martedì 22 settembre 2015
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Mai fidarsi dei contatti coi cosiddetti “spiriti buoni” o di quella che viene chiamata “magia bianca”. Lo dimostrano le testimonianze di chi è fuggito da queste esperienze con traumi profondi. Nel corso del convegno sono venuti fuori alcuni racconti da parte degli esorcisti, tratti dai colloqui e dal lavoro di tutti i giorni. «Io ho incontrato una di queste persone che aveva dei presunti spiriti buoni – spiega fra’ Benigno Palilla –. Era un uomo, il quale era lui a comandare agli spiriti e da loro non era disponibile a ricevere alcun comando. Quando a questi spiriti dava il comando di rendersi presenti nel suo corpo, usava “la bacchetta del comando”, e ciò che è strano usava contemporaneamente un crocifisso e dava il comando – e qui è il paradosso – “nel nome di Dio”. Dopo l’evocazione avvenuta attraverso il comando, egli riceveva da quegli spiriti istruzioni su quali erano i problemi di quella determinata persona e che cosa doveva fare per guarirle e liberarle. E le istruzioni, che egli riceveva, erano nella direzione di riti magici da eseguire, che in verità avevano una loro particolare efficacia. Infatti, egli guariva da malattie e liberava da spiriti maligni». Ma il prezzo che pagava per giungere a tanto «era l’allontanarsi da Dio con la disobbedienza alla sua Parola, il profanare il nome di Dio riducendolo a una formula magica, il profanare il crocifisso e infine il rendere culto a quegli spiriti cattivi, i quali si sottomettevano a lui solo per un loro tornaconto. Successivamente, però, sopraggiunse su di lui e sulla sua famiglia la cattiveria di quegli spiriti e furono disgrazie a non finire. Quel che è commovente è che Dio, ricco di misericordia, lo raggiunse con la sua grazia. Egli rinunciò per sempre a quegli spiriti. Rinunciò anche ad esercitare la sua attività di mago, anche se si rivolgeva agli spiriti solo per fare del bene (la cosiddetta magia bianca). Tuttavia tale rinuncia non gli era facile farla, gli era particolarmente costosa. Decise anche di confessarsi e mi portò tutti gli attrezzi di lavoro, compresa anche la “bacchetta del comando”».
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