi. Ora i risultati – di produzione, occupazione e crescita – iniziano a vedersi. Se però si vuole scrivere una nuova storia, questo passo può essere considerato il vero, atteso inizio. Solo l’inizio, ma un ottimo inizio.
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