mercoledì 14 settembre 2011
Il governo di Wen Jiabao guarda a Roma con grande interesse. Nei giorni scorsi Tremonti ha incontrato una delegazione del fondo sovrano China Investment Corporation. Presenti anche Bankitalia e Cassa depositi e prestiti. Il Tesoro: nessun aiuto particolare.
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Prove di grande scambio tra Pechino e Roma. Dopo la Bce, è alla Cina che guarda con speranza il nostro Paese per l’acquisto dei nostri titoli di Stato. In cambio, la Repubblica Popolare pregusta i possibili affari da concludere in Italia, senza più i «veti» del passato. Di questo ha parlato il 6 settembre scorso il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con una delegazione cinese guidata dal presidente della China Investment Corporation, Lou Jiwei. Un negoziato portato alla luce ieri dal «Financial Times», che ha tenuto banco per tutta la giornata di Borsa. La missione in Italia del Fondo sovrano cinese non aveva l’obiettivo di esaminare direttamente eventuali operazioni sui Btp del Tesoro, semmai l’oggetto era la valutazione di possibili investimenti industriali. L’incontro avrebbe coinvolto anche rappresentanti della Banca d’Italia e della Cassa depositi e prestiti, per valutare iniziative comuni. Nessuno ha confermato l’indiscrezione secondo cui la Cina avrebbe acquistato titoli di Stato italiani per arrivare al controllo di circa il 4% del debito pubblico. Pechino ha mostrato prudenza, pur confermando di avere allo studio progetti importanti per il Vecchio continente. «L’Europa continuerà a essere uno dei principali mercati per gli investimenti cinesi», ha detto la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu. L’obiettivo è quello di «affrontare in modo congiunto la crisi finanziaria», nella speranza che l’Eurozona «prenda misure effettive per assicurare la sicurezza degli investimenti cinesi». Anche da Via XX settembre sono arrivate nuove precisazioni: «La domanda di titoli di Stato italiani tiene. Non abbiamo richiesto alcun aiuto particolare alla Cina». Ma il negoziato sembra solo agli inizi.
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