sabato 13 marzo 2021
Rispetto al 2019, l'Italia nel 2020 ha avuto 567mila inattivi in più. Sono 1,4 milioni di italiani (+6,4%) che non cercano lavoro perché ritengono di non poterlo trovare
Il record negativo del lavoro: 456mila occupati in meno

Ansa

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La perdita di lavoro provocata dal Covid-19 in Italia è «senza precedenti» scrive l’Istat nel bilancio dell’occupazione del 2020. Nella media dell’anno passato il Paese ha perso 456mila occupati, cioè il 2% dei lavoratori. Il totale degli occupati è calato a 22,9 milioni di persone, scendendo sotto quota 23 milioni per la prima volta dal 2017. Nel 2009, anno drammatico di recessione in cui il Pil scese del 4,9%, i posti persi furono 380mila.

Nel 2020, calcola l’Istat, il tasso di occupazione è sceso di un punto percentuale rispetto al 2019, al 58,1%, ma è calato di 0,8 punti (al 9,2%) anche il tasso di disoccupazione. Ad aumentare è stato il tasso di inattività: la quota di persone in età da lavoro che non ha un’occupazione ma nemmeno la cerca o non è disposta a lavorare è salita dal 34,3 al 35,9%. I numeri assoluti, più dei tassi percentuali, aiutano a capire una parte di quanto successo. L’Italia del 2020 rispetto a quella del 2019 ha 456mila occupati in meno, 271mila disoccupati in meno (sono 2,3 milioni) e 567mila inattivi in più (sono 13,7 milioni). Un cittadino può uscire dal conto degli occupati per tre motivi: o non lavora più o è andato in pensione o è morto. Se non lavora più ma è in cerca di un nuovo lavoro rientra tra gli occupati, se invece non ha intenzione di lavorare, anche solo per un periodo, finisce tra gli inattivi. Molti degli italiani che hanno perso il lavoro nell’anno della pandemia al momento sono finiti tra gli inattivi, e tra gli inattivi più preoccupanti, cioè gli scoraggiati: gli 1,4 milioni di italiani (+6,4%) che alla fine del 2020 non cercavano lavoro perché ritenevano di non poterlo trovare.

L’analisi dell’Istat conferma le tendenze già viste in questi mesi. Durante la pandemia hanno perso il lavoro più le donne (-2,5% il numero di occupate) che gli uomini (-1,5%), più i giovani (-5,1% il calo dell’occupazione tra i 15-34enni) che gli anziani (gli occupati con più di 50 anni sono aumentati dell’1,3%). Il problema della scarsa occupazione femminile in Italia è cronico, e la pandemia ha colpito più duramente il settore dei servizi, dove è più forte la presenza delle donne. I giovani hanno risentito di un altro problema cronico, quello della precarietà del lavoro: con il blocco dei licenziamenti in vigore ormai da un anno le aziende hanno ridotto la forza lavoro non rinnovando i contratti a termine. Su questo l’Istat non propone dati medi annui, ma nell’ultimo trimestre gli occupati dipendenti a tempo indeterminato erano 15,2 milioni, in aumento dello 0,7% nel confronto con un anno prima, mentre quelli a termine erano diminuiti del 12,3%, a 2,6 milioni. Gli occupati autonomi sono invece diminuiti del 2,4% a 5,1 milioni.

Il blocco dei licenziamenti durerà fino a giugno per le aziende che hanno ammortizzatori sociali e per le altre proseguirà finché non sarà pronta la riforma degli ammortizzatori sociali, ha spiegato ieri il ministro Andrea Orlando. Molte aziende che non si sono più riprese da questa crisi non potranno che tagliare anche sul personale per stare a galla. Il bilancio degli effetti del Covid sul lavoro, purtroppo, peggiorerà ancora per buona parte di quest’anno prima di tornare in positivo e iniziare a recuperare dopo questa batosta.

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