giovedì 29 giugno 2023
Resiste ancora il divario di genere nel mondo del lavoro. E in particolare in ambito Stem. Al via la VII edizione del Premio Solesin: candidature entro il 31 luglio
Al via la VII edizione del Premio Solesin

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Resiste ancora il divario di genere nel nostro Paese. Non solo nel mondo del lavoro. Dopo gli effetti disastrosi della pandemia, che nel solo 2020 aveva fatto perdere alle donne oltre 70mila posti di lavoro, dalla metà del 2021 l'occupazione femminile in Italia è invece cresciuta, e negli ultimi 18 mesi quasi il 40% dei nuovi posti di lavoro è stato occupato da donne . A questi segnali incoraggianti si contrappongono però dati che ci dicono che, dopo la nascita di un figlio, quasi una donna su cinque (18%) tra i 18 e i 49 anni non lavora più e solo il 43,6% permane nell’occupazione. Secondo il Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum, su 146 Stati mappati, l’Italia ha mantenuto il 63esimo posto per l’indice composito di Gender Gap. Questo dato tiene in considerazione le differenze tra sessi in quattro diversi ambiti: partecipazione economica e opportunità; livello di istruzione; salute e sopravvivenza; empowerment politico. In sostanza il posizionamento in classifica è rimasto lo stesso rispetto allo scorso anno: restiamo al di sotto della media europea di circa sei punti percentuali, piazzandoci tra i tre Paesi peggiori dell'area di riferimento per quanto riguarda l'indice della partecipazione economica e opportunità. In ambito Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica) il sesso "debole" continua a essere sottorappresentato, in particolare nei campi dell’ingegneria (6,6% donne rispetto al 24,6% degli uomini) e Itc (1,7% donne vs 8,2% uomini). Dati negativi anche per quanto riguarda la copertura di posizioni apicali: solo il 15% di ceo è donna. Una ricerca Ipsos realizzata per Save the Children racconta che oltre la metà delle adolescenti italiane (54%) dice di essere interessata e incuriosita dalle materie scientifiche, ma nel 2021 solo il 22% delle giovani ha scelto un corso Stem all’Università, perché la maggior parte delle ragazze ritiene che le materie scientifiche siano “poco adatte” a loro. Eppure, le ragazze italiane pensano di poter dare un contributo alle sfide più importanti che la società e la scienza si troverà a dover affrontare nei prossimi anni: tra queste, quella dell’invecchiamento della popolazione (lo pensa il 34% delle adolescenti), seguita dalla produzione di energia sostenibile (31%) e infine la diminuzione delle emissioni inquinanti dei mezzi di trasporto (27%). La voglia di dare un contributo e far parte del cambiamento si legge anche tra le righe di un dato in crescita (+15.74%), quello che riguarda le immatricolazioni femminili ai corsi di informatica e tecnologie Ict. Tuttavia, il divario di genere è sempre molto presente e si radica, sin dai primi cicli di istruzione, negli stereotipi ancora oggi diffusi, che vorrebbero le ragazze poco portate verso le materie scientifiche e che bloccano sul nascere i loro talenti. Ed è anche l’Europa in generale a far fatica ad attrarre le ragazze nell’istruzione Stem e, di conseguenza, le donne nei lavori Stem. Nonostante le donne superino gli uomini come studenti e laureati a livello di laurea e master, solo il 33% dei laureati in materie Stem in Europa è di sesso femminile e, peggio ancora, si stima che entro il 2027 le donne rappresenteranno solo il 21% dei posti di lavoro nel settore tecnologico. Tuttavia, l’ultima edizione dello State of Science Index di 3M ha rilevato che il 78% degli intervistati in Italia ritiene che le donne siano una fonte di potenziale inutilizzato nella forza lavoro Stem. Un'area chiave dell’attività di advocacy portata avanti dall’azienda è proprio l'enfatizzazione del legame tra educazione scientifica e occupabilità, nell’intento di realizzare una sinergia diretta tra percorsi d’istruzione e datori di lavoro nei settori Stem. In Italia, ne sono un esempio concreto la partecipazione a programmi come #IamRemarkable, InspirinGirls e 4 Weeks 4 Inclusion. A questi si aggiunge il contributo diretto che 3M e dipendenti offrono per inspirare giovani studentesse a creare quel legame tra scienza e costruzione della carriera fin dalla giovane età attraverso il programma Pop-up Stem Lab con l’associazione Kairos che promuove il superamento delle barriere culturali, sociali e comportamentali dei minori mediante la creazione di un contesto scolastico aperto che utilizza metodologie innovative di educazione Stem, con l’obiettivo di migliorare la formazione di 700 studenti (65% donne - 35% uomini) di tre scuole della periferia di Milano e contrastare la povertà educativa in aree svantaggiate. Già in ambito scolastico, infatti, si tende a sottovalutare la predisposizione alle materie scientifiche delle bambine che, spesso, non sono incoraggiate a seguire questo percorso a livello accademico. Di conseguenza, sia alle scuole superiori che all’Università, si evidenzia la minore presenza delle donne nel settore scientifico-tecnologico. In particolare, secondo l’Annuario Statistico Istat del 2022, negli ultimi cinque anni le immatricolate a corsi universitari dell’area Stem si sono sempre attestate attorno al 21% del totale, mentre per gli uomini la percentuale ha superato sistematicamente il 40%. In più, anche se le ragazze iscritte a corsi Stem presentano risultati accademici più elevati, i tassi di occupazione e di retribuzione femminili rimangono più bassi rispetto a quelli maschili.
«Le parole sono lo specchio di categorie concettuali attraverso cui si divide e comprende la realtà; è quindi necessario lavorare su un linguaggio più inclusivo per combattere le ben radicate diseguaglianze di genere. L’eliminazione dal proprio vocabolario quotidiano delle espressioni sessiste, che veicolano una violenza costante e onnipresente - verbale e psicologica - rappresenta un primo passo da compiere sulla strada verso l’equità in tutti i settori lavorativi», spiega Sara Garizzo, Principal Content Strategist di Babbel. Un passo necessario per poter combattere la sottorappresentanza femminile in ambito Stem è senz’altro quello di lavorare su una maggiore consapevolezza linguistica, partendo dal riconoscimento dell’esistenza di pregiudizi di genere nel linguaggio, spesso relativi al ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Basti pensare ai preconcetti e alle frasi discriminatorie, tutt’oggi troppo comuni, riscontrati dalle lavoratrici del settore scientifico intervistate nell’ambito di una ricerca condotta da SheTech in collaborazione con Idem. Le donne lavoratrici in ambito Stem sono tutte nerd è un pregiudizio riscontrato dal 63,7% delle rispondenti. O, ancora, l’utilizzo indiscriminato dell’appellativo di “signora/signorina”, a prescindere dal titolo di studio e dai risultati raggiunti sul lavoro è segnalato dal 71,5% delle intervistate, secondo le quali il titolo di dottore/ingegnere spetta di default al collega uomo, anche a parità di merito. Un altro luogo comune, individuato dal 73,9% delle rispondenti, è quello secondo cui le donne avrebbero bisogno di una migliore work-life balance rispetto agli uomini, difficilmente conciliabile con i ritmi competitivi dell’ambito tecnico-scientifico. Ma non solo: l’irrazionalità e l’emotività sono stereotipicamente ritenute emozioni femminili e in netto contrasto con la razionalità e il pensiero analitico necessari per lavorare nelle Stem (63,4%). Tutto ciò fa sì che le donne non siano mai considerate sullo stesso piano in termini di bravura ed efficienza degli uomini, tanto che è frequente la convinzione secondo cui “una donna nelle discipline Stem non sarà mai brava quanto un uomo” (69,4%). Le lavoratrici percepiscono ancora ampie differenze di genere in fatto di salario, promozioni e potere. Tra le percezioni più diffuse troviamo infatti: “Le donne vengono pagate meno degli uomini” (86% delle rispondenti), “di fronte ad una promozione, un uomo ha più probabilità di essere promosso” (84%), “l’aumento salariale che viene proposto alle donne in fase di promozione è inferiore a quello proposto ad un uomo” (78%) e “gli uomini che lavorano nelle Stem fanno resistenza ad accettare una responsabile donna” (58%).


Premio Solesin, candidature entro il 31 luglio

Sono aperte le candidature alla VII edizione del Premio Valeria Solesin, iniziativa dedicata alla memoria, alle idee e al lavoro della ricercatrice italiana presso la Sorbona, tragicamente scomparsa nel novembre 2015 durante la strage del teatro Bataclan di Parigi. Nato e cresciuto grazie all’ormai consolidata collaborazione tra Forum della Meritocrazia e Allianz Partners, con il prezioso sostegno della famiglia Solesin, il Premio è rivolto a studentesse e studenti di tutte le Università italiane, pubbliche e private, che hanno in programma di discutere la propria tesi di laurea magistrale in Economia, Sociologia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, Demografia, Statistica, Ingegneria, Scienze della Formazione o Psicologia, entro il 31 luglio 2023. Come da tradizione del Premio - che nelle precedenti sei edizioni, grazie al contributo di 22 aziende, ha premiato 73 studenti distribuendo oltre 200mila euro - è possibile candidare lavori che affrontano il tema de Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro Paese, in continuità ideale con il lavoro e l’impegno di Valeria Solesin, che nei propri studi indagava sugli effetti positivi di un’adeguata presenza femminile nelle aziende e sul doppio ruolo delle donne, divise tra famiglia e lavoro. In palio 13 borse di studio, per un valore complessivo di oltre 30mila euro, che saranno assegnate alle tesi che sapranno distinguersi nell’analizzare con originalità, coerenza e rigore scientifico i fenomeni di discriminazione e i fattori che ostacolano una maggiore presenza femminile nel mercato del lavoro, ma anche evidenziare e proporre politiche e pratiche virtuose in ambito pubblico e privato. Particolare attenzione sarà riservata alle tesi che analizzeranno l’importanza della dimensione di genere applicata nei campi Stem, ai settori innovativi della ricerca scientifica e tecnologica, dell’economia digitale e, più in generale, alla presenza delle donne in settori storicamente dominati dalla componente maschile, sia nel sistema di istruzione terziaria, sia nei diversi settori economici. Novità di questa VII edizione è il Premio Speciale “Focus Certificazione Parità di Genere”, riconoscimento riservato alle sole tesi che riflettono su sistemi e metodologie di certificazione della parità di genere. Tutte le informazioni sulle modalità di partecipazione, il bando e la domanda di partecipazione sono disponibili all’indirizzo sulla pagina dedicata del sito: https://forumdellameritocrazia.it.

Così si incentivano gli studi Stem

In Italia solo una ragazza su sei sceglie un percorso universitario orientato alle discipline scientifico-tecnologiche e fra queste solo il 19% sceglie un percorso Ict. Per questo motivo Vinci Energies Italia lancia Vinci adoption program, un progetto esclusivamente rivolto alle studentesse pensato per le famiglie e le scuole italiane con l’intento di avviare una vera e propria rivoluzione culturale. La prima edizione del format parte da Roma, dove hanno aderito tre licei, di cui due a Ostia. Sono 16 in tutto le liceali coinvolte in questo percorso formativo di 70 ore che coinvolge anche l’Istituto Biagio Pascal del XV Municipio. Le sessioni formative sono suddivise in parte teorica e parte pratica, in presenza e da remoto, coinvolgendole in un’esperienza formativa completa di tutto. Mentre il Gruppo Fortitude, realtà 100% made in Italy con un fatturato superiore ai 13 milioni di euro e più di 140 collaboratori, e SheTech, organizzazione non profit che si impegna a colmare il divario di genere nel settore delle Stem, rinnovano il loro impegno per favorire le presenze femminili nell’ambito di riferimento e fanno una fotografia dello stato dell’arte. Per quanto riguarda Fortitude, in generale il numero di cv femminili che sono arrivati nel corso del 2022 è triplicato rispetto all’anno precedente, passando dal 10% al 30% del totale. Anche facendo riferimento ai ruoli più tecnici, si è passati dal 2% al 15%. L’Oréal Italia ha annunciato le sei vincitrici della XXI edizione italiana del Premio L’OréalUnesco “Per le Donne e la Scienza”. Anche in questa edizione, sono state assegnate sei borse di studio del valore di 20.000 euro ciascuna ad altrettante ricercatrici under 35, sulla base dell’eccellenza riconosciuta ai loro progetti in tutti i campi della scienza e della tecnologia. Il bando di questa edizione ha raccolto oltre 200 candidature da tutta Italia. Cerimonia di premiazione del XVII Premio Internazionale Tecnovisionarie di Women&Tech Ets-Associazione Donne e Tecnologie - con l’obiettivo di celebrare il valore di donne che, nella loro attività professionale, hanno saputo incidere positivamente nella transizione ecologica, superando limiti culturali, puntando ad accelerare la crescita dell’industria dell’energia nel rispetto degli obiettivi ambientali, affinché il progresso e i suoi benefici siano davvero alla portata di tutti. La XVII edizione del premio, ideato da Gianna Martinengo, fondatrice e presidente di Women&Tech Ets, in collaborazione Associazione Civita – attiva da oltre 35 anni nel mondo della cultura proponendosi come laboratorio e incubatore di progetti per valorizzare il patrimonio culturale italiano, attenta e sensibile ai temi di sostenibilità, tecnologia e parità di genere - è stato dedicato al mondo dell’energia e dell’ambiente, un settore particolarmente critico che sta influenzando l’economia e le strategie delle aziende che vi operano, con conseguenze sui cittadini. In una fase storica in cui in cui il costo dell’energia è lievitato in modo incontrollabile, la sicurezza degli approvvigionamenti è ritornata a essere la priorità e la produttività delle imprese deve apportare i benefici economici e sociali della transizione ecologica, il ruolo delle donne è ancora marginale, sebbene si intraveda un trend di crescita, in particolare tra le nuove generazioni. Preparare le giovani generazioni a cogliere le opportunità che vengono dall’innovazione tecnologica e dalla transizione ecologica. Con quest’obiettivo è stato lanciato a Napoli, il progetto STEM4SUD (https://stem4sud.org): l’iniziativa promossa da un gruppo di associazioni e imprese guidata dalla Compagnia dei Figliuoli (https://lacompagniadeifigliuoli.it/) e dall’Accademia di Gagliato Globale (https://accademiadigagliato.org). Il progetto parte con un’indagine realizzata su un campione di 10mila ragazzi tra i nove e i 15 anni del Mezzogiorno con l’obiettivo di comprendere le ragioni della scarsa preferenza per le materie Stem ed evidenziare le modalità più efficaci per orientarli e sostenerli in quella direzione. Il Sud d’Italia, in particolare, ma tutto il Paese, rischia di perdere un’opportunità storica di crescita e sviluppo a causa della Stem poverty dilagante tra i giovani – in media, solo cinque ragazzi su dieci scelgono materie Stem per gli studi secondari e solo una ragazza su dieci.






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