venerdì 31 luglio 2015
Tra questi anche il responsabile della gestione dei dati (il cosiddetto privacy officer) e il responsabile allo sportello per i diritti dell'interessato e di relazione con gli stakeholder.
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Quella del mercato digitale è una vera e propria partita, sia per le imprese che per i professionisti, e come tale necessita di precise regole del gioco. È per questo che il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati costituisce un nodo cruciale per l'economia dell'Ue e l'attesa dovrebbe finalmente terminare con l'approvazione del nuovo testo entro la fine di quest'anno. Parola di Federprivacy, l'associazione professionale dei privacy officer, che ha avviato un'analisi sui profili di esperti del settore It, ma anche figure professionali di garanzia, che saranno sempre più ricercati.Come evidenziato dall'Ocse Digital Economy Outlook 2014, ricorda l'associazione, ci sono sfide da affrontare che sono legate proprio ai rischi 'dirompenti' che ruotano attorno a privacy e lavoro."Se da una parte la digital economy genererà un'impennata di richieste nel mercato delle professioni dell'Ict, il pericolo che incombe - avverte - è invece quello di perdere il controllo della situazione e compromettere la fiducia degli utenti, i quali devono percepire trasparenza e senso di sicurezza per potersi sentire a loro agio mentre gestiscono le loro attività sul web".Mantenere gli equilibri necessari per lo sviluppo dell'economia digitale è possibile, secondo Federprivacy, individuando regole che tengano conto di tutti gli interessi in gioco, tutelando quindi anche i diritti del consumatore, a cominciare da quello che gli viene riconosciuto sulla protezione dei propri dati personali.A livello nazionale, nell'indagine pubblica per lo sviluppo di una norma tecnica delle professioni digitali che è terminata lo scorso 2 luglio, Federprivacy ha presentato in Uni un proprio documento come strumento per illustrare gli scenari del settore, che prevede non solo i profili di esperti del settore It, ma anche figure professionali di garanzia, come il responsabile della gestione dei dati (il cosiddetto privacy officer) e il responsabile allo sportello per i diritti dell'interessato e di relazione con gli stakeholder."Il documento che abbiamo portato al tavolo dei lavori per lo sviluppo della norma sui profili professionali in ambito privacy è basato sul nostro bagaglio di conoscenza del settore come principale associazione di riferimento della categoria, ed è frutto di uno studio approfondito svolto con il supporto di esperti del settore - spiega Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy -. Infatti, è nostro dovere dare un concreto contributo per fare chiarezza su cosa richiede effettivamente il mercato, e individuare quali sono le competenze ricercate dalle aziende, non solo per proteggere fisicamente i dati, ma anche per creare quel clima di fiducia che sta perseguendo l'Ue per sfruttare appieno il potenziale del mercato digitale. Per questo, ci siamo rimboccati le maniche, e abbiamo pensato a una ricerca operativa in cui chiediamo l'opinione degli addetti ai lavori, costituendo al contempo un apposito gruppo di lavoro in seno a Federprivacy, che avrà il compito di approfondire tutti i fattori che possano concorrere a una norma che vada a beneficio di tutti gli attori del mercato, consumatori compresi".Lo studio in questione, denominato I profili professionali sulla privacy e il nuovo regolamento europeo, è attivo sul sito di Federprivacy, e i risultati saranno presentati e analizzati al 5° Privacy Day Forum il 21 ottobre, a Roma. In tale occasione, si svolgerà anche la prima riunione ufficiale del gruppo di lavoro propedeutico alla norma Uni.
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