sabato 9 settembre 2023
Si distingue per aver ridotto le emissioni di anidride carbonica e l'uso di pesticidi. Oltre che per numero di giovani e donne alla guida di aziende
Raccolta dell'orzo al Campus Peroni

Raccolta dell'orzo al Campus Peroni - Archivio

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L’agricoltura italiana è tra le più sostenibili in Europa, con una quantità di emissioni pari a 30 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalenti, nettamente inferiori a quelle di Francia (76 milioni), Germania (66 milioni), Regno Unito (41 milioni) e Spagna (39 milioni). Il settore ha ridotto del 20% l’uso di pesticidi (2011-2018) a fronte di un aumento negli altri Paesi europei (Francia e Germania), ha aumentato l’utilizzo e la produzione di energie rinnovabili e ha ridotto i consumi di acqua. Il settore vanta ben 305 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 524 vini Dop/Igp, 5.155 prodotti tradizionali regionali, il maggior numero di aziende agricole biologiche. L’Italia ha poi il primato comunitario di giovani (gli under 35 alla guida di un’impresa agricola sono oltre 56mila) e donne in agricoltura (un’azienda agricola su quattro – 28% – è guidata da donne: quasi 210mila imprenditrici). Il comparto agricolo che occupa più di 925mila persone, richiede sempre più conoscenze tecniche e digitali, specialmente in un’ottica di efficienza economica e sfruttamento consapevole e sostenibile delle risorse naturali. In Italia, infatti, più del 60% degli agricoltori utilizza almeno una soluzione 4.0 e oltre quattro su dieci ne utilizzano almeno due, in particolare software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo dei macchinari. Infine, c’è il tema dei costi. Coltivare la terra e allevare bestiame deve tassativamente essere una attività a basso costo per poter garantire agli agricoltori un giusto guadagno, ma anche perché i costi di queste attività si riflettono direttamente sui prezzi dei generi alimentari e, di conseguenza sull’inflazione. Ottimizzazione, circolarità e sostenibilità diventano quindi le tre parole d’ordine per il futuro della produzione mondiale di cibo.

Agricoltura biologica in crescita

L’agricoltura biologica e biodinamica continua a crescere: in Italia conta quasi 93mila operatori, con un 7,7% di crescita rispetto al 2021, più di 82mila produttori e una superficie agricola utilizzata di quasi 19%. Un balzo in avanti che conferma la leadership in Europa per l'agricoltura biologica nazionale. Un modello di produzione sostenuto dal Green Deal europeo e dalla Strategia Farm to Fork, le cui indicazioni mirano a superare l'attuale agricoltura intensiva e a promuovere la transizione agroecologica nei sistemi agricoli europei. Ma per sostenerlo occorrono interventi mirati e urgenti, in primo luogo nella semplificazione burocratica e nell’abbattimento dei costi a carico degli agricoltori. È questo solo il primo punto del Manifesto dei produttori biologici e biodinamici approvato dall’assemblea nazionale dei soci produttori di FederBio. Gli agricoltori, senza i quali non c’è cibo, sono - secondo quanto denunciano le associazioni del bio – l’anello meno ascoltato e rappresentato della catena produttiva. Il successo del bio risiede nell'impegno di molti agricoltori e agricoltrici, spesso giovani, che credono nell’equilibrio tra gli interessi dell'azienda e il bene comune, come la protezione del suolo, della biodiversità e della salute dei cittadini. Ma questo ruolo di funzione pubblica è minacciato dal macigno della burocrazia. Infatti, l’83% delle aziende agricole fra quelle che - in controtendenza rispetto alla crescita complessiva - hanno deciso di lasciare negli ultimi anni il settore del biologico imputa questa decisione a eccessivi oneri burocratici e di certificazione. Attualmente, il sistema di certificazione è delegato a organismi privati accreditati, i cui costi gravano sugli operatori e, inevitabilmente, sui consumatori.

L'allevamento italiano diventa sempre più sostenibile

Il settore zootecnico italiano vale il 15% di tutto l’agroalimentare del nostro Paese con un fatturato di quasi 30 miliardi di euro, 513mila addetti e circa 170mila aziende. In un contesto globale in cui, secondo le stime Fao, la richiesta di alimenti di origine animale vedrà un aumento del 30% entro il 2050 (+29% carne, +35% latticini, +25% uova e +37% pesce) è evidente che il comparto dovrà essere in grado di produrre di più continuando a ridurre i propri impatti ambientali. Un percorso già intrapreso dal settore agricolo, che a livello mondiale ha ridotto le emissioni pro-capite del 20% in 30 anni a fronte di un aumento della popolazione di 2,5 miliardi di individui. «Oggi l’agricoltura pesa per il 7,8% sul totale delle emissioni climalteranti - spiega Giuseppe Pulina, professore di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e Presidente di Carni Sostenibili - di queste il 3,5% sono imputabili alle filiere della carne, escluso latte e uova». Secondo i dati Ispra 2023, infatti, i settori le cui emissioni maggiormente impattano sul clima restano Energia e industria energetica (55,0%) e Trasporti (24,7%). «Ma quello che è più importante è che quando si parla di impatto ambientale della zootecnia - aggiunge il professore - dobbiamo cominciare a ragionare in un’ottica di equilibrio: in questo comparto, infatti, emissioni e sequestro delle stesse avvengono nello stesso posto e nello stesso momento. Nuovi studi ci dicono che in Italia le attività zootecniche negli ultimi dieci anni non solo non hanno impattato sull’ambiente, ma hanno contribuito a raffreddare l’atmosfera con emissione ricalcolate cumulativamente a - 49 milioni di tonnellate di CO2 equivalente». Ettore Capri, professore di Chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, ricorda come il sistema zootecnico italiano sia un modello avanzato di economia circolare: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva presa di coscienza del comparto che ha metodicamente provveduto a rigenerare le risorse e a diminuire gli scarti». Oggi, infatti, l’Italia è il quarto produttore al mondo di biogas, dopo Germania, Cina e Usa. «Questo ha contribuito - sottolinea il professore - a un enorme risparmio delle emissioni consentendoci di accumulare un know how elevato che ci porta a produrre più energia con meno biomasse». Nello stesso senso va lo sviluppo delle attività di Carbon Farming: «Si tratta di una serie di pratiche agricole volte alla produzione alimentare - aggiunge ancora Capri – che nel contempo sono in grado di sequestrare con maggiore efficienza il carbonio atmosferico. È un processo naturale ecosistemico che l’allevamento del bestiame intensifica grazie al ruolo primario svolto dalla produzione di sostanza organica da destinarsi al suolo secondo un principio di economia circolare delle risorse e lo sviluppo di comunità energetiche sui territori».

Tante le buone pratiche

Cresce rispetto allo scorso anno l'Italia dei comuni rurali che gestiscono a 360 gradi il territorio in modo virtuoso. Sono in 72 a ricevere il riconoscimento Spighe verdi, con 12 nuovi ingressi e tre non confermati in 14 regioni. Si tratta del programma nazionale della Fee-Foundation for Environmental Education, l'organizzazione che rilascia nel mondo il riconoscimento Bandiera Blu per le località costiere. Una sorta di bussola per guidare i comuni in un percorso virtuoso che giovi all'ambiente e alla qualità della vita dell'intera comunità. A rispettare il set di indicatori condivisi dalla Fondazione con Confagricoltura, sono 12 comuni del Piemonte che detiene il primato come numero di Spighe Verdi, seguito dalla Toscana con nove riconoscimenti; le Marche, con otto località premiate e otto anche per la Calabria. Poi si sono la Puglia e l'Umbria con sette, la Campania con sei e il Lazio con cinque; e ancora con due Veneto, Liguria, Abruzzo e Lombardia e uno in Emilia-Romagna. Quest'anno entra anche la Basilicata con un nuovo comune. «I 12 nuovi riconoscimenti rappresentano un chiaro segnale della crescita del turismo legato ai territori», commenta la ministra del Turismo Daniela Santanchè, nel considerare «la valorizzazione del patrimonio rurale fondamentale per lo sviluppo turistico nel suo complesso; un segmento che in linea con quanto definito nel nostro piano industriale per il turismo, dobbiamo promuovere e supportare perché significa dotare il comparto di una nuova forma di turismo lento, consapevole e sostenibile che esalta le aree meno conosciute della nazione e offre una valida alternativa in termini di destagionalizzazione dell'offerta». Che le Spighe Verdi non premiano un modello astratto di gestione territoriale, lo ha ben affermato Claudio Mazza, presidente della Fee Italia: «Certificano azioni mirate e concrete, scelte quotidiane di amministrazioni, imprese e cittadini che concorrono a una gestione virtuosa accertata e condivisa, da quella ambientale al turismo, dall'agricoltura alla cultura, dall'enogastronomia, alla valorizzazione del paesaggio». Secondo Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, «con Spighe Verdi viene messo in evidenza il valore del lavoro degli agricoltori, sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale, grazie anche all'innovazione e alle tecnologie in campo». Quanto ai nuovi Comuni premiati in questa edizione sono Acquasparta e Montecastrilli in Umbria, Castiglione Falletto e Gamalero in Piemonte, Foiano di Val Fortore in Campania, Gioia dei Marsi in Abruzzo, Greve in Chianti e Orbetello in Toscana, Nova Siri in Basilicata, Miglierina in Calabria e Ome e Maruggio in Lombardia.

Tecnologie come tomografia a emissione di positroni (Pet) e risonanza magnetica (Mri), che siamo abituati a vedere in ospedali e centri diagnostici, aiuteranno a disegnare l'agricoltura del futuro, sostenibile, a basso impatto ambientale e capace di rispondere alle necessità non solo delle popolazioni europee, ma di tutto il pianeta. È questo, in sintesi, il progetto AgriPetMri al quale partecipa il dipartimento di innovazione in Ingegneria e fisica dell'Irccs Neuromed. Per l'Istituto di Pozzilli (Isernia) si tratta di un ruolo da protagonista svolto in collaborazione con Innomed srl, Università Otto-von-Guericke di Magdeburg (Germania), Vrvis (Austria) e Bonifiche ferraresi (Italia). Il progetto, recentemente finanziato con 1,57 milioni di euro dalla Commissione europea nel quadro del programma I3 partirà il prossimo novembre e prevede la creazione di una piattaforma tecnologica interregionale mirata alla realizzazione di un sistema di imaging che unirà la risonanza magnetica con la tomografia ad emissione di positroni per migliorare le produzioni agricole. «Quello che ci avviamo a realizzare - sostiene Nicola D'Ascenzo, responsabile del dipartimento di innovazione in Ingegneria e fisica - è un sistema molto complesso che si basa sulle ricerche portate avanti dal nostro gruppo in Molise. Tecnologie come Pet e risonanza magnetica possono apparire strane in un ambito agricolo. Invece possono contribuire a dirci molto delle piante, della loro vita sotto condizioni di stress e, di conseguenza, di come possiamo intervenire per migliorare i raccolti. La visualizzazione completa e integrata, anche grazie a programmi di intelligenza artificiale per creare immagini combinate, ci farà 'vedere' il metabolismo delle pianete e la loro reazione in diverse condizioni ambientali».

Agricoltura di precisione, qualità delle produzioni, tecnologie per l'innovazione di prodotto, e ancora energie rinnovabili, riduzione degli impatti ambientali delle colture, analisi di mercato. Sono solo alcuni dei temi di formazione, aggiornamento e innovazione sui quali la Regione Emilia-Romagna investe per favorire un'agricoltura sempre più sostenibile e competitiva. Tutte le attività di formazione e consulenza saranno disponibili sul Catalogo verde, una banca dati che raccoglie i progetti approvati dalla Regione, come previsto dallo Sviluppo rurale 23-27. Per il 2023 e 2024, sono stati stanziati un milione e 350mila euro per sostenere l'erogazione di servizi di consulenza agli imprenditori agricoli dell'Emilia-Romagna da parte di consulenti qualificati. In seguito alla presentazione di proposte di consulenza, verranno selezionate quelle idonee all'inserimento nel Catalogo verde. Le imprese agricole e forestali potranno usufruire delle proposte di servizio su aspetti tecnici, gestionali, economici, ambientali e sociali. In tal modo verranno diffuse anche le innovazioni sviluppate tramite progetti di ricerca e sviluppo. Il contributo andrà agli organismi di consulenza: enti, studi, organizzazioni e associazioni adeguatamente qualificati e formati. L'aliquota di sostegno è del 90% della spesa ammissibile. Il contributo minimo che si può richiedere per ogni domanda di consulenza è di 400 euro, il massimo 4mila, per un massimale complessivo di 10mila euro per impresa per l'intero periodo di programmazione 2023-2027.

Un impianto autosufficiente per la coltivazione sostenibile di ortaggi in un rifugio antiaereo della Seconda guerra mondiale, all'interno di mura che avevano già ospitato un magazzino per lo stoccaggio di materie prime. Questo il progetto di Vertical farm sotterranea a Torrita di Siena per recuperare il tunnel che si snoda lungo 186 metri sotto il centro storico del paese, trasferito dallo Stato al Comune grazie ad un accordo siglato a luglio 2022. Ideato e realizzato dall'ingegnere Matteo Benvenuti assieme al gruppo Vertical Farm Italia, si tratta di uno dei pochi casi al mondo di indoor vertical farming sotterraneo, cioè una produzione agricola condotta in un ambiente controllato, dove le specie vegetali sono disposte in pareti complete di luce e irrigazione e possono così crescere e fornire ortaggi. I prodotti, in questo caso, saranno destinati alla mensa comunale. Finora sono state coltivate piantine di insalata, radicchio, finocchi, pomodori, basilico e prezzemolo. Il resto del tunnel ospiterà anche un percorso espositivo dedicato alla trasformazione del territorio torritese, storicamente legato all'agricoltura, attraverso l'esposizione di manufatti, utensili e fotografie.

Da segnalare il modello di Birra Peroni e la sua la collaborazione integrata all’interno di Campus Peroni con Università, start up e gli oltre 1.500 agricoltori che fanno parte della sua filiera. I sistemi Dss-Decision Support System sono letteralmente dei sistemi di supporto alle decisioni agronomiche che raccolgono e organizzano una serie di dati da numerose fonti, tra cui anche sensori disposti direttamente sui campi. L’elaborazione di questi dati fornisce un supporto importante agli agricoltori attraverso informazioni chiave utili sia a monitorare eventuali avversità e affrontarle sia a prendere una serie di decisioni quotidiane come l’utilizzo di acqua o l’impiego di fertilizzanti. In tal modo, si contribuisce alla minimizzazione delle risorse impiegate, e di conseguenza al benessere del pianeta, anche agevolando un’ottimizzazione dei costi per gli agricoltori stessi. Dai primi dati raccolti, per il campione di agricoltori già aderenti al programma si stimano oltre 6mila tonnellate di CO2 evitate nel periodo 2015-2022 rispetto ai dati di riferimento. In tale contesto, Campus Peroni continuerà a ricercare soluzioni per favorire programmi di ricerca e sviluppo utili a favorire il miglioramento continuo e l’estensione di tali strumenti, facilitando l’automazione dei flussi dati di sostenibilità in blockchain e sviluppando analisi di Valutazione del Ciclo di Vita - Life Cycle Assessment (LCA), proponendo un paradigma di partenariato e impegno condiviso per supportare la filiera lungo tali percorsi di transizione.

MartinoRossi ha inaugurato Agrifuture, azienda agricola sperimentale fondata dal presidente Giorgio Rossi dedicata alla ricerca e alla sperimentazione di tecniche agronomiche e soluzioni innovative finalizzate a un’agricoltura sostenibile e di alta qualità. Agrifuture si estende su un’area di 33 ettari nelle campagne a meno di dieci chilometri da Cremona e a ridosso della sede centrale di MartinoRossi, azienda che si annovera tra i principali player di mercato nella fornitura all’industria alimentare e alla ristorazione di farine, granelle, ingredienti funzionali e prodotti plant-based senza glutine, allergeni e Ogm da cereali e legumi coltivati in filiera controllata, sia biologica che convenzionale. «Con il progetto Agrifuture ci siamo dotati di un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, in cui testare direttamente i risultati degli studi, ottimizzando così i tempi del passaggio dalla teoria alla pratica - dichiara il presidente di MartinoRossi -. Allo stesso tempo, abbiamo voluto che tutte le attività svolte e i risultati ottenuti fossero monitorati e validati da soggetti autorevoli e super partes. Questo ci ha condotto ad allacciare preziosi rapporti di collaborazione con l’Ersaf, l’Università Cattolica del Sacro Cuore nelle sedi di Piacenza e Cremona e con l’Università degli Studi di Milano». Nei confronti del mondo agricolo il fiore all’occhiello sono i risultati conseguiti con lo sviluppo di Underdrip, il brevettato sistema di sub-irrigazione di precisione integrato in una filosofia di agricoltura conservativa no tillage (senza lavorazione del terreno), che prevede il posizionamento dei semi sfruttando la tecnologia Gps direttamente sopra le manichette d’irrigazione, interrate a una profondità variabile a seconda della struttura del suolo, allo scopo di ridurre sensibilmente i consumi di acqua, fertilizzanti, energia e prodotti fitosanitari.

Nasce a Castellana Grotte (Bari) la prima fattoria acquaponica d'Europa che utilizza acque depurate da Aqp-Acquedotto Pugliese per la produzione agricola e l'allevamento di pesci: una tecnica che consente un risparmio idrico del 90%. Il progetto è stato approvato dalla Commissione Europea nell'ambito della call HORIZON-CL6-2022-FARM2FORK-01-05 e giudicato meritevole di finanziamento. La sperimentazione, che prevede il suo termine il 31 ottobre 2026, sarà sviluppata nell'impianto di distribuzione delle acque depurate e affinate di Castellana Grotte.

Sono quattro giovani donne le vincitrici dell’edizione 2022 del Campus ReStartApp, promossa e realizzata in Irpinia da Fondazione Edoardo Garrone in collaborazione con il Comune di Avellino. Ad aggiudicarsi il primo premio di start up, del valore di 30mila euro, è stata Iolanda Bernardo (26 anni, da Benevento) con il suo Laboratorio agri-cosmetico artigianale Terre di Janara. Nato dalla volontà di coniugare amore per il territorio, formazione professionale e tradizione familiare da rinnovare, Terre di Janara si specializzerà nella creazione di cosmetici solidi, realizzati con prodotti naturali provenienti da coltivazioni locali. Elisa Pisotti (22 anni, da Località Barchi di Ottone, Piacenza) ha ottenuto il secondo premio di startup, del valore di 20mila euro, con la sua Latteria Artigianale dei Principi in Val Trebbia, che punta sull’agricoltura biologica e sulla produzione e valorizzazione di un formaggio storico locale, la Mulan-na, di cui la sua famiglia è rimasta l’ultima produttrice. Il terzo premio, del valore di 10mila euro, è andato a Serena Cerullo (34 anni, dal Sant’Angelo a Scala, in provincia di Avellino) che, nel suo paese di nascita, in Irpinia, vuole avviare il Parthenium Glamping, struttura ricettiva che ospiterà i turisti in casette di legno a forma di botte, offrendo loro esperienze di scoperta del territorio. Una menzione speciale, con il relativo servizio di consulenza di 12 mesi post campus, è stata infine assegnata a Leonarda Luciani (28 anni, da Capistrello, Aquila), che nei boschi abruzzesi intende aprire Casale Tascone, una innovativa fattoria didattica che si propone come spazio multifunzionale, tecnologico ed educativo dedicato ai “remote workers” e alle loro famiglie, attenti a stili di vita più sostenibili.



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