martedì 24 gennaio 2017
Il Tribunale dell'Unione europea ha evitato la beffa di veder risarcite le banche commerciali che, a loro dire, avrebbero subito il vero contraccolpo con la ristrutturazione del debito greco.
Bocciato il ricorso delle banche sulla crisi

Per fortuna oltre al danno - i sacrifici draconiani chiesti ai cittadini greci per la ristrutturazione del debito - il Tribunale dell'Unione europea ha evitato la beffa di veder risarcite le banche commerciali che, a loro dire, avrebbero subito il vero contraccolpo: la Bce non deve loro manco un euro per compensare le perdite. L'Eurotower infatti - questo il succo della sentenza - non ha commesso alcun illecito nell'attuazione del suo programma di scambio dei titoli di Stato greci.

Cosa è successo

A fronte della crisi finanziaria e del rischio di default di pagamento della Grecia, la BCE e le
Banche centrali nazionali degli Stati membri dell’Eurozona da una parte, la Grecia dall'altra, hanno concluso un accordo il 15 febbraio 2012 secondo il quale i titoli di Stato greci detenuti da BCE e BCN sarebbero stati scambiati contro nuovi titoli aventi valore nominale, tasso di interesse e date di scadenza e di pagamento degli interessi identici a quelli dei titoli scambiati, ma con numeri di serie e date di emissione diversi. Contemporaneamente, le autorità greche e il settore privato hanno concordato uno scambio volontario e uno scarto di garanzia del 53,5 % dei titoli detenuti dagli investitori privati. L’Eurogruppo contava in realtà su una massiccia partecipazione degli investitori privati a tale scambio volontario di titoli. Con legge del 23 febbraio 2012, la Grecia ha proceduto a scambiare l’insieme dei bond governativi – compresi quelli detenuti da investitori che avevano rifiutato l’offerta di scambio volontario – grazie all’applicazione di una «clausola di azione collettiva» (CAC). I detentori privati hanno allora visto il valore nominale dei titoli scambiati ridursi del 53,5% rispetto a quello dei titoli iniziali. Successivamente, con la decisione del 5 marzo 2012, Francoforte ha stabilito, come garanzia per le operazioni creditizie dell’Eurosistema, di subordinare l’utilizzo dei titoli di Stato greci non soddisfacenti i requisiti minimi dell’Eurosistema in materia di soglie di qualità creditizia alla concessione, da parte della Grecia a favore delle BCN, di un rafforzamento creditizio, sotto forma di programma di riacquisto.

La richiesta di risarcimento

Una società e una banca detentrici di titoli di Stato greci, tutte con sede in Francia, hanno chiesto al Tribunale dell’Unione europea di condannare la BCE a risarcire i danni che le misure da essa adottate, e, in particolare, la decisione del 5 marzo 2012, avrebbero loro cagionato, quantificabili in 11 milioni di euro. Le due società francesi accusano di fatto la BCE di aver violato il legittimo affidamento dei detentori privati, il principio della certezza del diritto e il principio della parità di trattamento degli investitori privati.

La sentenza

Il Tribunale ha respinto il ricorso. Escludendo ogni responsabilità della BCE e confermando quanto già dichiarato in

relazione alle persone fisiche detentrici di titoli di Stato greci. Il Tribunale della Ue osserva inoltre che "che le banche commerciali non possono avvalersi del principio di tutela del legittimo affidamento né del principio della certezza del diritto in un settore, come quello della politica economica, che comporta un costante adeguamento in funzione delle variazioni della situazione economica".

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