lunedì 27 febbraio 2017
La società Degroof Petercam stila ogni sei mesi una classifica su 34 Paesi membri dell’Ocse. In testa le Nazioni scandinave, l'Italia è ventottesima.
Investire nei Paesi più sostenibili

In quali Paesi è il caso di investire? Con la crisi del debito dell’area euro siamo stati abituati a dividere le nazioni in virtuose o meno virtuose sulla base dei loro fondamentali economici: ma non è questo l’unico criterio. Dal 2007, ad esempio, la società di gestione Degroof Petercam stila ogni sei mesi una classifica su 34 Paesi membri dell’Ocse, in cui ogni nazione viene valutata sulla base della sostenibilità. In questo modo il fondo Dpam L Bonds Government Sustainable, specializzato in obbligazioni governative, decide su quali bond sovrani puntare, escludendo i Paesi che occupano la metà inferiore della classifica. «Ciascun Paese viene valutato in base alla capacità di affrontare le sfide della sostenibilità e all’impegno nel rispondere alle necessità della generazione attuale, senza compromettere il benessere di quelle future», ha spiegato Ophélie Mortier, esperta di investimenti responsabili di Degroof Petercam.

La classifica

In testa alla classifica, manco a dirlo, ci sono i Paesi scandinavi: nell’ultima rilevazione al primo posto c’è la Norvegia, seguita dalla Svezia e dalla Danimarca. A portare in cima la Norvegia, un’economia ancora molto dipendente dal petrolio, sono stati gli sforzi sul fronte delle energie rinnovabili, unite a istituzioni politiche solide, un reddito pro-capite più alto della media dei Paesi Ocse e una sostanziale assenza di disuguaglianze sociali.
E l’Italia? Ventottesima su 34, perde tre posizioni rispetto a un anno fa e resta fuori dall’universo di investimento del fondo, in compagnia di Usa (venticinquesimi), Giappone (ventesimo) e Francia (diciottesima). «Dell’Italia preoccupano, oltre alla situazione economica, il basso tasso di fertilità e l’indice di dipendenza dagli anziani, l’assenza di investimenti reali in ricerca e sviluppo e la drammaticità dei dati sulla disoccupazione giovanile», ha commentato Mortier. Oltre ai già noti problemi relativi alla governance del nostro Paese, come l’incidenza della corruzione e la solidità delle istituzioni, gli indicatori sociali non stanno mostrando alcun segnale di miglioramento. Perdiamo punti sul fronte dell’istruzione, con il nostro sistema educativo che viene considerato di bassa qualità, e su quello della distribuzione della ricchezza. Inoltre, i dati in tema ambientale non sono confortanti ed emerge uno sforzo limitato anche sul fronte delle energie rinnovabili. L’Italia, che dal 2007 perde posizioni in classifica, esce perdente anche dal confronto con altre realtà dell’Europa meridionale, come Spagna, Portogallo e Grecia.

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