martedì 11 ottobre 2016
Antonio Rillosi con Extravega porta nel mondo la grande bellezza del design, dello stile e del know how tecnico italiano, avendo la fede come “guard-rail” per la buona governance della sua azienda.

Che siano il Centre Pompidou o il Louvre a Parigi, piuttosto che alcuni dei più esclusivi show room lungo Madison Avenue a New York, o le sedi di brand mondiali come Apple, Gucci o Armani, la differenza la fanno comunque il talento creativo e la conoscenza dei materiali e delle tecnologie di un geniale imprenditore italiano: Antonio Rillosi, fondatore e amministratore unico di Extravega, società di Paderno Dugnano specializzata nella produzione di oggetti di design e prodotti architettonici personalizzati, spesso anche pezzi unici, necessari a completare un’opera architettonica. «Il nostro stile è definito dalla formula Architectural Fabrications, significativa del desiderio di creare oggetti customizzati per tutti gli estimatori dell’esclusività», commenta Rillosi, che ha già aperto sedi estere a Sidney e New York: «Gli Stati Uniti sono il nostro mercato ideale, perché rispetto alle loro imprese abbiamo prezzi migliori e una rapidità di consegna per loro inimmaginabile, ma soprattutto per il valore estetico e qualitativo delle nostre forniture e finiture». L’esito sono oltre una trentina di interventi realizzati - con produzione di scale, sculture, serramenti speciali, facciate e arredi – in appartamenti meravigliosi, negozi di lusso e un nuovo hotel, tutti progettati dai grandi designer italiani e stranieri. Il mercato estero vale per Extravega una quota di oltre il 90% dei 10 milioni di euro realizzati lo scorso anno. «Ho deciso a 10 anni che la mia strada non sarebbe stata sui banchi di scuole e università, ma tra lamiere e macchine utensili, anche se la formazione ricevuta dai salesiani mi è servita moltissimo», racconta Rillosi, ricordando i tempi in cui lavorava otto ore sui pezzi di carpenteria nell’azienda paterna a Cusano Milanino e di sera si impegnava sui libri o al tecnigrafo dell’istituto salesiano di Sesto San Giovanni. Una vocazione imprenditoriale che si manifesta già a 18 anni e che lo porta a lavorare in una seconda officina meccanica e, pochi mesi più tardi, a fondare Extravega. Con una fede d’acciaio nelle proprie capacità e nella Provvidenza: «L’essere legato a Dio mi ha portato più volte a dire “fede, non speranza”. Avere fede significa essere certi del risultato, mentre la speranza è legata più a un augurarsi che succeda qualcosa di buono. Credo che avere il “guard-rail” di Dio mi protegga dal fare cose di cui poi mi pentirei di certo, anche nella gestione dei miei affari aziendali. Per esperienza posso dire che l’etica professionale porta a benefici tangibili nel business. Semmai, ogni volta che si sta per compiere un’azione, bisognerebbe domandarsi se Gesù, nella nostra stessa situazione, al giorno d’oggi, avrebbe compiuto quella stessa azione. Ecco perché ogni azione cristiana, se compiuta dopo questa veloce “analisi”, è anche di fatto una azione benefica per l'azienda, oltre che per le persone». Con questa consapevolezza Rillosi ha generato opportunità di collaborazione con i propri dipendenti e legami saldi tra diversi amici imprenditori, mettendo insieme nella rete Extragroup aziende dalle capacità diverse che oggi danno lavoro a oltre cento addetti. «L’azienda è innanzitutto fatta dalle persone che vi lavorano: un’impresa cristiana è un gruppo di persone che si muovono secondo i principi del Vangelo che sono, prima ancora che un viatico per il paradiso celeste, un ottimo mezzo per vivere bene e prosperare in una specie di piccolo paradiso terrestre, che possiamo contribuire a costruire e ad abbellire per avere la meglio su tanto grigiore e tristezza». Un rapporto stretto tra fede e impresa che Rillosi sta tentando di “esportare” in Paesi in via di sviluppo come la Nigeria o la Cambogia, insieme agli ex allievi dei salesiani e a un loro ex compagno di classe, diventato missionario: «Con altri colleghi e amici sto aiutando una comunità locale ad avviare micro-attività che possano dare un futuro ai giovani. Il percorso è difficile e pieno di ostacoli, ma il bello di tutto questo è ancora l’esperienza meravigliosa di fare un segno di croce insieme a persone di cultura e tradizioni diverse dalle nostre».

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