lunedì 8 aprile 2024
Dodici studentesse dello Ied hanno illustrato le nostre donne della pace. Ecco come hanno collaborato al progetto
Una delle studentesse dello Ied al lavoro

Una delle studentesse dello Ied al lavoro - Cama

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Le hanno conosciute attraverso le interviste di Avvenire e i profili consultati di volta in volta attraverso gli archivi dei giornali, il web, in alcuni casi i libri di storia. E poi Chiara, Alice e le altre hanno dato loro un volto e dei colori provando a chiedere innanzitutto a se stesse che cosa significhi essere “donne di pace” e come la pace– tradita e calpestata in così tante parti del mondo – possa essere illustrata.

Lo abbiamo già scritto, in queste pagine, nelle scorse settimane: il nostro giornale, grazie a una partnership con l’Istituto Europeo di Design (Ied), ha deciso di avvalersi nel corso della campagna dedicata alla Donne per la pace della collaborazione di giovani artiste e studentesse per la realizzazione di illustrazioni, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani (soprattutto attraverso i social network) sul tema della guerra e della pace, attraverso il loro linguaggio. «L’iniziativa è stata accolta subito con grande entusiasmo – spiega Max Giovagnoli, coordinatore della Scuola di Arti Visive Ied Roma –. Le mie allieve si sono documentate, hanno dibattuto e si sono confrontate sui diversi personaggi: in alcuni casi conoscevano i loro nomi e le loro storie, in altri invece le scoprivano per la prima volta, restando profondamente colpite». Al confronto è seguito un momento di rielaborazione in aula e la scelta di 12 profili a cui abbinare altrettanti artwork (la galleria completa è consultabile qui): «Abbiamo deciso di procedere per sottrazione– continua Giovagnoli –, arrivando a individuare pochi elementi che potessero rappresentare in maniera immediata, visivamente, la forza delle singole donne che stavamo illustrando, ma anche il loro esempio universale».

Il coordinatore della Scuola di Arti visive dello Ied Roma, Max Giovagnoli

Il coordinatore della Scuola di Arti visive dello Ied Roma, Max Giovagnoli - Casati

Così la pace ha preso la forma di una penna nelle mani della Premio Nobel iraniana Shirin Ebadi, avvolta dai colori vividi e tenui del sogno di libertà per il suo Paese, o di un foulard sui tanti volti (dolci, distrutti, pieni di rabbia) delle ragazze yazide stuprate come Nadia Murad, o ancora di una bandiera, di un albero, di un megafono: «Questo è l’aspetto più interessante del lavoro delle ragazze – spiega ancora il docente dello Ied–, che attraverso simboli precisi le battaglie di queste donne siano state rese universali . E poi il fatto che siano state illustrate come giovanissime, quasi fossero loro coetanee: le mie studentesse le hanno percepite come vicine, hanno sentito le loro storie appartenere alla loro generazione». «Sostenere e costruire la pace è una delle sfide della nostra epoca – aggiunge Laura Negrini, direttrice di Ied Roma –. Lo Ied forma progettisti che saranno attori protagonisti del cambiamento sociale perché il design oggi non vale tanto per quello che riesce ad essere in sé, ma a indurre nella realtà, al servizio del bene comune. La scuola, inoltre, è uno strumento unico di amplificazione della voce delle giovani generazioni: dare spazio al loro contributo creativo significa sostenere la ricerca di approccio nuovo a questioni necessarie e urgenti come quella della risoluzione pacifica dei conflitti».



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